Ristrutturato e rinnovato, il Jackie O’, il più celebre nightclub della capitale ha riaperto con la voglia di rievocare anche a tavola il fascino degli anni in cui accoglieva la Roma festaiola.

ristorante famoso Roma

Ogni notte personaggi della cultura, attori e registi, paparazzi e modelle, nobiltà più o meno decadente e ricca borghesia d’assalto formavano un mix esplosivo che riempiva le pagine dei rotocalchi, infiammava l’immaginario popolare e faceva vendere copie a palate.

ottimo ristorante Via Veneto

E’ cambiato il secolo, c’è stata la crisi, gli influencer, i social media, e forse i ‘templi del glamour’ hanno fatto il loro corso, ma il Jackie O’ è un’icona, il giardino proibito dove tutti sognavamo di entrare una volta raggiunta la maggiore età, per sentirci un po’ vip e che ne sai, magari per rubare l’autografo a un divo (i selfie sono roba recente).

Ristorante con musica da ballo

Con questo spirito le proprietarie Veronica e Beatrice Iannozzi hanno tagliato il nastro al nuovo Jackie O’ che oggi diremmo 2.0, volutamente d’antan nell’immagine, patinatissima e dark di cuoio rosso, velluti neri, lampadari e brillocchi, ma più contemporaneo nella formula.

Ottimo ristorante elegante

A partire già dallo staff in cucina, che è affidata a due chef alla pari: uno tradizionale e uno innovativo, mi spiegano, perché anche il menu celebra i fasti del passato in piatti simbolo dei primi anni Ottanta, che però sono disponibili anche in versione creativa, più attuali nella concezione e nella realizzazione.

ristorante con bravi chef

Sono Stiven Toro, che in cucina ha esordito nella brigata dell’Alinea di Chicago (3 stelle Michelin), e una volta rientrato in Italia ha lavorato con Gualtiero Marchesi, Fabrizio Sangiorgi, Nobu Matsushisa, per planare a Roma, nel team di Heinz Beck, al ristorante dell’Hilton e in quello di Fiumicino, e di qui a via Veneto, al Caffè de PAris e il Caffè Veneto, fino ad atterrare, un anno fa, al Jackie’O. E il collega Federico Sparaco, che ritroviamo qui dopo averlo lasciato (e apprezzato) Al Ristoro degli Angeli in zona Garbatella, stabilmente nel novero dei Bib Gourmand della Rossa.

ottimi antipasti di pesce

Opto per il menu degustazione (55 €), e passato e presente si dichiarano esplicitamente con il cocktail di gamberi, piatto che se fosse un cappotto diremmo vintage: servito come una volta, nella coppa da gelato, con l’insalatina sotto e la salsa rosa. Ed è buonissimo, proprio come è sempre stato, con mazzancolle freschissime e cicciotte, che arrivano ogni giorno da Fiumicino.

ristorante con cucina creativa

Ma le mode non hanno cuore, e per sopravvivere il piatto si è dovuto evolvere. In questo secolo invece dell’insalatina c’è la lattuga di mare, e la salsa cocktail – fatta in casa – si riduce a bottoncini da unire al gel di prezzemolo su cui strusciare delicatamente le mazzancolle (sempre di Fiumicino, e sempre ottime). Siccome oggi si richiede la masticabilità, non può mancare la cialda di riso (Carnaroli) allo zafferano, che è un bel contraltare con l’aromaticità iodata della lattuga di mare.

ristorante con risotti

Due i primi sul tavolo, uno è lo storico (appunto) Riso al salto (18 € alla carta), cioè risotto alla milanese che poi viene saltato in padella – attenzione – con burro di cacao: duplice il risultato, la formazione della famosa crosticina e assoluta salubrità, perché niente come il burro di cacao regge le alte temperature. Prima si gioca un po’ versando la riduzione di ossobuco, poi si completa con parmigiano grattugiato ed è pronto a saltare, ma in bocca.

ottima pasta fatta in casa

Il secondo primo invece è una gentilezza degli chef, che hanno assecondato il mio vezzo di non mangiare carne, e sono andati in deroga al menu degustazione, dove è presente in molti piatti. Gesto per niente scontato, che ha dato vita a delle squisite fettuccine di farina di castagne condite con la cacio e pepe (vip sì, ma de Roma) e carciofi fritti croccanti. In menu è presente nella versione con ragù di faraona alla cacciatora (18 €). Ho chiesto una porzione piccola, e mi hanno portato quella in foto…

ristorante con cucina espressa

Per il secondo ho scelto un altro piatto del passato, un po’ perché non ne mangiavo da tempo, ma soprattutto per la scenografia. La ‘Laaampada, con la pronuncia solenne di Gianni, il nostro anfitrione, che di quella particolare tecnica di cottura – dice – è un esperto.

secondo di pesce speziato

Sono mazzancolle (sì le ho già mangiate lo so, ma mi piacciono) saltate alla fiamma con brandy e curry: anche questo preparato in casa, e ottenuto da infusioni di foglie e spezie.

secondo di gamberi al curry

Lo impiatta davanti a me sul tortino di riso pilaf, passato in forno come tradizione vuole, e si sente (27 € alla carta).

ottime crepe suzette

Già che c’era, ho voluto alla Lampada anche il dessert, una Crepe Suzette, la più classica di tutte, quella passata nel burro con il Grand Marnier, lo zucchero e l’arancia (qui anche limone) e completata da piccoli frutti di bosco. E’ stata una decisione felicissima, la crepe è sottile e soda, ben condita e super profumata, decisamente da riscoprire (16 €).

dessert con cioccolato

Ma l’avevo visto in carta ed ero curiosa, quindi ho chiesto anche il White World (11 €), la sfera di meringa con gelato al centro e ricoperto di cioccolato. Che mi ha convinto molto meno: il gioco freddo/caldo dopo il gelato fritto del cinese non è proprio una novità, in questo caso non ho trovato folgorante né la meringa, troppo spessa, né il gelato, una sfera di crema tutto sommato abbastanza anonima.

dessert con gelato

Erase and rewind: le polaroid della mia cena si fermano alle crepe, che con le altre pietanze conquistano un posto nell’album dei ricordi. E se questo fosse di carta, sarebbero incorniciate da cuoricini rossi e stelline di porporina.

Jackie O’. Via Boncompagni, 11. Roma. Tel. +390642885457

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