Mangiare da Stalingrado come trent’anni fa è un miracolo a Milano

Ristoranti

Quando mi è arrivato davanti il risotto, mi è venuto un mezzo colpo. Da Stalingrado, la birreria-pub-trattoria ormai storica in fondo a corso Sempione a Milano, zona Bullona per intenderci, le porzioni sono rimaste le porzioni di una volta. Niente degustazioni, assaggi, tapas. Un miracolo a Milano in questi tempi moderni

Stalingrado è un locale storico, e appartiene a buon diritto a quella serie di insegne che hanno fatto la storia di Milano – e in tempi come i nostri in cui la storia si misura a semestri, o, se va bene, in anni, qui, siamo ai decenni, anzi, ai cinquantenni. Ha aperto infatti nel 1963, quando Francesco Piccarolo compra la Trattoria di via Biondi 4. Dalle due vetrine iniziali si è passati a cinque, c’è una taverna al piano di sotto, e da qualche anno si è aggiunto un dehors.

Il nome del locale? Sì, certo, Stalingrado è una città russa, anzi, sovietica (oggi si chiama Volgograd): ma in realtà il locale deve il suo nome a un vino del Lazio. Lo ha raccontato il patron in un’intervista a Luca Albani per Blogo: “Durante la Seconda guerra mondiale un contadino aveva salvato il suo vino dalle razzie naziste nascondendolo in una grotta e l’aveva chiamato così, come la città che aveva sempre resistito ai tedeschi. Il vino poi era stato commercializzato nel dopoguerra. Negli anni Settanta piazza Firenze che è a due passi, era un luogo di ritrovo per le manifestazioni operaie dirette in Duomo e cosa facevano prima di partire gli operai? Dicevano: ‘Andiamo a bere un Stalingrado’ e venivano qui, finché è diventato nel tempo ‘andiamo alla Stalingrado’, dando il nome al locale.

Osteria negli anni Sessanta, e col tempo birreria-pub-ristorante, locale di quartiere dove gli anziani andavano a giocare a scopone scientifico, a comprare il vino sfuso coi bottiglioni portati da casa, a ubriacarsi:

Certe notti Il Balilla rimaneva a bere fino a tardi e poi, tornato a casa, gridava alla moglie da sotto le finestre: ‘Velia ven gio’ che ghe la fu no’, Velia vieni giù che non ce la faccio a salire le scale. Le scale erano le scale ripide di ringhiera, tipiche dei palazzi popolari milanesi di quegli anni, rigorosamente senza ascensore.”

Famoso per le birre, e per i panini, economici. Per il pane burro acciughe, quando le acciughe erano ancora nostrane e non dei mari di Cantabria.

Il nome forse ha determinato anche – o almeno in parte – la composizione della clientela, appunto a partire dagli anni Settanta, insieme ai prezzi modici: molti studenti e operai, molta gente genericamente “di sinistra”.

Gli interni dello Stalingrado appartengono alla categoria “senza tempo”, così come il menu, dove compaiono poche delle parole d’ordine delle cucine contemporanee (tortillas, tex-mex, caponatina, picanha, riso basmati), mentre ad esempio le patatine fritte accompagnano la gran parte dei secondi piatti.

Ci sono stato di recente – mancavo da anni, devo ammetterlo: è uno di quei posti che ci sono sempre, e da sempre, e in cui non pensi mai di tornare, è come un libro che hai già letto, ti è piaciuto moltissimo, e vorresti rileggerlo, e sai benissimo in quale scaffale della tua libreria si trova, ma non hai mai tempo di prenderlo in mano.

I primi piatti vanno dai 7,50 agli 8 € (costano 9 € solo i testaroli al pesto), e c’è un po’ di tutto – una specie di “antologia” storico-geografica della cucina italiana, che comprende amatriciana e arrabbiata, gricia e pesto, pisarei e busiate, agnolotti e tagliatelle, bucatini e orecchiette.

Il Risotto con carciofi freschi e taleggio era, appunto, enorme, rispetto alla media delle normali porzioni. Cottura ok, sapori ok, magari avrei preferito un poco più di condimento, ma penso più per gola che per necessità – un buon piatto, ben fatto.

Anche i secondi patti (dai 9 ai 16 €, tutti piatti di carne, niente pesce) rispettano questa sorta di enciclopedismo gastronomico: arrosti e gnocco fritto, galletti e tagliate, goulash e cotolette, costate e grigliate, spesso accompagnate dalle patatine fritte – ma ci sono anche i contorni, 5 € per insalate, caponata, verdure bollite o alla griglia, 8,50 € l’insalatone tonno e mozzarella, e per chi volesse altre patatine fritte, può averle a soli 4 €.

Così come il goulash con purè. Un piatto che amo, che è legato ai miei ricordi d’infanzia – lo preparava il papà, la domenica – e che non mangiavo da anni, forse davvero da quando lo faceva papà. E che ho ritrovato con piacere, classico, piccante quel tanto (beh, magari quel poco) che basta, saporito.

Insomma, un locale d’antan, una cucina davvero da osteria, prezzi modici: si può mangiare con 20/30 €.

Stalingrado. Via Ezio Biondi, 4, 20154 Milano. Tel. +39 023319249.

[Immagini: iPhone Emanuele Bonati]

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Di Emanuele Bonati

"Esco, vedo gente, mangio cose" Lavora nell'editoria da oltre 40 anni. Legge compulsivamente da oltre 50 anni. Mangia da oltre 60 anni. Racconta quello che mangia, e il perché e il percome, online e non, da una decina d'anni. Verrà ricordato per aver fatto la foto della pizza di Cracco.