Ciccio Pizza è diventato “Ciccione”: il nuovo locale è davvero grande. Dal primo Ciccio Pizza in via Teodosio (2016) al secondo in viale Zara al terzo in viale Umbria al quarto in via Giambellino non è passato molto tempo – e ancor meno tempo ci è voluto per questa quinta apertura della stessa insegna, all’inizio di viale Sabotino.

Il locale è molto grande – qui una volta c’era una banca, poi c’è stato un Fratelli La Bufala, mi pare, e adesso (dopo mesi di lavori nascosti dietro grandi tavole di compensato che lasciavano intuire l’apertura di una pizzeria) Ciccio Pizza, che si presenta come Pizzeria e Trattoria Napoletana.

All’ingresso, ringhiere in ferro nere con una scala che porta al piano interrato (ma non so se si mangia o meno in cassaforte), colori scuri dominanti in questa zona, il banco della pizzeria a sinistra, il banco del bar a destra, statue candide su piedistalli neri, qualche tavolino, e un paio di gradini che portano al salone vero e proprio, dove curiosamente cambia lo stile, tutto diviene più chiaro, anche grazie alle vetrate e alla cupola – e, sul fondo, la cucina.

Diciamo subito che – probabilmente per la recente apertura – c’è ancora un po’ di confusione e di disorganizzazione, anche nel personale.

Ti portano due menu, uno della pizzeria e uno del ristorante, più un foglietto con i piatti del giorno; ordino una pizza, mi dicono che dal menu pizze non si può, devo scegliere dal menu ristorante, dove ci sono anche le pizze, ma la pizza che voglio io non la fanno perché sono aperti da poco, mi pare di capire non hanno le materie prime, e allora ne scelgo un’altra, e un piatto del giorno.

Nell’attesa, arriva l’acqua (arriverà poi una seconda bottiglia, che non avevo ordinato, mentre sto mangiando: evidentemente, un fraintendimento dell’ordine); un paio di camerieri diciamo attempati dissertano sull’organizzazione, ripassano i bicchieri sui tavoli apparecchiati con un tovagliolo (ah – mi sembra ci siano delle briciole per terra, vicino a un tavolo, dove magari avrà mangiato il personale: sono il primo cliente del mezzogiorno).

Il ragazzo che mi ha portato l’acqua supplementare passa per la sala, ogni volta preceduto o seguito dal rumore del tacco delle scarpe strascinato sul pavimento.

Insomma, il tutto ha un’aria un po’ approssimativa – la ragazza che mi porterà il conto vaga per un poco nella sala, in cui ci sono solo tre o quattro tavoli occupati, e io sono l’unico a mangiare da solo.

Quindi, due menù che si sovrappongono, anche se non è chiara la motivazione.

Parto con il lato ristorante, anzi trattoria.

Il menu è enorme, pagine e pagine con praticamente tutto il mangiare “italiano”: una decina di antipasti (7/12 €), primi (una quindicina) e secondi (una dozzina) di terra e di mare, tutto dai 10 ai 22 € (circa). L’impronta è napoletana, ma si va comunque dai fiori di zucca alla romana al gateau di patate, ai fritti napoletani, i fusilloni campani con la genovese e gli gnocchi alla sorrentina, l’amatriciana e il risotto alla milanese, la tagliata con la rucola e gli involtini di spada.

C’è anche una “ruota” con tutti gli ingredienti, e relativi prezzi per comporre la propria insalata.

C’è anche la possibilità di comporre la propria pizza, come per le insalate, a partire dall’impasto, normale, integrale, al kamut, al nero di seppia, al carbone vegetale, e per celiaci (non ho fatto caso se c’era una struttura separata per evitare contaminazioni).

Prendo una delle proposte del giorno, un tortino di patate con carciofi e calamari (11 €): si presenta bene e non è niente male.

Poi mi sono perso nel menu della Pizzeria: non ho avuto la forza di vedere se le pizze corrispondevano nei due menu. Comunque, anche il menu pizza contiene una selezione dei piatti della Trattoria. Volevo uno dei cuoppi, ma non c’erano. Allora ho considerato un po’ le varie pizze, lasciandomi guidare dal caso – pizze normali, dai 4 ai 9 €, tradizionali, 8,50/10 €. speciali, 10/12 €, e scostumate, dai 9 ai 14 €. Più pizze fritte (8/13 €) e panuozzi (8 €).

Ho preso la Scostumata Delinquente: provola, patate viola, salame piccante, olio. Niente male la farcitura ma il cornicione leggermente bruciato e l’impasto tendente al mallopposo non permette di iscriverla nelle indimenticabili.

Ciccio Pizza è Francesco Iocco, classe 1983, napoletano “doc” di Capodimonte, dove inizia a lavorare in diverse pizzerie. Lavora poi in Italia e all’estero, fino all’apertura della prima Ciccio, nel 2016; è stato anche ospite di Detto fatto in TV.

Il sito non parla molto di ingredienti, impasti o altro: essenzialmente, “Cicciopizza è la tradizionale cucina napoletana portata al successo da una giovane mentalità imprenditoriale. Professionisti veraci, cortesia e prodotti di qualità sono la nostra mission.” E in effetti il tutto è già predisposto per il franchising.

Una pizza tradizionale napoletana, quindi, forno a legna e un pizzico di innovazione, magari più visibile in cucina.

Nella nostra vecchia classifica del 2018, potete trovare Ciccio Pizza al 24° posto.

Avevamo provato il locale di viale Zara e le pizze erano nettamente migliori di questa.

Ciccio Pizza. Viale Sabotino, 1A. Milano.

[Immagini: iPhone Emanuele Bonati]

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