Nel cuore di Roma, vicino alla Fontana di Trevi, un angusto ristorante, che non a caso si chiama il “Piccolo Buco“, cerca di porsi come alternativa (di qualità) ai turistici ristoranti che infestano il centro della capitale.

Salta subito all’occhio la gigantografia del menù all’esterno che permette di apprezzare la qualità degli ingredienti utilizzati, di provenienza iper-locale (come i contributi di Roscioli) e nazionale (selezionati guardando alle certificazioni slow food e alle eccellenze regionali).

Il locale dispone di 50 coperti, distribuiti prevalentemente nel retro del ristorante: è difficile sedersi alla luce del sole e la sensazione di claustrofobia potrebbe essere amplificata dalla vicinanza dei tavoli. Niente di troppo inusuale in una pizzeria, tanto meno in questa zona: farlo presente nell’insegna fa onore al ristoratore.

Il servizio, titubante per farci mettere a sedere si è mostrato però celere e poco invadente durante il pasto.

Il primo antipasto ad arrivare è una bruschetta con Patè di olive, Aglio rosso di Sulmona e olio extravergine di oliva di Itri (3,5 €). Si contraddistingue per un iniziale punta di acidità che sparisce nella pienezza degli altri sapori, un antipasto sicuramente carico.

Diversa è la bruschetta “Giallo e Ricotta” (5 €) con pomodorino giallo e ricotta di bufala: la dolcezza del frutto viene attenuata dalla sapidità del formaggio. Forse un po’ deludente a causa della sua piattezza.

Benchmark di riferimento dev’essere necessariamente la margherita con Pomodoro datterino Pomilia, fior di latte d’Agerola e olio di Itri (che vedete anche nella foto in apertura).

Il prodotto ha tutte le carte in regola, ma delude nell’esecuzione (anche a causa del costo di 9 €, non particolarmente accessibile pur essendo in linea con i concorrenti ed essendo giustificato dall’ubicazione del locale).

La pizza non soddisfa le aspettative: chi conosce il prodotto Pomilia è consapevole della sua marcata dolcezza, solitamente epurata di note acide. Questa viene accompagnata, come da tradizione, dal fiordilatte risultando in un farcitura quasi dolce e con poco carattere.

La cottura non viene gestita al massimo dal forno (congegnato nei primi del ‘900 per cuocere dolci) che a una temperatura elevata punisce severamente il cornicione che risulta bruciato (errori simili però capitano anche ai migliori).

Spezzo una lancia a favore della pizza: la lievitazione è ben eseguita senza rilasciare acidità all’olfatto, il cornicione è gonfio e si discosta dalla tradizione romana approdando verso le rive del famoso “canotto” partenopeo.

Per quanto riguarda la Capricciosa, la genuinità degli ingredienti è il suo pezzo forte, una commistione di eccellenze e prodotti stagionali freschi la incoronano miglior portata di questo (breve) pranzo.

Il prezzo di 15 € è pienamente giustificato anche dall’esecuzione migliore della cottura, la bruciatura è contenuta alla componente strutturale del forno.

Piacevole sorpresa è il dessert. La crema di mascarpone (6 €) con frutti di bosco si sviluppa su vari livelli: base prima è un crumble di torta al cioccolato di derivazione forno Roscioli e una marmellata di fragole e peperoni. Un accostamento non particolarmente ardito (se non per i peperoni) che decreta la fine di un pasto tutto sommato interessante.

Per un prezzo totale di 50 € per due persone la pizzeria non è sicuramente il locale del popolo e la sua posizione è un’arma a doppio taglio rendendola un must se ci si trova a passeggiare nella zona o una croce se dev’essere raggiunta.

Piccolo Buco. Via del Lavatore, 91. Roma. Tel. +39 06 6938 0163

7 Commenti

  1. La pizza canotto è una specialità casertana. La vera napoletana da che mondo è mondo è definita a ruota di carro e presenta un cornicione molto meno pronunciato.

  2. Caro manco il nome hai il coraggio di mettere, si vede che fai una gran confusione.

    Prima di inserire un link che potrai leggere con calma, ti scrivo un po’ di nomenclatura.

    Pizza Napoletana STG: è quella codificata da un disciplinare e vuol dire Specialità Tradizionale Garantita. Deve rispettare alcuni parametri tra cui tipologia di farina impiegata, dosi, tempo di maturazione e lievitazione, farcitura, cottura.

