Milano. Ghe Sem, ristorante cinese con i ravioli più fusion del mondo

ghem sem milano

Ghe Sem: in milanese, ci siamo, eccoci, siamo arrivati.

Dim Sum: in cinese, tipo di cucina della Cina meridionale, che comprende una vasta gamma di piatti leggeri da servire insieme al tè (cinese).

Sem chì al Ghe Sem a mangia’ i Dim Sum: frase un po’ fusion che potrebbe diventare idiomatica a breve, visto il successo del posto che è  pieno tutte le sere.

Ghe Sem è aperto da un paio di mesi in via Vincenzo Monti – strada della Milano bene, vecchi palazzi e vecchi platani a creare un’atmosfera di bellezza un po’ d’antan.

E una miriade di ristoranti, pizzerie, bar, enoteche e così via, a sottolineare il fatto che ci stiamo (probabilmente) avviando verso una civiltà di mangiatori in esterni, senza più cucine nelle case.

Qui in Vincenzo Monti l’offerta gastronomica è variata: si va da Smøøshi, locale fushion tra sushi e smørrebrød, agli ormai classici hamburger di Fatto Bene (al sesto posto nella nostra classifica degli hamburger 2016).

ghesem018ok

E adesso Ghe Sem. Il nome è, come detto, milanese; lo chef, Daniele Ferrari, viene dalla Trattoria La Pesa di via Fantoni, mentre Fabrizio Casolo, uno dei titolari, è socio fra l’altro del Bento Bar e dell’Osteria Brunello in corso Garibaldi.

ghesem011ghesem010

Un giovane cuoco cinese si occupa dei ravioli; il barman Giovanni Parmeggiani invece dei cocktail, molti ideati ad hoc per il menu.

ghesem016ok

Menu che comprende circa 20 tipi di di ravioli all’insegna della contaminazione fra la tradizione orientale, gli ingredienti mediterranei e le suggestioni del moderno.

La carta non è ancora definita: si prova, si sperimenta, si sostituisce, si toglie si reinserisce. Si va da quelli di carne a quelli di gamberi al vapore e alla griglia, alle verdure, ai funghi, fino ad accostamenti più curiosi e insoliti: asparagi e patate, fassona e cipolla caramellata, spinaci e scamorza, capasanta e pomodoro, pollo e curry, nduja e mascarpone.

Serviti a due a due, i ravioli di Ghem Sem costano dai 3 € ai  7 €, fatta eccezione per quelli con gambero che costano 4 € l’uno. Fino ad arrivare a un “prezioso” storione e caviale Calvisius Da Vinci (2 pezzi, 8 €).

Ci sono anche alcuni piatti (tartare di salmone, passion fruit e cetriolo sesamo nero, 10 €; carpaccio di salmone con salsa ponzu, 12 €; Hiyashi Wakame, 5 €; insalata misticanza sedano e gamberi alla piastra, 15 €).

ghesem006ok ghesem013ok

Invitato a un assaggio, ne ho appunto assaggiati un po’: mi è rimasta la curiosità per storione e caviale, ma anche per fassona e cipolla.

Mi sono piaciuti, quelli ai gamberi molto. Per altri avrei preferito un sapore un po’ più deciso o magari una creazione più originale.

ghesem015ok

Come originale è la scelta dei cocktail (tutti a 8 €): Il Milione di Marco Polo (liquore ai fiori di sambuco, prosecco, sciroppo di rosa, bitter al tè), Wasabi Mary (sakè, lime, wasabi, salsa di soia), Chinese Whisper (vodka al limone, liquore al lichis, homemade sour mix, sciroppo di zenzero), e così via, sempre giocando sulle note orientaleggianti.

ghesem023ok

Infine: i dolci. Che vengono da Sugar, la pasticceria che si trova esattamente a fianco di Ghe Sem: ho assaggiato ripetutamente un’ottima cheesecake alla maracuja, come ottima era la mousse di cioccolato con cuore di zenzero e menta; non amo molto le torte frangipane, ma questa, con crema di lime e mandorle, non mi è dispiaciuta.

ghesem021ok

Il locale comunque è piacevole (bella la scelta dei colori alle pareti), una trentina di posti dentro e altrettanti fuori; ideale per aperitivi lunghi, scegliendo qua e là fra le varie voci del menu e della carta dei cocktail.

Dopo il primo assaggio il prezzo potrebbe rappresentare un problema, perché una volta partiti diventa difficile fermarsi, anche se forse è adatto alla zona e ai probabili frequentatori.

Ghe Sem. Via Vincenzo Monti, 26. Milano. Tel. +39 0245374300




- mercoledì, 22 giugno 2016 | ore 12:54

14 commenti su “Milano. Ghe Sem, ristorante cinese con i ravioli più fusion del mondo

  1. Parlando di Tapas(sempre in un articolo di Emanuele B.) Andrea e Walter :-), rispondendo ad una mia domanda, accennarono alla differenza del mangiar le Tapas nell’atmosfera culturale ed antropologica dei posti spagnoli in cui sono nate.
    Ebbene, quel ragionamento(molto più e meglio articolato)può essere applicato ai ravioli cinesi…anche se adattandolo. E mi spiego.
    Proprio Emanuele scrisse della Ravioleria Sarpi e ne rimasi attratto.
    “Se sono a Milano è qui che voglio mangiare i ravioli cinesi” mi dissi.
    E, anche dopo aver letto questo post, lo confermo.
    .
    Fare la fila e aspettare in piedi con gli altri.
    Vedere farmeli espressamente da mani cinesi.
    Consumarli in piedi con gli altri.
    Salutarli, alla fine e proseguire…per via Paolo Sarpi.
    Non sarò in Cina, ma sono nella “Chinatown” milanese.
    Non sarò in Cina, ma sono in via Paolo Sarpi.
    .
    Non so se ho tradito o deformato il pensiero di Andrea e Walter(sulle Tapas) ma io i Ravioli Cinesi a Milano vorrei mangiarli…così.

