Il passaggio più bruciante dell’articolo di Roberto Saviano pubblicato oggi su Repubblica lo annuncia proprio il titolo: “Dalla carne alla mozzarella. Camorra Food Spa serve a tavola“. Un percorso gastronomico di quelli, appunto, che ti fanno bruciare stomaco e meningi. Tu compri prodotti alimentari e rischi di arricchire camorra, Cosa Nostra, ‘ndragheta. Perché il business alimentare non alimenta solo l’audience degli show cooking e delle trasmissioni televisive e da esso si alimenta. Ma ti inserisce in un circuito che non conosci. Se compri mozzarella di bufala che dovrebbe essere Dop e non lo è. Se metti vicino il pane che acquisti in modo folcloristico a bordo strada dopo aver fatto il giro dei caseifici e non sai che è stato cotto con il legno delle bare abbandonate invece che nel romantico forno a legna.

Un articolo che è una sferzata alle convinzioni di noi tutti che pensiamo al cibo migliore e alle eccellenze e che invita ad alzare ancora di più la guardia per evitare di bere il caffè proveniente da accordi in Sudamerica, mescolarlo con zucchero di dubbia provenienza o berci un bicchiere d’acqua minerale imposta al consumo e diventata tanto forte che negli States finivano con l’esportare solo l’etichetta da applicare alle bottiglie con dentro acqua del rubinetto  di New York.

E poi il burro e la carne che probabilmente segnò la condanna a morte del giovane cronista del Mattino, Giancarlo Siani, ucciso nel 1985 mentre era alla guida della sua Mehari. E la frutta con le transazioni e i cartelli che facevano di Fondi lo snodo di mille monopoli. O “dettava legge” a Milano alla periferia sud-est, giusto per non pensare che questi traffici abbiano confini geografici “tipici”.

E anche la mozzarella, “prodotto campano d’eccellenza, nel mirino delle organizzazioni da sempre”. Vi copio il passaggio dell’articolo di Roberto Saviano invitando tutti a leggere questo articolo che fa comprendere come sia sempre più necessario disporre dei migliori controlli possibili, di avere quanto più possibile una conoscenza diretta di cosa acquistiamo e mangiamo e di fare circolare le notizie relative. Perché se è vero che siamo ciò che mangiamo, io vorrei evitare di sembrare quello che non sono. E sono convinto che lo siano tutti.

 I casalesi importavano latte proveniente dall’est Europa, dove avevano allevamenti di bufale, mozzarelle romene che venivano vendute come mozzarelle casertane. Poi hanno iniziato a importare a basso costo le bufale dalla Romania, per infettarle con sangue marcio di brucellosi e guadagnare dall’abbattimento. Inquinare con affari mafiosi la produzione di mozzarella significa compromettere una delle storie culturali ed economiche più preziose della Campania. E i clan lo fanno da decenni. Nella vicenda che ha portato all’arresto di Giuseppe Mandara e al sequestro dell’azienda è emerso che grazie al rapporto con i La Torre, l’imprenditore aveva tratto vantaggio dalla rete criminale messa a disposizione dal clan e dalla sua condotta mafiosa. Non solo ci sarebbe un rapporto economico, ma anche un appoggio strategico. Mandara, secondo le accuse, utilizza una prassi tipica della logica mafiosa: per abbassare i costi utilizza prodotti di scarsa qualità o mischia tipi di latte diverso. Nelle mozzarelle di bufala prodotte da Mandara era infatti presente anche del latte vaccino in percentuali considerevoli. Le mozzarelle di bufala venivano quindi messe in commercio con l’indicazione Dop anche se il procedimento non l’avrebbe affatto consentito. [Repubblica]

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6 Commenti

  1. Sembra che la mozzarella di bufala sia l’unica preoccupazione del mondo in questo periodo… Sveglia, si mangia solo al sud, a Milano non sanno nemmeno cos’è…

      • 😀
        Damiano nel post in realtà si parla di tutto compresa la mozzarella. Anzi, nel post si parla delle infiltrazioni della camorra nell’agroalimentare. Camorra che come dicono sia gli amministratori leghisti, che la molto autorevole ex sindaco di Milano, voi non sapete cosa sia.
        Però l’argomento è interessante: che si mangia a Milano in questo periodo?

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