come fare pizza forno casa

Tanta pizza a Milano questa settimana. C’è la scuola di pizza che dopo il successo di Napoli, sbarca al Brian&Barry a Milano con 18 lezioni affidate a pizzaioli napoletani lezioni per insegnare come farla a casa (qui la ricetta da provare subito).

Si parte domani, 13 ottobre, a piazza San Babila (ingresso in via Durini 28) per arrivare tutto di un fiato a domenica 18.

Tre lezioni di pizza al giorno dalle 11 alle 13, dalle 15 alle 17, dalla 18 alle 20.

Vincenzo Capuano

Si inizia martedì 13 con una famiglia storica, quella dei Capuano, con Luigi che ritorna in una special session con il figlio Vincenzo, il pizzaiolo delle “mille lire” impegnato al forno di Rossopomodoro nello spazio Eataly a Expo.

Mercoledì 14 sarà la volta di Antonio Faccetti, pizzaiolo di Capodimonte, impegnato nel locale di Rossopomodoro Stazione Centrale a Milano.

Giovedì 15 c’è Paolo Pangia, dal ristorante milanese di viale Sabotino, che ha vinto la Gran Coppa Rossopomodoro al Campionato Mondiale di quest’anno.

Venerdì 16 terranno le lezioni Giovanni Mazzola e Antonio Cacia che sfornano le loro pizze a Largo la Foppa

Sabato 17 c’è Davide Civitiello, tra i più forti pizzaioli napoletani che ha la sua base a Rossopomodoro di via Partenope

Domenica 18 chiude un altro figlio d’arte napoletano: Stefano De Simone , nipote del portabandiera Adolfo Marletta attualmente in forze proprio al The Brian&Barry Building.

L’iscrizione, obbligatoria, si può fare da subito sul sito  scegliendo il maestro da cui si vogliono apprendere i segreti dell’arte della pizza, secondo giorno e orario della lezione.

Rossopomodoro Casa Lorena

I posti sono limitati e la quota di partecipazione è a offerta libera, con un minimo di 10 € a personaIl ricavato sarà interamente devoluto a favore delle donne vittime di violenza residenti a Casa Lorena, una struttura di accoglienza gestita dalla cooperativa EVA che si sostenta attraverso un servizio di catering per eventi e la produzione di dolci e confetture, “Le Ghiottonerie di Casa Lorena”. Prelibatezze sane e apprezzate dal mercato che hanno permesso alle donne che le realizzano di recuperare autostima attraverso un’attività di cui andare orgogliose e che garantisce loro indipendenza economica.

Ad accogliere gli allievi ci sarà il trio formato da Clelia Martino, Development Manager di Rossopomodoro, e dagli Executive chef Antonio Sorrentino e Enzo De Angelis.

brian&barry eataly

Oggi, sempre al Brian&Barry, sono di scena i migliori prodotti della Campania, la regione protagonista di ottobre (ogni giorno 12 c’è una regione).

A piano terra c’è la pizza napoletana nella versione tradizionale preparata con il forno elettrico, una sfida ormai vinta grazie all’abbinamento del forno Izzo e della farina Caputo.

forno elettrico Izzo pizza napoletana

Al primo piano c’è il market di Eataly dove si potranno degustare le marmellate di Casa Lorena e di Officina Familiare, piccola azienda agricola con limoneto ad Amalfi, e le salse di pomodoro Dani Coop impegnata nella produzione dei pelati San Marzano tra i migliori come vi abbiamo detto

Al secondo piano, ecco i vini della Masseria Frattasi – Falanghina e Aglianico prodotto già nel 1576, mentre al terzo piano, all’Hamburgeria di Eataly, verranno preparate bruschette e fette di pane con l’olio dell’azienda cilentana Agrioil. Al quarto piano, la pizzeria ha organizzato assaggi di mozzarella di bufala Mozzarè.

15 Commenti

  1. Segnalazione per la redazione: primo paragrafo dell’articolo.
    L’inciso tra parentesi “qui la ricetta da provare subito” manca forse del link ipertesto? Immaginavo volesse reindirizzare alle dettagliate “lezioni di pizza” di Scattidigusto.

  2. Scusa Clelia ma.. il DISCIPLINARE INTERNAZIONALE PER L’OTTENIMENTO DEL
    MARCHIO COLLETTIVO
    “VERACE PIZZA NAPOLETANA” – (VERA PIZZA NAPOLETANA) è categorico:

    “Sono esclusi tutti i tipi di grassi dall’impasto.”