    Pizza a ruota di carro. È una tipologia di pizza caratteristica della zona dei Tribunali a Napoli detta così perché esce dal piatto. È una suddivisione all’interno della pizza tradizionale così come la pizza fritta, la pizza alta di pasta, la pizza nel piatto più piccola e borghese, il calzone, la pizza a portafoglio.

    La Pizza Canotto, il cui nome è stato inventato da questo sito in luogo del “gommone” (lo leggi nell’articolo del Mattino riportato nel link) è patrimonio di una schiera ampia di pizzaioli di scuola napoletana che, come dovresti sapere, sono sparsi ai quattro angoli del mondo. Il nome è stato registrato da Carlo Sammarco che, come si vede non sai, è pizzaiolo che ha iniziato a farla a Piazza Garibaldi a Napoli ed ora ha una pizzeria a Aversa (e a breve apre a Frattamaggiore). Della stessa tipologia fanno parte, ad esempio le Nuvole di Diego Vitagliano e la #diversamentenapoletana di Salvatore Lioniello. Non è una specialità è una categoria che definisce la particolare alveolatura del cornicione.

    E ora eccoti il link: https://www.scattidigusto.it/2017/02/26/guerra-pizza-canotto-tradizione/

    Cui aggiungo il tag: https://www.scattidigusto.it/tag/pizza-canotto/

  3. Una recensione strana.
    Dal titolo sembra non valga nemmeno la pena entrare, dal testo invece vale bene un viaggio. Il locale è a mio modo di vedere uno dei migliori del centro di Roma.
    Si fa un appunto alla bruciatura, corretto visto che non è mai buona, ma chissà perchè la bruciatura di Callegari – sia sempre lodato – è uno stile, questo un difetto.
    Per quanto riguarda il prezzo della margherita, visti gli ingredienti, la zona, i prezzi dei locali intorno (margherite a 7/8€ surgelate e scaldate al microonde), l’assoluta coerenza con la media romana o a nord del Garigliano, non capisco l’appunto.
    Per quanto riguarda il dolce, mi fa sorridere che gli ingredienti del mascarpone vengano definiti “Un accostamento non particolarmente ardito (se non per i peperoni)”… il 90% dei ristoranti d’Italia la serve con frutti di bosco e a volte marmellata, loro hanno il coraggio di aggiungerci i peperoni. Che devon far di più per essere “arditi”?
    Se posso dir la mia, la recensione in fondo in fondo è corretta, l’esposizione purtroppo più “giornalistica” che “critica culinaria”.

    • Come detto in chiusura di articolo, è la posizione che incide: se sei in zona è indirizzo da tenere in considerazione, se devi andarci un po’ ci pensi.

      La bruciatura era riferita al fondo della pizza, non alle bolle.

      Il prezzo è inteso sempre come rapporto qualità – prezzo. Il panorama delle margherite è ampio anche a Roma. Non può essere limitato al quadrante in considerazione soprattutto se ti metti in marcia perché “vale il viaggio”.

      Mi dispiace non aver reso chiaro il pensiero sul dolce. Proprio l’utilizzo dei frutti di bosco con l’aggiunta dei peperoni quasi a voler giustificarsi. Peperoni e basta forse era più ardito.

      Grazie per l’in fondo in fondo.

  4. Visto la gigantografia del menu Non avete notato che il pomodoro che usano non é pomilia,ma Paglione,una delle migliori aziende di passate d’italia, quindi non siete stati molto attenti visto che scrivono tutte le provenienze dei loro singoli prodotti…Io trovo in invece che sia una pizzeria che non tradisce le aspettative in tutto dalle bruschette ai dolci alla carta dei vini

    • Infatti non trovavo equivalenza e ho chiesto al cameriere che mi ha risposto Pomilia. Non ho avuto motivo di non credergli se non per la differenza rispetto ad altri assaggi.

      Grazie per l’attenzione anche alle foto che a volte passano inosservate.

      • Scusi signor Valerio,ma sono una cliente della pizzeria e non credo proprio che il cameriere gli abbiamo risposto così,anche perche il pomodoro Paglione lo usano ormai da quasi due anni,effettivamente é una recensione un Po strana.

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