Il ristorante stellato La Montecchia chiude. Gli Alajmo guardano a Venezia

Il Covid-19 ha accelerato la decisione dei fratelli Alajmo di chiudere La Montecchia a Selvazzano Sopra in provincia di Padova

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Il ristorante stella Michelin La Montecchia a Selvazzano Sopra, in provincia di Padova, chiude.

Lo hanno deciso i fratelli Alajmo la cui ricetta per uscire dalla crisi è non stare fermi, muoversi con decisione e creare progetti, dislocare risorse, tagliare e potare dove serve.

La chiusura della Montecchia a fine anno, annunciata dal Gambero Rosso, è propedeutica a nuove iniziative sull’Isola della Certosa a Venezia.

Ma procediamo con ordine.

L’Isola della Certosa e gli Alajmo

hostaria in certosa

Gli Alajmo erano sbarcati alla Certosa all’inizio dell’estate con l’Hostaria in Certosa, “improvvisata” dopo una telefonata di Alberto Sonino, che gestisce l’Isola e la Darsena.

“Siamo partiti a palla.”

Improvvisazione relativa, ovvio, come sempre quando si parla degli Alajmo: improvvisata nel senso di realizzata senza preavviso. Tra la telefonata di Sonino, alla fine di aprile, e l’apertura dell’Hostaria, il 19 giugno, non sono passati neanche due mesi. Un locale temporary, nelle intenzioni iniziali, nato appunto come risposta alla crisi post-pandemia, e che, visto il successo, avrà un seguito.

La proposta dell’Hostaria è basata su ingredienti e ricette locali. Una cucina “facile, immediata, comprensibile, che rassicuri tutti i palati e che racconti, attraverso la semplicità, la bellezza del nostro territorio”. Così Massimiliano Alajmo, che conferma ad Antonella De Santis del Gambero Rosso di voler mantenere questa linea per l’anno prossimo (l’Hostaria ha aperto poco dopo le vacanze e chiuderà a fine ottobre).

Vogliamo portare l’esperienza da cui siamo partiti, quella delle Calandre, a un livello più democratico,” spiega Raffaele Alajmo a De Santis. “Adattiamo un modello già consolidato alle nuove collaborazioni, anche a questa nata relativamente da poco. Se possiamo arricchiamo quel concept, quello dell’Hostaria, ma al momento stiamo in fase di studio per la proposta di tutto il resto. L’offerta gastronomica sarà diffusa, esattamente come l’ospitalità. Oltre all’Hosteria a ovest, avremo un chiosco a est e probabilmente un altro vicino alla piscina [in costruzione]. Poi stiamo studiando una proposta itinerante, una specie di street food per i vialetti del parco, dove non ci sono strade… un park food.” E ci sarà anche l’asporto, che troverà la sua declinazione isolana nel ritiro e nel consumo in barca.

C’è anche un orto

Una parte del progetto complessivo riguarda la creazione di un orto-Alajmo di circa 5 ettari, affidato a Luca Rando, agronomo di fiducia della famiglia. È lui che si occupa anche degli orti di Marrakesh, che riforniscono di pomodori e altri prodotti il ristorante Sesamo.

Più che di una nuova apertura per il 2021, si tratta quindi di un progetto complesso. Oltre a coltivare ortaggi per i ristoranti, gli Alajmo intendono coltivare anche delle professionalità. “Nell’isola stiamo già lavorando su formazione di professionalità legate alla nautica,” precisa Alberto Sonino. “Il gruppo Alajmo ha un’esperienza sulla formazione e dato che nei servizi di nicchia non è facile trovare personale preparato…”

Un resort diffuso

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Il progetto complessivo, che vede coinvolti gli Alajmo, per il futuro prevede il recupero del complesso monastico originario, poi utilizzato dall’Esercito, e della Certosa. Verrà risistemato anche il porto turistico, spiega la De Santis, e verrà creato una sorta di resort diffuso attraverso la trasformazione in abitazione di alcuni edifici. Ci saranno stanze ma anche unità abitative – le prime 5 sono già in allestimento. L’idea è quella di arrivare alla primavera 2021 con 20 camere e 10 appartamenti, oltre a un edificio per l’accoglienza; l’obiettivo, 50 unità, sparse sui 24 ettari dell’isola.

Gli Alajmo sono comunque coinvolti nel progetto. “Parliamo di una condivisione di gestione, prospettive e di intenti, per creare un’offerta coerente”, dichiara Sonino. “Bisogna trovare un terreno comune nella trasformazione e rigenerazione degli edifici come dei prodotti per non ripetere offerte che ci sono già,” ribadisce Raffaele Alajmo. 

Chiude La Montecchia, stella Michelin a Selvazzano

ristorante La Montecchia

Un’altra data da cerchiare in nero sul nostro calendario gourmet: il 31 dicembre chiuderà La Montecchia, il ristorante legato al nome degli Alajmo a Selvazzano Sopra, nel Padovano. Aperto nel 1994 da Erminio Alajmo, il padre, all’interno del golf club, si caratterizza per un’offerta quasi completamente vegetariana, che gli ha fatto ottenere una stella Michelin.

Avevamo intenzione di chiudere alla fine dl 2021, il Covid ha anticipato i tempi di un anno,” ha dichiarato Raffaele Alajmo al Corriere del Veneto. “Con la famiglia Casati ci eravamo già accordati per terminare l’esperienza il prossimo anno. Poi è arrivato il Covid e, da quando abbiamo riaperto, c’è stata un’importante flessione, non tanto del ristorante ma degli eventi”, precisa Max Alajmo. “Da febbraio non facciamo più banchetti, matrimoni, feste e questa sarebbe stata la prospettiva per l’autunno, l’inverno e, secondo le più pessimistiche previsioni, anche del prossimo anno. Ci fermiamo quando abbiamo il vento in poppa.”

erminio alajmo montecchia

Erminio Alajmo, 75 anni, è dispiaciuto: “In questi anni ho visto crescere la Montecchia, dalla stella del 2009 all’apertura del bistrot ‘Abc’. Spero di essere riuscito a trasmettere la mia esperienza alle persone che hanno lavorato con me“.

[Link: Gambero Rosso, Corriere del Veneto]

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