A Milano, di pesce ce n’è un mare. Sono molti i ristoranti che si riforniscono da uno dei migliori mercati d’Italia e propongono piatti meritevoli.

Ho messo in fila cinque indirizzi, di recente o storica presenza, ubicati qua e là in città, fascia di prezzo medio/medio-alta cioè 35-40 € escluso vini, diversi per stile.

Ma ognuno con un motivo particolare perché li segniate nella vostra rubrica.

1.Bianca Ristorante, per i trionfi di crudo

Da Bianca domina il bianco: il décor tutto, dal pavimento ai soffitti alla mise en place, è quanto più possibile candido. Ma acquista colore con due presenze soggette a consumo, cioè le mostre d’arte e il cibo nei piatti – che è essenzialmente pesce, su cui trionfa il crudo. Per cui, dovendo capire se sono meglio i gamberi rossi o quelli viola o quelli blu (della Nuova Caledonia), accomodatevi.

Guardate anche il resto del menu. Loro puntano molto sul tonno tataki in sesamo nero.

Ma i calamari alla griglia con vellutata di patate dolci e latte di cocco me li ricordo quasi più degli gnocchi con frutti di mare e crostacei, tra i best di Lorenzo di Pace e Andrea Tora, chef giovanissimi che portano con onore un gran carico di responsabilità.

Ristorante Bianca  Via Panizza 10. Milano. Tel +39 02 4540 9037

2. Japonito, per la vena nippo-mex

Il nome fa subito intuire un mix nippo-qualcosa.

Entrate, e siete accolti a tutta parete da una geisha acconciata come Frida Kahlo. E infatti. Nippo-mex è l’impronta fusion di questo locale dell’Isola che ha rimpiazzato Boatta, fondendo Messico e Giappone.

Japonito ha l’horror vacui: nel décor, nei cocktail e nei piatti, tutto è pieno, pulsante, floreale, colorato e colorito, secondo la contaminazione culinaria e linguistica ordita dai due chef: David Blanco e Nobuya Niimori.

E via tra pesce, frutti, salse, spezie e fiori esotici, japamex, tartar caliente, tacos todo pescado e tortillas ripieni di pesce, ma anche uramaki al manzo e via contaminando, il tutto bevendo vino o birra o cocktail decorati da origami.

Japonito. Piazzale Segrino 1. Milano. Tel +39 02 6688560

3. All’Origine, per la grande ricerca sui profumi

All’Origine, zona Porta Romana-Crocetta, in una strada di luci morbide e con i suoi interni caldi, ha l’atmosfera perfetta per una cena di conquista – che sia tête à tête o incontro d’affari.

Coming out personale: cercando di ricordare della cena che ho esperito io, è emerso il profumo, soprattutto di un piatto. Che erano le Chicche di ricotta, crema di piselli, patate, vongole e limone.

E lì credo di aver capito che lo chef e patron Fabio Titone fa una gran ricerca su questo aspetto perché “ama sperimentare, giocare tra dolce e salato, creare cromie, spugne alimentari, arie aromatizzate, utilizzare clorofille, affumicature e infusioni”.

Pochi piatti, due percorsi affidati allo chef. Tutto fatto in casa – anche pane e grissini meravigliosi.

Il banco del pesce è a vista, invitante. Altri capricci meritevoli? I fiori di zucca ripieni di gambero di Mazara con porri croccanti, caprino e pinoli.

All’Origine. Via Lamarmora 36. Milano. Tel. +39 02 546 4312

4. Crispi, per la cucina napoletana da 20 anni

È in città dal 1999, con un cambio di indirizzo da via Cadore a via Bronzetti e l’hanno da poco premiato come primo napoletano a Milano. Ed è anche pizzeria sì, ma soprattutto ristorante.

Tradizione sì, e traduzione creativa, misurata e felice, a cura di Yuri Dossena e della mamma Carmen.

Trovate pizze, pizze del giorno e frittini golosi, come a Napoli.

E goduria di pesce già negli antipasti caldi, come i polipetti affogati o il Polpo arrostito con cime di rapa ripassate e olive taggiasche, e pesce nei sughi della pasta (vongole e bottarga, per dire) e nei secondi, come il Filetto di orata in gratin di zucchine e Parmigiano Reggiano 24 mesi DOP.

Il fatto che abbia un menu pranzo a 10-12 € pone l’imperativo di una visita.

Crispi. Via Fratelli Bronzetti 3. Milano. Tel. +39 02 551 6527

5. Sakeya, per il pairing di Sake dal Giappone

Alla casa del Sake – questo il significato del nome Sakeya – per ogni piatto c’è un sake. Anche più d’uno. E dubito, visto l’assortimento sugli scaffali, che sia umanamente possibile assaggiarli tutti, anche contando molti ritorni!

Sake che hanno nomi bellissimi, fateveli tradurre. Come il 7 geni a base di pesca, banana, pera e altra frutta, assaggiato mordicchiando coni di alga nori al formaggio, tobiko e wasabi.

Sakeya è bistro, bar e shop. Qui si viene non per una cena sushi-sashimi. È più interessante avvicinare i piatti costruiti dallo chef Masaki Inoguchi, come la spettacolare insalata di granchio reale su crema di avocado, che vi aspetta nascosta sotto un tegolato di chips e pasta phyllo.

O come il piatto signature dello chef: Yaki Tako, c’est à dire Polpo (touchée! Sono maniaca del polpo) in 3 cotture su purea di zucca aromatizzata al masala e chips di patate dolci viola. Tripudio di colori e di lucido-opaco.

PS: c’è anche carne, in tutti i formati immaginabili da spiedini a sashimi a tataki. Buono a sapersi se dovete cenare con qualcuno diversamente pescetariano.

Sakeya. Via Cesare da Sesto 1. Milano. Tel. +39 02 02 9438 7836

[Immagini: iPhone di Daniela; Simona Bruno; Crispi; Sakeya]

4 Commenti

    • Grazie, ma attenzione. Non è “riempire” lo scopo di una cena fuori: è gustare, nelle porzioni giuste per un normale appetito.

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