In un contest sul miglior cannolo siciliano a Milano, avrebbe probabilmente vinto lui, Mario Freni, contitolare della storica pasticceria siciliana Fratelli Freni, ora in corso Venezia a Milano.

Avrebbe vinto per la bontà, ovviamente, ma anche per quelle ragioni storico-sentimentali milanesi che legano un prodotto a un luogo e a una città. Un tempo, ai miei tempi, a Milano il panzerotto era Luini in Santa Radegonda, la pizza al trancio era Spontini in via Spontini, il panino con wurstel e crauti era Ciardi, e poi c’erano L’Albero Fiorito, il bar Rattazzo, la Cantina Scoffone, la Crota Piemunteisa… E il cannolo era solo quello dei Fratelli Freni in corso Vittorio Emanuele.

Che naturalmente non era solo i cannoli (riempiti al momento, con l’arancia candita eccetera), ma anche la frutta martorana, le cassate, il marzapane, e gli altri dolci tipici, e quelli diciamo “continentali”.

Quarta generazione, con il fratello Carlo, a gestire la pasticceria di famiglia, aperta nel 1914 in corso Vittorio Emanuele, quasi all’inizio, una piccola vetrina rutilante di zuccheri, marzapani, torroni, cioccolati, le minne, la pignolata!!, insomma l’epitome della dolcezza del mondo nel cuore di Milano. Era la metà degli anni Ottanta quando il corso venne pedonalizzato, e questo rese più semplice passare di lì, fingere di non notare i dolci che ti ammiccavano dalla vetrina, ed entrare con aria casuale. Un cannolo, grazie.

Un’altra vetrina, sempre unica, in via Torino, all’inizio. A cui face seguito anni dopo, quella in via Beccaria: il primo esempio di “catena”, se vogliamo, anche se i negozi venivano man mano chiusi per essere rimpiazzati da boutique e catene di abbigliamento.

Nel 2013 apre la sede attuale, in corso Venezia, con qualche tavolino, un dehor, e con una serie di piatti – raffinati – cucinati per la pausa pranzo. Ma soprattutto sempre con i ‘mitici’ cannoli. Ci passavo, a volte, e come trent’anni fa mi dicevo no, dai, ed entravo a mangiare un cannolo – una delle mie tante madeleines milanesi.

Mario Freni era “il gusto e l’olfatto della ditta, un vero artista”: così l’amico Pino Farinotti su Libero, che ricorda un uomo colto, che aveva saputo evolvere la sua pasticceria seguendo l’evoluzione dei gusti dei clienti e delle materia prime, ma mantenendone l’identità.

Malato da un paio d’anni, Mario è scomparso l’8 gennaio scorso.

Un cannolo, grazie.

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