  2. Sono stato al Ghesem due settimane fa.
    Mi è piaciuto parecchio l’idea e abbastanza la sostanza. I cocktail sono originali e ben eseguiti; i ravioli, a mio gusto, non sono tutti azzeccati (dim sum di nino bixio resta a mio avviso superiore).
    Detto ciò, i dim sum sono il “cibo di strada” per antonomasia, presso il ghesem invece si sono trasformati in gioielli (capisco tutto: location, milano, concept, materie prime, ecc. ma 76€ in due sono tantini)
    Per Davide: non so quanto vivere “la strada” ti possa avvicinare all’esperienza originale. Non sono mai stato in Cina (solo Hong Kong che non è cina vera), quindi difficile capire. Io non amo Sarpi, ci vado poco volentieri, ma dubito abbia qualcosa di autentico…

    • A Milano c’è scelta, c’è spazio per molti se non per tutti. A volte basta un’idea vincente, altre volte serve talento, professionalità.
      Quello che è sicuro è che il mercato lo fa, l’incontro di domanda e offerta: vedremo se e quanto campano coi ravioli a 4€.
      Di sicuro, fuori Milano costa tutto meno, ma la sera che non mangi pizza, mangi kebab. E la domenica vai in trattoria.
      Non serve per forza spendere per essere contenti. C’è gente che si accontenta di criticare chi spende con la birra del discount in mano. Appunto: spazio per tutti

  3. Le tapas, per riprendere un commento sopra riportato, per me sono la prossima bufala: una serie di stuzzichini per accompagnare una copa o una birra ti costano il doppio una cena. Devo proprio pagare il prezzo pieno di una porzione ridotta? A Milano tira anche di peggio, ma ecco l’ennesimo modo per spennare i milanesi che ci cascano felici e contenti.

  4. “Quanto gli piace ai milanesi 4 euro un raviolo! quanto si sento trendy!”(Trash)
    .
    Vorrei commentare questa frase.
    1
    Non vale solo per i Milanesi. Direi che è un fenomeno mondiale.
    Forse a Milano è soltanto più accentuato, il fenomeno.
    2
    C’è anche chi spende molto per mangiare ma non lo farei entrare nella categoria a cui accenna Trash.
    Come distinguerli?
    C’è chi li fiuta anche dando un’occhiata ad un locale.
    Ma sarebbe sempre meglio lasciarli parlare.
    Comunque, esistono articoli e saggi che spiegano approfonditamente il fenomeno ad incominciare dalla psicologia del lusso.
    .
    I food blog sono tra i maggiori propagandatori:
    delle mode,
    del lusso,
    del trendy,
    dell’effimero,
    del superfluo,
    del fighettismo,
    del trash,
    dell’illusionismo,
    del vuoto pneumatico,
    del nichilismo enogastronomico,
    del cinisno enogastronomico,
    della cultura dell’ ego-(gastronom)ismo,
    della mancanza di moralità.
    .
    Servono a distrarre, a divertire(quando ci riescono)
    A far riflettere poco.
    .
    Ma servono, soprattutto a vendere.
    .
    Perché non c’è niente di sacro…tranne il MARKETING.

  5. Quando si polemizza si rischia di generalizzare.
    Ora, io tengo molto ai pochi amici che condividono con me questo spazio pubblico di confronto.
    Per chiarire meglio il secondo punto del mio commento, un Andrea o un Giacomastro non li inserirei nella categoria accennata da Trash.
    Scusatemi se vi ho tirato in ballo, ma siete esemplificativi e sono tanti altri/e i nomi che aggiungerei ai vostri.
    .
    E comunque …tutte ma proprio tutte… le opinioni devono essere espresse anche quelle più lontane dalle nostre.
    (E sempre mi sono battuto per questo)
    In un libero confronto(a volte scontro)…finché questo magnifico blog ce lo consentirà.

  6. “ma non era un blog in cui si parla di cibo e di qualità del cibo?”(Trash)
    .
    Ma parlare di cibo è “anche” il pensiero che hai espresso tu.
    Che non è una ricetta, che non è la descrizione di una pizza mangiata in un locale ecc…
    Il tuo è comunque un pensiero intorno al cibo, sul cibo.
    Di natura antroplogica, sociologica, psicologica…ma attinente al cibo.
    Che io ho apprezzato molto, anche perché profondo.
    .
    “tutti a parlare di marketing”(Trash)
    .
    Un momento, l’unico a parlare di marketing sono stato io.
    E’ ribadisco le stesse ragioni che accennavo sopra. In più.
    il cibo(in senso lato) è comunicazione ed è sempre più inserito in quella particolare forma di comunicazione che è la C. commerciale, cioè il marketing.
    E’ così rilevante il fenomeno nell’era del web che non si può non tenerne conto.
    Io, ad esempio, vedo una relazione tra il tuo pensiero e la comunicazione manipolativa del marketing 🙂
    .
    Ciao Trash.
    Si può stare insieme agli altri…senza condividere tutto.
    (Ma anche quando condividiamo poco)
    🙂
    PS
    E poi sono sempre pronto a parlare ed a spaccare il capello sulla pizza(in tutti i suoi aspetti), ad esempio.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

This blog is kept spam free by WP-SpamFree.