Carrù. Osteria del Borgo per mangiare la cucina piemontese a prezzi strepitosi

Tempo di lettura: 3 minuti

Dici Carrù e non puoi fare a meno di pensare al Bue Grasso e alla fiera che celebra la carne dagli inizi del secolo scorso (ma di mercati del bestiame qui se ne parla dal ‘400).

L’appuntamento è due giovedì prima del Natale e gli appassionati di carne e delle migliori macellerie trovano “pane” per i loro denti.

L’usanza vuole che i ristoranti di Carrù siano aperti sin dalle 6 del mattino per accogliere gli infreddoliti partecipanti alla fiera con la colazione del viandante. Dimenticate cappuccino e cornetto. Qui si gioca sul serio e si mangia carne cruda, ravioli in brodo, trippa e il Re Bollito, comprendente di tutti i sette pezzi con sette speciali salsine, e per finire il dolce, il tutto annaffiato da un buon vino locale.

Il corsivo è dell’Osteria del Borgo, locale raccomandatomi in lungo e in largo da amici langaroli. Parlare di bollito sul far di maggio vi sembrerà un po’ fuori stagione, ma l’aria frizzante della sera e la tradizione (non ho chiesto se in mezzo alla canicola agostana danno uno stop alla produzione di mezzodì e a cena del gran bollito) sono un viatico che va oltre il calendario.

Nell’incontro tra filosofia sabauda e slow borbonico (siamo qui per celebrare la pizza con un inedito format in outlet) abbiamo fatto quel tanto tardi per non potervi offrire un’immagine del sontuoso carrello dei bolliti.

Ma non ve ne fate cruccio e segnate l’indirizzo dell’Osteria del Borgo perché non ve ne pentirete. I fratelli Daniele e Paolo Lubatti dirigono un locale di famiglia – mi verrebbe da dire e lo dico – verace di cucina piemontese.

E noi, manipolo napoletano, ci siamo trovati benissimo.

Il lardo vi introduce al percorso di carne.

Buonissima la carne cruda all’albese condita con olio, limone e un po’ d’aglio (8 €).

Il vitello tonnato ha una salsa che finisce spazzolata anche sul pane (6 €).

Trovate anche un piatto non di carne ben fatto: un flan di verdure con fonduta d’alpeggio (e in menu c’è anche il fritto misto di sole verdure).

Non che si voglia convincere qualche vegetariano di andare all’Osteria del Borgo, sia chiaro.

Anche perché la tentazione è forte e la carne è debole anche di fronte all’infilata dei primi piatti.

Raviolini in brodo (8 €), tajarin al ragù di bue (10 €), ravioli del plin burro e rosmarino (10 €) tutti da manuale.

Ed eccolo il carrello del bollito che potrebbe chiamarsi 7 salse per 7 bolliti. I pezzi della tradizione sono testina, lingua, scaramella, muscolo, punta di petto, sottile, coda.

All’Osteria del Borgo abbinano salse della tradizione piemontese come il bagnèt verd praticamente irrinunciabile e di altre regioni (mostarda strabuona) per arrivare al rafano in olio e aceto oppure tinto di barbabietola, che sa di wasabi e di oriente, o la cugnà di mosto.

Una delizia che meriterebbe un pasto di solo bollito con porzioni che sarebbero ciclopiche se precedute da antipasto e primo piatto (18 €).

Chiudiamo con un altrettanto convincente carrello dei dolci su cui spicca il budino con amaretti e la crema allo zabaione.

La carta dei vini è un florilegio piemontese con etichette molto interessanti. Noi ci siamo tenuti leggeri con un barbaresco ma probabilmente l’abbinamento perfetto è con un dolcetto. Sarà per la prossima volta.

Suona un po’ singolare che l’Osteria del Borgo non abbia la chiocciola Slow Food, ma loro sono a due passi e quindi le possibilità di molteplici assaggi permettono valutazioni più accurate.

O forse siamo stati fortunati ad imbroccare la sera perfetta.

