E venne il tempo delle donne tra i fornelli. Prima il tempo degli angeli del focolare e delle Golosotte, poi quello di Valentina Nappi, napoletana diventata pornofemmina a seguito di pasto tellurico da Ferran Adrià, infine il minutaggio di Lesley-Ann Poppe, chef belga e conduttrice TV che sbarca sulle pagine di Playboy. Insomma, cucina declinata secondo il sesso. Dici cucina e pensi alle mamme-zie-nonne-tate che ti vogliono bene, ti hanno accudito, ti hanno preparato da mangiare. Dici ristorante e pensi ad uno chef uomo che ti accoglie e ti guida in una esperienza, pardon, in una food experience. Manca un passaggio, che non è quello del decostruttivismo a tavola (concept al limite del paradosso riguardo al piatto che consideriamo sintesi come sarebbe quello “dell’iter sessuale”) o dello show incentrato sul personaggio: forse è identificabile con il raggrumarsi delle esperienze veicolate. Veicolate da chi e come? Nella società dell’apparire è la modalità di presentazione su cui si gioca tutto. Il dato è puramente quantitativo ed è causa ed effetto. Non si parla molto di donne perché non ci sono molte donne in cucina. Tautologico, da quota rosa immediata, da celebrazione, da rottura del ghetto. È necessaria un’inversione degli stereotipi: via l’angelo del focolare con tutto il traino che si porta dietro (come ha cercato di chiarire Paolo Marchi nell’ultimo IG), arriva il diavolo dei fornelli. La capacità è quella dirompente dell’autorità che governa una cucina, chiede tempi, pretende precisione e rispetto. Cristina Bowerman (la cui anima potete leggere qui), nel video curato da Franca Formenti, rivela questa capacità che ci fa comprendere come quello di chef sia un mestiere e non una vocazione legata all’essere donna o uomo. Sesso come genere: cucina donna, piatto uomo. Nutrirsi di tutti, goderne soprattutto.

Franca Formenti. La prima volta che hai cucinato quanti anni avevi?
Cristina Bowerman. Credo 3 con mio padre. Mio figlio lo stesso ha pastrocchiato con me a 3 anni circa. Se parliamo di cucinare veramente, probabilmente intorno ai 12 anni.

FF. Quando fai la spesa compri anche junk food?
CB. Not really.

FF. Cosa hai imparato dal cibo?
CB. Il rispetto.

FF. Tre cose della tua cucina che faresti /vorresti sempre?
CB. Il mio cucchiaio a punta quadrata, Roner, padella in ghisa.

FF. Tre cose della tua cucina che non rifaresti mai?
CB. Impiattamento a ripetizione, porcellana troppo ricercata e usare ingredienti a rischio di estinzione (ex. e’ dal 2007 che non servo piu’ tonno rosso).

FF. Nel tuo frigo di casa non manca mai?
CB. Latte parzialmente scremato. quello intero non mi piace.

FF. Qual è la differenza per te tra la fame e la gola?
CB. Didascalicamente fame è sinonimo di necessità, gola è piacere.

FF. Il  primo libro di cucina che hai letto?
CB. Manuale del cuoco professionista di Gentili.

FF. Finisce il petrolio …finisce la tecnologia e cioè il prolungamento del  nostro  corpo… pensi che saresti in grado di deliziare i sensi ugualmente anche senza gli attrezzi che usi quotidianamente?
CB. Assolutamente sì. Il mio soprannome è McGuiver! Ho fatto camping per anni, il mio momento di relax preferito, staccandoti da tutto e tutti. Cucinare in un ambiente primitivo ti dona un’energia non riproducibile in altre circostanze.

FF. La fame è l’anima del commercio. Il cibo è da sempre il business più grande del pianeta… sarete voi a rialzare l’economia dell’Italia?
CB. L’economia dell’Italia? Perché no? Sarebbe un onore e una grossa responsabilità.

(Franca Formenti)

Tutti gli chef che hanno risposto alle 10 domande.