All’Oro ci rapirà definitivamente con la formula pranzo a 18 € e la vista mozzafiato

Riccardo Di Giacinto e Ramona Anello

All’Oro, il ristorante stella Michelin di Riccardo Di Giacinto e Ramona Anello resta a Roma, ma ha cambiato sede. Lasciata quella storica di via Duse, ai Parioli, è ora in via del Vantaggio, due passi da Piazza del Popolo, all’interno del The First Luxury Hotel. Cambiamenti? Molti e significativi. Si parte dagli spazi. Ampi, nulla a che vedere con la bomboniera precedente. Una sala che è un salone, una cucina che si intravede su un lato, il cocktail bar Misceliamo, una terrazza, un roof garden con annesso ristorante 0-300. Tanta carne a cuocere da subito e qualche altro progetto da perfezionare.

Come il brunch, anzi l’All Day Brunch, e la pausa pranzo che appena il meteo lo permetterà si potrà consumare al roof garden, vista spettacolare sui tetti di Roma e sulle cupole delle chiese che si alzano a manca e a dritta insieme alla macchina da scrivere dell’Altare della Patria e al profilo del Pincio. E quando farà troppo caldo, si scenderà di un paio di piani, sempre in terrazza ma al riparo dal sole. Resteremo senza parole. Anche guardando il conto a 18 €, vista compresa. Il lato erotico (cit.) di All’Oro che però scommette anche sulla tradizione e lo fa nei “vecchi” locali con l’apertura di Sm’All Cucina e Vino, trattoria in chiave contemporanea.

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Al Misceliamo food cocktail bar c’è Patrizio Boschetto che si esalta e ci esalta con le sue esperienze londinesi. Apre e chiude il percorso. Martini e cocktail di carota e varie digressioni con proposte da integrare nel menu. L’arte del mixologist (non lo chiamate barman e nemmeno bartender) è questa: rendere la formula ristorante ancora più completa. Ma ci si può soffermare anche solo tra i divani per chiacchierare e assaggiare i finger food della cucina. Prezzo: 15 € per un completo Di Giacinto + Boschetto.

IMG_1403 barolo Prunotto Bussia 2007

In sala c’è un nuovo arrivo. Daniele Montano. Molto apprezzato – si sussurra al tavolo – già dai tempi (recenti) del Pagliaccio, bistellato romano che condivide con All’Oro, Romeo e Glass Hostaria la comunicazione di Aromi Creativi (che manderà in funzione a breve anche il nuovo sito). Il gesto è di lungo corso, l’abbinamento è di esperienza. Un altro punto a favore.

E per chi crede ancora che il ristorante sia solo ristorante e se stellato con una spolverata di nappe e stoviglie adeguate non resterà deluso. Anzi. All’Oro lo coccolerà con i divani montati su una pedana rialzata (non fatevi mancare l’idea di un novello triclinium) e una carta moderna ma caratteristica con sapori decisi e sostanziosi. Piatti diventati classici e novità che conquistano chi non si è mai seduto alla tavola della coppia più bella di Roma.

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Antipasti. Il riassunto di carbonara è esercizio divertente e biglietto di presentazione. Siete a Roma, cercate di ricordarvelo. Tiramisù di baccalà: non è il saluto conclusivo ma un altro ingrediente della tavola romana e romanesca che va un punto oltre il solito mantecato con l’abbinamento di lardo di cinta senese e cacao amaro. Pannacotta tiepida di mozzarella bufala passita (affumicata) con crocchetta di patata e astice. Arriva in una tazza da tè, prendere nota per non tralasciarla nell’ordinazione.

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Pesce. Tagliolini di pasta fresca, tartufo, gambero (crudo e scottato con la pasta): vi piacerà questo mare e monti corposo, da ristorante sul mare verrebbe da dire.  Mini hamburger di seppia, cappello di seppia e sesamo, salsa nero di seppia, maionese affumicata, pomodorini del piennolo: piacevole ed equilibrato. Sushi. Lo metterei qui tra il pesce perché così lo immagina tutto il mondo. Invece è di carne fassona con parmigiano, “foglie” di tartufo e aceto balsamico e si chiama Susci.

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Carne. Finalmente il tanto citato Rocher di coda alla vaccinara, la quintessenza del piatto glamour che ti fa mangiare il quinto quarto senza spericolate acrobazie (al netto dei maldestri tentativi di usare le bacchette per il susci di poc’anzi). Pane e salame, ricotta e erbe di campo, sembrerebbe un piatto da osteria di camionisti. Sapori decisi (bravo), presentazione da stellato. La tavola che piace.  Cappelletti in brodo asciutto, limone e zafferano. Il modo più facile per assaggiare il brodo (all’interno del cappelletto) anche per chi di brodo non ne vuole sapere.

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L’area dolci si avvale del pastry chef Thierry Tastivint. Come non essere d’accordo con la scelta dopo la successione del pre dessert di arance speziate alla granatina con spuma al limone, il flottant, il Biscuit au chocolat con lamponi, gelato allo yogurt, pepe e riduzione di arancia, burro e Grand Marnier (francesissimo) e la cupola del Tiramisù All’Oro?

IMG_1421 cocktail carota All'Oro nuovo Roma ingresso the first luxury hotel all'oro Roma

All’Oro ha giocato bene la sua carta del rinnovamento, si amplia, sale (in terrazza) e scende a quote umane (di prezzo con il brunch), diversifica (aprendo il ristorante 0-300 in terrazza con il fornissimo di Paolo Parisi) ed è giustamente trendy con le installazioni artistiche da far credere che Roma sia capitale di gusto al pari di Londra, Parigi e New York.

Qualche remoto dubbio si cela ancora dentro di voi?

Ristorante All’Oro at The First Luxury Hotel. Via del Vantaggio, 14. Roma. Tel. +39 06 97996907




- giovedì, 7 marzo 2013 | ore 9:26

8 commenti su “All’Oro ci rapirà definitivamente con la formula pranzo a 18 € e la vista mozzafiato

    • Sono d’accordo, e’ un segnale confortante, onolre al merito! Ma forse A Roma (e’ la pizza che conosco) il concetto non e’ ancora abbastanza chiaro: soldi non ce ne sono piu’. 🙁

  1. Può capitare di inciampare in una bottiglia di Prunotto, con tanto di Barolo e altrettanto di Bussia…ma da qui alla pubblicazione della foto…il problema non è solo berla, ma decidere di pubblicarla. 🙂

  2. Vizio sarà il suo, la mia è una piacevole abitudine 😉
    Giacomo, è un mio lettore? Perdoni lo stupore ma vi facevo in estinzione. La ringrazio e saluto cordialmente, non senza chiarire che non si tratta di una questione di prezzo, che qui c’entra poco e niente, a mio avviso, ma di qualità. Il barolo bussia di Prunotto mica è un vino da 3 euro! Solo non credo che un’etichetta del genere, del 2007, meriti un riflettore puntato, tutto qua. 🙂

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