A voi il piacere di confermare il giudizio o di indicarci altri locali che facciano del bollito e della cucina piemontese verace a prezzi molto buoni. All’Osteria del Borgo il menu degustazione (carne cruda all’albese, raviolini in brodo, bollito con 7 salse e un dolce) viene via a 32 €.

Non male, non vi pare?

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Osteria del Borgo. Via Garibaldi, 19. Carrù (Cuneo). Tel. +39 0173 75 91 84

3 Commenti

  1. “All’Osteria del Borgo il menu degustazione (carne cruda all’albese, raviolini in brodo, bollito con 7 salse e un dolce) viene via a 32 €.”
    .
    Paragonato ai 28 € della pizza milanese è un prezzo ottimo.
    Ma anche con altri ristoranti o trattorie italiane il prezzo, unito a un’ottima qualità, è da lodare.
    .
    I FOOD BLOG dovrebbero intervenire con più coraggio sui prezzi e sul rapporto qualità/prezzo.
    E’ uno dei punti per riconquistare la credibilità.
    Non si tratta di diventare populisti ma di stare di più con i clienti e meno con il marketing. Ora i food blog italiani sono per l’80 % con il marketing e per il 20% con i clienti.
    PS
    Poiché ho accennato alla pizza a 28 € vorrei esprimere qui alcune
    considerazioni che si ricollegano al dibattito su Report e più specificamente sull’influencer marketing.
    INFLUENCER MARKETING e ETICA:
    Nel post sulla pizza molte furono le critiche sul prezzo di 28 €. Ci furono anche una serie di commenti che si schierarono con la pizzeria in modo forte. Dalle caratteristiche degli interventi che lodavano alcuni ipotizzarono che fossero volutamente interessati e di parte come quello che avviene, in certi casi, su Tripadvisor.
    L’influencer marketing si svolge, secondo me, anche intervenendo nei dibattiti dei blog con la stessa logica che si trova in Tripadvisor: è stato rilevato in vari dibattiti su questo blog. Non sono né contro Tripadvisor né contro i commenti guidati dal marketing sui vari food blog italiani.
    Sta a noi lettori interpretare e capire usando il pensiero critico.
    Ma non è facile.
    Il marketing ha lo scopo di persuadere i consumatori a vantaggio di chi vende. Le tecniche sono molte, lo scopo è il medesimo.
    Quest’attività può essere svolta in vario modo, più o meno onestamente, più o meno trasparente. C’è sempre, comunque, la manipolazione, più o meno spregiudicata, della realtà, della verità per PERSUADERE.
    Fino a arrivare alla menzogna.
    Sta a noi consumatori e clienti non lasciarsi manipolare.
    Ma non è facile.
    Da qui scaturisce il ruolo delicato e importante della CRITICA al servizio dei clienti, che aiuti, cioè, il cliente a decifrare la realtà manipolata e dominata dal marketing.
    .
    La parola ETICA
    (di cui si parlava nel dibattito su Report) la lascerei al Critico Gastronomico indipendente e libero da ogni forma di condizionamento(e pochi lo sono).
    Non c’entra nulla con l’influencer marketing(e con il marketing)
    PPS
    Il mio auspicio è che sui food blog si faccia sempre più critica gastronomica indipendente e libera.
    …E ETICA.

  2. Confermo per parte mia che a Carrú non eri per nulla fuori stagione.
    Io vi giunsi un 14 agosto di quqlche anno fa, diretto ad un rifugio sulle vicine alpi.
    Sceso grondante dalla moto venni accolto con cordialità inattesa, senza alcun sopracciglio alzato come a volte succede. Alla domanda ‘avefe posto per due affamati?’ la risposta fu un sorriso e una precisazione: ‘accomodatevi, abbiamo appena messo in caldo il bollito, sarà perfetto tra mezz’ora’
    Perché a Carrù non esiste una stagio e per il bollito. Anche a ferragosto è in caldo, viene offerto con la completa spiegazione del giusto accompagnamento con le salse.
    Non sbaglierete mai a Carrù, e i suoi locali, come quello descritto, meritano sempre un posto nel cuore,

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