Junk food. Nature: vietate lo zucchero nelle scuole

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Riuscireste ad immaginare una scuola senza macchinette dispensatrici di cibi dolci e bevande gassate? Negli istituti scolastici di ogni ordine e grado (con la debita eccezione di materne ed elementari) hanno smesso da tempo di fare la guerra al junk food. Qualche pizzetta low cost è l’unica arma spuntata con cui la scuola combatte oggi la cattiva alimentazione dei ragazzi.

Non dovrebbe essere destinato a cambiare le cose l’ultimo studio dell’Università della California, pubblicato sulla rivista scientifica Nature, che mette al bando lo zucchero, raccomanda una tassazione dei cibi che lo contengono in grandi quantità e si spinge a proporne la messa al bando integrale nelle vicinanze delle scuole.

In un mondo in cui gli obesi hanno superato i malnutriti, l’ultima crociata degli scienziati americani è solo un blitz dell’offensiva globale contro i cibi che favoriscono l’insorgere di patologie gravi come il diabete e i disturbi cardiovascolari. Malattie che pesano come macigni sui bilanci della sanità dei paesi ricchi, da anni esposti alla bufera della crisi economica.

Non stupisce quindi che, dopo la crociata anti fumo e anti-alcol, in Italia sancita con l’introduzione dell’obbligo di etilometro nei ristoranti e rafforzata da spot pubblicitari (anche buffi), qua e là per il globo siano fioriti negli ultimi tempi iniziative che più della salute dei cittadini sembrano inseguire l’obiettivo del pareggio di bilancio.

A tassare i consumi di cibo spazzatura hanno già provveduto Danimarca, Ungheria, Francia e anche l’Italia, ormai conquistata da modelli alimentari d’Oltreoceano, ha pensato, nei giorni concitati del risanamento, ad una tassa su alcol e junk food.

Con ambizioni più modeste hanno avuto il tempo di proliferare anche iniziative  di educazione alimentare, manifesti e libri per formare il gourmet del futuro ma nessuna new entry è accorsa, nel frattempo, a variare il menu del consumatore poco attento alla salute. I nemici giurati sono infatti sempre loro: burro e grassi in genere, alcol, zucchero.

A finire oggi nel mirino della prestigiosa rivista è il saccarosio, un composto di glucosio e fruttosio presente nello zucchero da tavola, nelle bibite gassate e in tanti prodotti dolci confezionati. “Fa male come l’alcol, crea dipendenza e favorisce l’obesità”, avverte la rivista. E se il futuro sono loro, i liceali di oggi, non si può certo dare torto a Nature quando caldeggia la scomparsa dei cattivi maestri dalle scuole, quei dispenser di cibo spazzatura che scandiscono la mattina degli adulti di domani e lasciano i genitori da soli nella più velleitaria delle guerre mai combattute.

[Fonte: greenplanet.net Foto: salute24.ilsole24ore.com]

2 Commenti

  1. Credo anch’io che sia una battaglia persa quella contro il cattivo cibo servito dai distributori a scuola ma credo anche che come ogni proibizionismo vietarli potrebbe non dare i frutti sperati. Ovvio che l’educazione alimentare dei ragazzi spetti soprattutto alla famiglia ma siccome à la guerre comme à la guerre, il momento è arrivato di lanciare un segnale forte e chiaro, nell’interesse della salute dei ragazzi. Chissà che, in mancanza di barrette e snack vari, non riscoprirebbero il fornaio…

  2. D’accordissimo che sia importante educare o quantomeno informare correttamente i liceali riguardo il rapporto tra l’alimentazione ed alcune malattie ed il modo più corretto di alimentarsi.
    Per sortire qualche effetto occorrerebbe un piano con azioni coordinate su più fronti: comunicazione, insegnanti, e non ultimo specialisti. I soldi per la creazione di programmi e metodologie specifiche potrebbero provenire da una tassa apposita sui “cibi spazzatura”. Sul risparmio per la spesa sanitaria ci andrei cauto però, dai continui scandali, che ormai purtroppo nemmeno scandalizzano, pare di capire che se i malati non ci sono si inventano con fustelle, ricoveri e prestazioni false. Per contenere la spesa le misure sarebbero altre ed hanno poco a che fare con le patologie.

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