Il nuovo BaoZi è uno dei tanti monolocali monoprodotto su strada nati qui in Sarpi e altrove a Milano sulla scia del successo della Ravioleria.

Il locale è una sola grande cucina a vista, mezzo metro per i clienti davanti al bancone, un piccolo menu esposto vicino alla cassa.

Solo bao, anzi baozi (i bao sono quelli aperti, in realtà: li ho sempre confusi…) a leggere il menu. Lo dice il nome del locale. Compaiono sul bancone anche altre proposte, come la zuppa con spaghetti di soia e manzo a 2,50 €.

Prezzo basso, direi. Come quelli dei baozi:

• baozi vuoto, 1 €
• baozi ripieno di maiale, 1,50 €
• baozi ripieno di funghi e verdure, 1,50 €
• baozi “osmanto” con pasta di fagioli, 1,50 €
• baozi ripieno con patate e manzo, 2 €
• baozi ripieno di verdure in salamoia e carne, 2 €

Tutto bene, quindi, i bao/baozi/ravioli sono una delle nuove mode del mangiare alla cinese a Milano. Penso non abbiano già più bisogno di spieghe: i baozi, e i bao, sono dei panini cotti al vapore, ripieni, morbidissimi. Già la Ravioleria aveva aperto una succursale a due vetrine di distanza, Al 25, con baozi e poche altre cose. E quindi andiamo ad assaggiare anche i baozi di BaoZi.

Ci sono stato due volte, a metà pomeriggio, intenzionato a fare merenda (sì, lo so, tradizionalmente in Cina si mangiano a colazione o ai pasti). Arrivo, scelgo, ordino: no, quelli che voglio io non ci sono.  Ne scelgo altri? Sì, cioè no. Il problema è che comunicare con il personale, sorridente peraltro, è complicato: il loro italiano è piuttosto stentato. Entrambe le volte mi è stato fatto capire che era disponibile solo quello con manzo e patate. Risposta datami dopo una serie di consultazioni con la cucina, ovvero lo spazio dietro il bancone, rigorosamente in cinese.

La prima volta ne ho presi due, e me li sono mangiati – rigorosamente per strada, a me piace lo street food. Ed erano anche buoni, non saprei dire del panino in sé, che peraltro non mi è dispiaciuto – niente male il ripieno di manzo e patate.

La seconda volta non li ho presi, dicendo che li avevo già assaggiati, e che volevo cambiare gusti (ma non sono sicuro che la ragazza al banco abbia capito), e ho provato a chiedere se gli altri in carta sarebbero stati disponibili magari in serata – sorrisi, scuotimenti di testa, diciamo dialogo intuitivo: ho salutato cordialmente e me ne sono andato.

Allora. A parte il mio racconto leggermente “caricato” nei toni, l’impressione è che veramente il personale non avesse una gran dimestichezza con la lingua italiana. Poco male, ovvio, ci si intende anche così, specie con il cibo; e sono anche disposto a concedere tutte le attenuanti del caso, figuriamoci (magari la commessa poliglotta era in pausa tutte e due le volte), anche perché erano tutti carini e sorridenti. Ma uno dei lati positivi della “nuova” Paolo Sarpi era proprio l’occidentalizzazione dei rapporti: personale che parla un italiano da buono a ottimo (Agie, il raviolatore-imprenditore della Ravioleria, è un bocconiano, e ha una parlantina tutta milanese), appunto gentile e sorridente, locali dall’aria moderna, menu leggibili anche da chi non conosce il cinese. E, soprattutto e più importante, la capacità di comunicare che il tal prodotto non è disponibile per questo o quel motivo, che ci sarà più tardi, o domani, o non vuoi provare quest’altra cosa?

Ecco, sembra quasi di assistere a un’inversione di tendenza: stanno ritornando i menu in cinese, con traduzioni italiane in corpo minuscolo, personale a cui devi ordinare indicando i piatti, cose che non sono ovviamente tragiche, ma che ti rovinano un po’ il mood goloso che ti ha spinto da Collo d’Anatra o Beijing Traditional Roll o da Tang, per citare tre posti in Sarpi in cui ho avvertito questa difficoltà di comunicazione. Posti che fanno da mangiare bene, ma che non riesci a capire esattamente proprio a livello di parola.

Ma io non demordo: tornerò da BaoZi finché loro non parleranno italiano – o io cinese. Anche perché ci sono gli altri baozi…

BaoZi. Via Paolo Sarpi. Milano.

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