L’idea per una città come Milano è rivoluzionaria: cuocere il pane in un Forno Collettivo come si faceva nelle campagne e nei paesi che condividevano un solo forno a servizio di gruppi di case e borgate.

Un solo forno utilizzato dalle massaie che al decrescere della temperatura infornavano carni, verdure, paste e cereali per chiudere con il pane.

E Forno Collettivo è il nome del nuovo locale che si è inventato The Botanical Club, cioè Davide Martelli e Alessandro Longhin, autori anche del natural wine bar Champagne Socialist.

A partire dall’autunno, due volte a settimana, gli appassionati di impasti e lievitazioni potranno infornare le loro preparazioni. E partecipare un calendario di incontri con guest bakers e molitori dall’Italia e dal mondo pronti a condividere la loro storia e la loro arte bianca.

Le saracinesche di questa particolare bakery le tirano su domani, 30 agosto, in via Lecco 15, a pochi metri da Champagne Socialist che è dedicato ai vini “naturali e onesti”.

Pane e vino dunque, perché ci sarà una mescita di vino naturale.

E il pane?

Diverso dal solito, ma senza la proliferazione di impasti con ennemila farine come spesso accade. Gli impasti saranno solo due: entry level bread, sempre disponibile, e tasting bread che cambierà ogni settimana.

Ma dovrete tenere a mente un nuovo concetto: grani evolutivi.

E quindi lasciamo la parola alla nota stampa.

Mettendo insieme gli appunti di viaggio e la ricerca condotta tra Stati Uniti e Nord Europa, i ragazzi di Forno Collettivo si sono concentrati su poche tipologie di pane: formati medio-grandi, impiego esclusivo di lievito madre, grande focus sulle farine di varietà recuperate di grano, italiano ma non solo, e sui miscugli di grani vecchi e nuovi, i cosiddetti “evolutivi”. Tutte le farine provengono da coltivazioni biologiche e sono molite nel rispetto del chicco. Un pane ambizioso nello scenario milanese e italiano, perché ai profumi e alle proprietà nutrizionali dei grani “di ricerca” coniuga un grande lavoro sulle fasi di fermentazione e la struttura finale: la crosta, croccante e intensa, sorregge e amplifica le note al “cuore”; la mollica è cremosa e fondente, anche grazie all’elevata idratazione dell’impasto, con un punto di sale equilibrato e un’acidità fresca e persistente. Un pane che dà piacere, al naso, al palato, al corpo.

Al Forno Collettivo come detto ci sarà pane e vino, ma non solo.

L’offerta si completa con una selezione di lievitati dolci e con un menù di piccoli piatti ragionati e freschi, da mixare e condividere, liberamente ispirati alla tradizione mediterranea (dalla Spagna al Nord Africa), con qualche incursione nel resto del mondo, come nelle altre cucine di The Botanical Club. Forte il focus sul vegetale e sulla cottura su griglia e plancha; in accompagnamento, il pane di casa e una selezione di flatbreads che cambieranno a rotazione. Da Forno Collettivo si potrà far colazione, pranzare e cenare. Nel corso della giornata impercettibilmente l’atmosfera cambierà e il focus si sposterà dal pane al vino, ritornando con l’aperitivo al Dna originale di Champagne Socialist.

Ecco, manca solo di conoscere i prezzi e assaggiare questi nuovi pani per considerare Forno Collettivo un nuovo indirizzo di riferimento nel panorama gastronomico meneghino.

2 Commenti

  1. Un ritorno al passato insomma. Solo che una volta era normalità (quasi ogni paese aveva un forno dove portare i propri lievitati a cuocere) e come tale aveva prezzi popolari, ora sarà sicuramente una cosa da modaioli di città e costerà più che comprarsi il pane (ma vedremo se ho torto), quindi non so se avrà senso logico (a dire il vero, molte cose e prezzi di Milano hanno una logica solo a Milano).

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