La Montagna di Luigi Cremona. Dal terremoto turco agli SciattTempo di lettura: 5 min

Con MM (Marito Milanese) e MI (Marito Inglese dell’amica turca) eravamo molto entusiasti all’idea di andare all’Open Colonna per l’evento “La Montagna: Lo stile ed il gusto scendono a Roma” della cui esistenza abbiamo saputo solo il giorno prima. Siccome devo andare in Trentino Alto Adige per il mio prossimo libro, era un’ottima occasione per fare “scouting”. Abbiamo chiamato l’Open Colonna, era aperto al pubblico e costava solo 10 euro. Non volevamo assolutamente perdere l’evento della degustazione Paestum e Zago, detto Bufala e Birra, che credevamo fosse alle 17.00 e invece era alle 20.00.

La vita è piena di sorprese. Questa volta il nostro sbagliare l’orario dell’evento è la sorpresa piacevole. Ma una telefonata da mia mamma a Istanbul è stata una di quelle meno piacevoli. C’era stato un terremoto una mezz’oretta prima a Van, nella parte Nord-Est della Turchia. Avendo vissuto il disastro del terremoto a Istanbul non mi è possibile essere indifferente di fronte al terremoto, a maggior ragione a uno così grande nella mia patria, in una zona cosi povera. Decido di non andare all’Open Colonna. MM dice: “Tanto non è che riesci a fare qualcosa rimanendo a casa. Almeno lavori e ti aiuta pianificare i tuoi prossimi viaggi per il libro”. Telefonate su telefonate a casa a Istanbul. Abitiamo nel cuore della città, in una zona che risulta anche un quartiere curdo, più o meno. La mamma dice che abbiamo dei vicini in lacrime per la strada, sanno già di avere danni nel loro Paese. Altre telefonate, troviamo come e chi aiutare nel quartiere in prima persona e ci aggreghiamo agli studenti universitari che raccolgono vestiti, cibo, coperte e qualsiasi cosa, che verranno mandati nella zona in prima mattinata.

Con MM e MI andiamo alla volta dell’Open Colonna, io con un sorriso alla Monna Lisa. Come dice MM, così posso incontrare bella gente e posso raccontare belle storie nel mio prossimo libro e, alla fine, ognuno fa quel che può. Incontriamo altri amici là.

MM ringrazia il signor Felicetti per l’ottima pasta mangiata il giorno prima. Il signor Felicetti chiede dove l’abbia mangiato, MM risponde a casa, lui lo guarda incredulo, chiede dove l’abbia trovato, MM dice Casoli e passa l’esame. Io nel frattempo riesco a trovare un posto per l’evento Livigno e Madesimo.

Lo chef del ristorante Chalet ci fa i pizzoccheri. Squisiti. Lo chef aveva portato con sé anche la figlia del contadino che fa il formaggio per questo piatto. Bellissima, biondissima ragazza. Si bevono i vini di un’azienda Veronese, San Mattia. Il bianco non fa impazzire ma il rosso è notevolissimo.

Dopo i pizzoccheri tocca agli Sciatt. Pazzeschi.

Poi Stefano Masanti fa un piatto a base di funghi e formaggio, io non ho l’energia per assaggiare, ho già lasciato i pizzoccheri stupendi nel piatto e la cameriera mi ha guardato, a ragione.

MM si fa vedere al lato sinistro, dopo aver finito il primo giro e passo a lui il piatto per fare le foto. Lo tiene troppo basso, litighiamo e come segno di pace faccio mangiare a lui il piatto di Masanti, chef figo rockettaro. MM dice: “Fine del mondo”. Finisce lo show e non avevo prenotazioni per altre cose. È andata cosi.

Tanto c’è molto da degustare e da chiacchierare. Facciamo un’ora piena con bellissimi contatti, sicuramente al meno due finiranno nel libro. Nel secondo piano dove ci sono prodotto tipici nordici e c’è una mappa dei prodotti. Guardo e dico a Carlotta: “Ma ti rendi conto che Paese figo!”. Avere due nazionalità ha un sacco di contro. Ma nei giorni così è bello avere due Paesi: mentre uno tira giù, l’altro tira su.

Allora, highlights delle 2 e passa ore passate all’Open Colonna.

Innanzitutto, la ricetta approssimativa degli Sciatt. Ideale per una festa a base di fonduta di formaggi.
Il formaggio Casera di Valtellina tagliato a cubetti. Un misto di farina di grano saraceno e farina bianca. Il saraceno deve essere il doppio del bianco. Quantità uguale di birra e acqua. La pastella deve essere scivolosa, non troppo intensa, deve scivolare facilmente sul cucchiaio. Una volta mescolato il tutto, l’ultimo tocco è un goccio di grappa. Ogni formaggio viene bagnato nella pastella con uno stuzzicadenti. Dopo aver bagnato lo stuzzicadenti, si gira a destra e a sinistra, come fanno i cani dopo aver fatto il bagno. Così non devono rimanere pezzi di pastella, ma è semplicemente coperta. Poi si frigge nella fonduta. Squisita, originale, facile, divertente, invernale. Con il rosso di San Mattia, stupendina.

Altre meraviglie! Il pane all’anice, con la carne di manzo secco del macellaio Dagostin.

Lo speck del salumificio Val Rendena. Praticamente l’animale intero e sembrava un fossile. Ho avuto la geniale idea di fare questo commento anche alla persona che tagliava lo speck lungo almeno un metro senza romperlo. La risposta è stata: “Invece è speck”. Giusto.

Isera ha una Sindaco molto simpatica e bella, e con l’altrettanto simpatica e bella PR del MART (museo d’arte contemporanea) hanno raccontato un sacco di progetti interessanti. Come dicono loro, “Isera vale una deviazione”.

Il Violino di Fracassi e il prosciutto di cinta senese di Fracassi.

La Birra di Zago. La sottoscritta ha provato solo quella bianca che era buonissima. Non ho un vocabolario abbastanza ricco per descrivere tutte queste cose belle. Zago ha fatto un cestino elegante con il panettone e mostarde varie per il Natale. Spero che non sia caro quanto è elegante e che possiamo permetterci di comprarlo per la festa con la nostra famiglia milanese. 🙂

[Elvan Uysal]

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