    2.1.2 – Dosi e ricetta
    Dosi di impasto:
    (Si riporta un valore dei vari ingredienti ottimale raccomandato rapportato a litro di
    acqua)
    Acqua: 1 lt
    Sale: 50-55 g
    Lievito: 3 g
    Farina: 1,700/1,800 Kg (secondo la Forza)
    Tempo di impasto: 10 minuti per aggiunta di Farina
    (fino al raggiungimento del punto di pasta)
    20 minuti lavorazione a bassa velocità
    Prima Lievitazione: in macchina o madia legno 2 h
    “Staglio a mano”: in panetti 180 – 250 g circa
    Seconda Lievitazione: in cassette per alimenti 4-6 h
    Temperatura di fermentazione: ambiente (T: 25°C)
    Conservazione (temperatura ambiente): entro le 6 ore successive
    Per garantire l’uniformità del prodotto, al variare delle condizioni stagionali, sarebbe consigliabile l’uso di celle di fermentazione a temperatura ed umidità controllabili.

    • Peccato che il disciplinare non è il verbo e molte pizzerie usano lo strutto, che è l’unico grasso smesso nella pizza napoletana.

      • Caro Rasputin,
        il disciplinare non sarà il verbo, ma non diciamo sciocchezze.
        L’olio e lo strutto a Napoli non li usa nessuno nell’impasto, sarebbero tacciati di eresia i pizzaioli che lo facessero.
        Casomai è più corretto dire che non disponendo di forni a legna a casa (e da quello che leggo neanchè da Brian&Berry) è consigliabile l’aggiunta di olio per non far seccare l’impasto.
        Provi a chiedere a Enzo Coccia, Gino Sorbillo o Ciro Salvo se mettono l’olio o lo strutto nell’impasto e vedrà cosa le rispondono.
        Saluti

  3. Continuo a non seguire, forse ho perso i neuroni. Si parla di corsi di cucina “per pizza fatta in casa”. Quindi non VPN, a quel che leggo. Pizza in casa.
    Tant’è che la foto di presentazione mostra una onesta pizza in teglia.
    Ma allora, da dove esce questo diBBattito sul disciplinare? Lo sapete che è subito Ecce Bombo, vero? 🙂

  4. Marco Ippolito 13 ottobre 2015 alle 09:57
    “Provi a chiedere a Enzo Coccia, Gino Sorbillo o Ciro Salvo se mettono l’olio o lo strutto nell’impasto e vedrà cosa le rispondono”
    .
    Ma tu credi ancora che il disciplinare sia il VERBO?
    Come i Vangeli viene tradito dalla maggior parte dei pizzaioli in molti dei suoi punti.
    Potrei dimostrarti, ad esempio, che Ciro Salvo non segue il disciplinare.

    • O pensi che Michele, l’unica LEGGENDA(non costruita) della Pizza Napoletana che NON HA ADERITO AL DISCIPLINARE sia un Giordano Bruno da bruciare?
      E’ un DISSIDENTE che usa addirittura OLI DI SEME.
      Ma fa una pizza alla napoletana classica.
      E, dal punto di vista ESTETICO, sicuramente più bella di quella di Ciro Salvo.

      • Caro Sergio,
        io ho premesso che il disciplinare non è il verbo anche perchè ormai datato negli anni, ma anche se c’è oggi chi si discosta dal disciplinare sicuramente non mette l’olio nell’impasto.
        Poi se vuoi mangiarti la pizza con l’olio di semi, arrivato a questo punto mettilo pure nell’impasto.
        Ognuno ha i suoi gusti.
        Se il disciplinare è sicuramente vecchio, Michele è rimasto alla preistoria.
        Io vado da Ciro Salvo se permetti

        • Se vai da Ciro Salvo attenzione al cornicione, che è uno dei più brutti di Napoli.
          E cerca di capire perché il numero 1 dei pizzaioli napoletani non riesca a fare un cornicione più decente.
          Troverai nel web qualche risposta.Ti segnalo un articolo di appassionati delLa Confraternita della Pizza dopo una serata da Ciro Salvo in cui si parla del cornicione.
          Caro Marco, penso che sia chiaro che non sei tu il mio bersaglio.
          Ma l’XXXL cornicione di Ciro Salvo.
          🙂

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