Andare ad Amatrice, a due anni dal sisma, è stata un’esperienza forte. Ma anche sorprendente.

Immaginavo di incontrare persone tristi, sconfitte, sfiduciate, invece ho incontrato gente incredibilmente forte, positiva, fiduciosa ed entusiasta, dallo spirito combattente e ottimista.

Non so da dove arrivi questa forza d’animo: forse un’esperienza del genere non lascia scelta: o sei forte e sopravvivi, o ti abbatti e sei finito, non so davvero, ma ho smesso di sentirmi in difetto perché non ho perso casa né vita, e sono andata in giro per scoprire cosa posso fare per contribuire almeno un po’ alla rinascita della zona colpita.

E’ stato semplice: l’Italia ha la fortuna di poter vivere di turismo e di enogastronomia, anche se sono sfruttati relativamente poco e non sempre bene.

Non è così però per Amatrice e dintorni. Il Consorzio Salariaè e il suo progetto Alte Terre, ad esempio,  hanno riunito 21 aziende tra agriturismi, ristoranti e produttori di specialità locali, per raccontare le bellezze naturali del territorio e ospitare i turisti.

Il presidente del Consorzio, Emidio Gentili, non solo è un ottimo comunicatore e aggregatore, ma anche uno chef eccellente e un padrone di casa impeccabile, attività che svolge nel suo agriturismo Lu Ceppe.

Si trova a due passi da Cittareale, poco distante da Amatrice, che ha subito i danni anche essa , diventata in parte una città fantasma.

Il territorio intorno è incantevole, ricco di verde, di pascoli con pecore e mucche, una fonte con il santuario di Capodacqua, i meli selvatici qua e là, e le case distrutte che stonano con il paesaggio bucolico.

Mi vergogno ammetterlo, ma per l’emozione o qualche complotto astrale, mi sono venute male le foto di tutte le specialità di Emidio: l’amatriciana, la gricia e i ravioli con ricotta e noci.

Comunque mi sento di affermare che la sua è una cucina che ti accoglie e ti abbraccia, coccola il palato e lo conforta. E’ una vera cucina di casa fatta con amore, una cucina sensoriale senza trucchi e senza inganni.

Molto buoni i salumi, tutti fatti in casa, dalle bestie di allevamento.

Saporite e tenere le carni grigliate, sempre di produzione propria.

Anche i dolci sono fatti in casa, rustici i biscottini e la crostata con la marmellata di albicocche.

Il pernottamento con una mezza pensione costa 45 € a testa, e li vale tutti.

Il giorno seguente, ad Amatrice, ho visto quello che è diventato il corso principale, il centro della vita sociale e commerciale: una strada vuota, un lungo corridoio delimitato dalle lastre di metallo che passa in mezzo ai ruderi. Visione surreale.

Andando più in là però la vita riprende forma, oltre i palazzi distrutti ci sono già due nuovi centri commerciali con le botteghe che vendono i prodotti locali.

500 metri più avanti, nella frazione di San Cipriano, sorge l’Area del Gusto, costruita in soli 7 mesi grazie alle donazioni raccolte da Corriere della Sera-RCS e La7 e il sostegno della Regione Lazio. Proprio qui si sono trasferiti una mensa scolastica e gli otto ristoranti storici di Amatrice, ed è qui che vengono le persone per mangiare una delle paste più famose nel mondo, l’amatriciana.

L’ho fatto anch’io. Vi avverto: se ci andate nel weekend e non prenotate, probabilmente non troverete un tavolo libero. Ecco la lista dei ristoranti, sceglietene uno e andateci.

  1. Da Giovannino
  2. Pica Patrizia
  3. Ma-Tru 
  4. La Conca
  5. Il Castagneto 
  6. Mari e Monti 
  7. Serafini Franco
  8. Ristorante Roma 

Al ristorante La Conca, come in tutti gli altri, regnano due piatti: amatriciana e gricia. Intorno a me c’erano persone che ne ordinavano due piatti a testa, e il motivo c’è: la pasta è buonissima.

Come se non bastasse, sulle tovagliette sono stampate le ricette di entrambe, nel caso voleste cimentarvi nelle preparazioni anche a casa. Ovviamente, a condizioni di avere in dispensa gli ingredienti giusti.

Niente antipasto, nemmeno per me: voglio mangiare sia l’amatriciana che la gricia (entrambe a 8 €). Buona la prima, un po’ asciutta la seconda, ma il guanciale è strepitoso e abbondante, e dona un sapore unico.

Una piccola grigliata mista: manzo e pecora, e un assaggio di arista di maiale al forno (12 €). Salsicce e arrosticini erano già finiti, ma vi assicuro, la gente era davvero tanta e vedevo passare i vassoi enormi pieni di carne. Forse avrei dovuto arrivare a mezzogiorno, ma almeno voi adesso lo sapete.

Un buon Montepulciano d’Abruzzo per accompagnare il pranzo: in queste zone non si produce né vino né olio, e sono stata “costretta” a guardare in direzione del vicino Abruzzo.

In cucina ho trovato padre e figlio, uniti come non mai nella loro impegno di portare avanti l’attività di famiglia.

Ma se voleste rifare a casa l’amatriciana, avreste bisogno di un guanciale fatto come si deve e di pecorino romano locale, più dolce e meno salato di quello che troviamo in giro. Oltre i “Kit Amatriciana” dei supermercati, potete trovare tutto l’indispensabile in una bottega del Caseificio Storico Amatrice.

Qui potete sbizzarrirvi: guanciali, ma anche prosciutti, salami, cacciatorini stagionati e morbido ciauscolo, tutti prodotti nell’azienda.

L’imbarazzo della scelta anche per i formaggi: pecorino romano, pecorino stagionato nelle grotte, formaggio di capra o caciotta vaccina. Ottimo rapporto qualità prezzo.

Nella bottega a fianco ho visto gli gnocchi ricci, un’antica specialità di Amatrice. Si servivano per pranzo della domenica nelle famiglie nobili, conditi con un ricco ragù di pecora, manzo e maiale. Gli gnocchi ricci si preparano con due impasti e tempi piuttosto lunghi che determinano il costo del prodotto: 20 € al chilo.

Per terminare questa gita insolita, ci vuole anche un giro nei dintorni, al lago o in montagna. Vicino ad Amatrice c’è il piccolo e grazioso lago di Scandarello.

Invece, ad una ventina di chilometri, a Campotosto, c’è un lago omonimo molto più grande. Le montagne che neanche vi dico, l’imbarazzo della scelta.

Ora ditemi, dove vorrete trascorrere il prossimo weekend?

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