Mangiare all’aperto da Nicola Cavallaro a Un Posto a Milano

Tempo di lettura: 4 minuti

Seguiamo Nicola Cavallaro e Un Posto a Milano praticamente dalla sua apertura, nel 2012: apertura che avevamo annunciato, e posto nel quale abbiamo mangiato più volte, anche per cene in accoppiata, ad esempio con Tano Simonato e con – addirittura – Chef Rubio (buona cosa, si vede che Nicola non è uno degli chef che “pensano di saper fare e non sanno nulla”, come dichiarato da Rubio nella famosa intervista di qualche giorno fa).

Quello di Cascina Cuccagna è uno dei progetti di riqualificazione urbana più riusciti a Milano.

Già presente nella mappa manoscritta del catasto teresiano del 1722 col nome di Cassina Torchio detta Preganella, pertiche 1,20, valor capitale 30 scudi, la cascina era dei Padri Fatebenefratelli, che nei terreni di pertinenza vi coltivavano le erbe officinali per l’Ospedale Maggiore. Verso il 1920 la Cascina Torchio eredita il nome di Cuccagna da una cascina contigua, abbattuta per lasciare spazio alla circonvallazione. La sua struttura aperta favorisce un utilizzo misto, abitativo e produttivo: vi si insediano artigiani e una rinomata osteria, la cui memoria è viva tra gli anziani del quartiere. Dal 1984 è di proprietà del Demanio Comunale che dieci anni più tardi la dichiarerà inagibile, sgomberandola da abitanti e attività. Alla fine degli anni ’90, un gruppo di cittadini e associazioni della Zona 4 di Milano inizia a interessarsi di questo bene pubblico in rovina, fonda la Cooperativa Cuccagna e promuove una serie di iniziative volte al recupero della cascina.

La Cooperativa si aggiudica il bando del Comune per l’assegnazione della cascina e la trasforma in quello che è oggi, un centro vivo e vitale e affollato.

E particolarmente affollato è – sempre – Un Posto a Milano, il ristorante gestito da Esterni, società milanese che si occupa di comunicazione, eventi, servizi, formazione e non so più cos’altro. Per dire, organizza il Milano Film Festival, e da qualche tempo gestisce anche Un Posto a BASE, in zona Tortona, negli spazi delle ex acciaierie Ansaldo – un bar con cucina “in linea”.

Della cucina di Un Posto a Milano si occupa come abbiamo detto Nicola Cavallaro (che sovrintende anche a quella di BASE, affidata ad Alessandro Gioè). E porta avanti un’idea di cucina semplice: qualità degli ingredienti, loro estrema tracciabilità (sul menu sono indicati prodotti e produttori), ben fatta e ben presentata, gustosa. Con tocchi creativi e originali e intelligenti.

In questo periodo il menu è quello estivo: durerà fino a metà settembre.

Cosa si mangia?

Partiamo dagli Assaggi (antipasti): assaggi misti a scelta dello chef, per due persone, tenendo conto della disponibilità e dell’estro dello chef. Qui, mozzarella, sarde in saor, gallina con salsa di mirtilli, hummus di ceci. 22 €, anche in versione vegetariana.

Gamberi rossi crudi di Mazara del Vallo, Trapani, serviti con budino di latte di mandorle, salsa di albicocca, ciliegie e basilico, e chips al nero di seppia. 14 €. Segnaliamo anche le Tre polpette crude di Fassona piemontese in crosta di pistacchi, mandorle e nocciole Piemonte IGP tostati, servite con alici sott’olio, salsa verde e sfoglia di pane (14 €) e la Crostatina salata ripiena di ricotta, Parmigiano Reggiano 24 mesi , pomodoro appassito, cucunci e tapenade di olive taggiasche (10 €).

Spaghetti aglio, olio e selezione di peperoncini: il tipico piatto della cucina napoletana arricchito da una selezione di peperoncini: Rocoto, Habanero, Aji Amarillo, Jalapeño (12 €).

Cappelletti fatti a mano alle olive: cappelletti con ripieno di olive del laboratorio artigianale La Sfoglia di Reggio Emilia conditi con salsa di pomodoro fresco, pomodori appassiti, basilico e burrata artigianale del Centro della Mozzarella di Milano. I rigatoni di carote con salsa di piselli, guanciale croccante e pomodoro appassito (12 €) e la zuppa di pomodoro (10 €) completano la serie dei primi (c’è anche un primo del giorno).

Asado di agnello e bok choy (il cavolo cinese) cotti nel wok con aglio, olio e peperoncino, 18 €. Gli altri secondi comprendono un mezzo pollo marinato, 16 €, bistecca di fassona, 22 €, pescato del giorno in vasocottura (22 €) e sauté di cozze (16 €).

Panna cotta alla menta, gazpacho di pesche e cetrioli biologici dell’azienda agricola biologica Cascina Fraschina di Abbiategrasso (Milano), pesche fresche e frolla di farina di riso. 7 €.

Tartelletta con spuma di lampone, scorze candite di limone biologico dell’azienda agricola Bioinvio di Ragusa e lamponi freschi. 10 €. Interessante l’anguria con ricotta, gelatina di anguria e Aperol, streusel al cacao e mandorle tostate (8 €).Ma è anche possibile una degustazione di 5 dolci a 25 €,

I grissini sono preparati in cascina, con farine macinate a pietra. Anche il pane, a lievitazione naturale, preparato con pasta madre, farine macinate a pietra e sale marino integrale – se no, viene dal Panificio Grazioli di Legnano (Milano).

E la focaccia? Buonissima. Oppure ottima.

Ci sono anche taglieri, un menu vegetariano e vegano, menu per poppanti e per bambini.

Noi ci siamo trovati bene, come sempre. Molto buoni gamberi e asado, se dovessimo esprimere una preferenza, o due. E in realtà simo ingolositi dal resto del menu. Quasi quasi…

Un Posto a Milano. Cascina Cuccagna. Via Cuccagna, 2. 20135 Milano, Tel. +39 025457785.

[Immagini e collaborazione con Massimo D’Alma]

2 Commenti

  1. nella (troppo) lunga estate milanese, ecco puntuale lo spot annuale per l’amico Cavallaro. Nessuna critica per il locale n. 4496/6859 su ta? vi serve andare in vacanza per riposare .
    mirko

  2. In sei anni di apertura, abbiamo scritto un post sul locale dell’amico Nicola (se è amico, usiamo il nome, no?), e due su cene a 4 mani.
    Non è che TripAdvisor vada bene solo quando ci fa comodo – e a fare da contrappeso alla bassa posizione di un locale ci può stare il fatto che sia – sempre – pieno. Di sprovveduti che non capiscono, come invece fa Mirko (che non è un amico, ma giustamente non mette il cognome), che non si mangia bene? O di gente che trova cibo, prezzo, luogo, cucina, servizio abbastanza soddisfacenti (se non proprio buoni) da andarci e tornarci?
    Non mi interessa difendere Nicola (che è un amico, e si difende, se vuole, in cucina), ma mi interesserebbe capire perché uno non debba scrivere semplicemente a me non piace, invece del pollo mi han portato un merluzzo, la pastta era salata: una motivazione che sia una.

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