Milano. I sapori giappo-messicani di Japonito a Isola, la recensione

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Da Japonito a Milano si celebra il connubio gastronomico tra Messico e Giappone e noi ne avevamo già dato un cenno qui.

L’idea del mix fusion è già abbastanza diffusa a Milano – con Temakinho, Copacabana e Bomaki – ma qui l’ambizione è più elevata per il tentativo di coniugare due mondi apparentemente lontani, la cucina messicana con quella giapponese.

La location – siamo in Piazzale Segrino, nel cuore pulsante di Isola – alterna negli spazi essenzialità nipponica e colore messicano.

Il colpo d’occhio è catturato dal grande murales realizzato da Neve, street artist iperrealista, strategicamente posizionato in fondo alla sala. Raffigura il volto di una bellissima geisha con il capo adorno di rose purpuree. Una nuova Frida Kahlo.

I proprietari lo descrivono così: “A Neve (nome d’arte di Danilo Pistone, esponente del neomuralismo italiano, ndr) abbiamo chiesto di realizzare una figura che rappresentasse il silenzio e il mistero della cultura giapponese insieme alla forza, la ribellione, la passione della cultura messicana.”

L’ambiente mi trasmette inizialmente la sensazione di un contesto un po’ caotico e troppo veloce per assaporare il nuovo concept gastronomico, ma il pensiero viene subito smentito.

Nonostante l’oggettiva confusione, e la nostra presenza “ingombrante” con tanto di carrozzina e bebè (e mi scuserete se non ho scattato foto ma utilizzo quelle pubblicate sulla pagina Facebook di Japonito), il personale è molto attento e premuroso, ci sistema bene e rispetta le giuste tempistiche per consentirci di godere al meglio la cena.

La cucina è diretta da due nomi noti nel settore, David Blanco e Nobuya Niimori. Il primo approda a Milano nel 2007 dove studia gastronomia italiana classica alla scuola Altopalato. Nel 2008 inizia a lavorare alla Piedra del Sol. Nel 2013 apre un suo ristorante in Calabria, dopo qualche anno torna a Milano per diventare l’Executive Chef del Canteen, locale Tex-Mex. Il secondo è lo Chef Niimori Nobuya di Tokyo, che ha lavorato con Moreno Cedroni (al due stelle Michelin La Madonnina del Pescatore di Senigallia) ed è stato executive chef del milanese Sushi B, locale che lo ha reso celebre nel contesto meneghino.

Due realtà gastronomiche molto differenti ma unite dall’intento comune di incontrarsi in una creazione unica.

Il menu spazia dalle Fajitas ai Tacos proposti anche con il pesce, agli Uramaki rivisitati in chiave messicana, ai Tazon, piatti unici a base di riso, verdure, carne o pesce, alle Tartare e ai Ceviche di pesce crudo.

Il tutto segue il mood attualmente in voga in molti locali, quello di accompagnare l’offerta food con i cocktail della casa; combinazione qui originale per la tipologia fusion dei cocktail (da provare Origami con sakè Gekkeikan Haiku Premium Select, tè matcha, zenzero, succo fresco di limone e albume d’uovo).

La nostra cena inizia con un piatto che ci offre un giusto assaggio del connubio culinario nippo-mex.

Le Tostaditas doble sono due tortillas di mais con chipotle (il peperoncino rosso messicano piccante) con tonno crudo condito con vinaigrette al chipotle e semi di sesamo nero e salmone crudo condito con olio di sesamo, lime e sale rosa. Scelta corretta che consente di apprezzare la qualità della materia prima utilizzata e la maestria nella commistione di sapori.

Assaggiamo il Ceviche di tonno che esalta proprio la qualità della materia prima, qui celebrata senza alcuna contaminazione, ma nella sua accezione più naturale.

Indecisi sulla scelta degli Uramaki, optiamo per Nachos ricciola, confezionati con gamberi in tempura e spicy maionese e all’esterno carpaccio di ricciola, chimichurri, guacamole, sale in scaglie, granella di nachos e jalapeño.

Un gusto sorprendente.

Proseguiamo con un piatto Mex: Tacos todo pescado, tortilla, gambero e polpo saltati, calamari in tempura, salmone crudo, crema di avocado, misticanza e jalapeno a rondelle.

Piacevole, ma vince la mano nipponica con l’Uramaki precedente.

Il dessert è una cheese cake ai frutti di bosco, fresca, piacevole e esteticamente bella.

Il vino che ci ha degnamente accompagnato è un blend Sangiovese – Merlot (2016) Cristina Fe, speziato e invitante. Un vino rosso per noi è scelta irrinunciabile.

Ci viene offerto un digestivo a conclusione del pasto, insieme a due chiacchiere con il proprietario che ci racconta di come Japonito nasca da un viaggio e dalla voglia di sperimentare questo innovativo connubio, ritengo ben riuscito.

Si spende sui 30/35 €, escluso bevande.

Japonito. Piazzale Segrino, 1. Milano. Tel. +39026688560

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