A Milano arriva la cacio e pepe di Felice al Testaccio che apre in via del Torchio

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Uno dice: bella la vita, vai, ti siedi, mangi, torni a casa, ti risiedi, mangi qualcosa per riprenderti, e scrivi. Sembra facile. E invece non è tutto così semplice: una parte del “lavoro” consiste nel camminare in lungo e in largo per la città, spiare oltre le saracinesche abbassate, controllare da lontano i cantieri, a mo’ di “umarell”: le nuove aperture possono sbucare dove meno te lo aspetti.
Come quella, prossima futura, di Felice a Testaccio in via del Torchio – a due passi dal Chicco do Mexico del Carrobbio, di cui ho parlato un po’ di tempo fa (e che presto raddoppierà vicino alla Scala e a Montenapoleone).

Sarà un pezzo di romanità trapiantato a Milano – la Roma popolare, quella delle osterie, quella del Testaccio, quartiere che prende il nome da una montagnola di cocci (testae) e detriti, un po’ come il nostro Monte Stella, fatto con le macerie dei bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. E dire osteria e Testaccio in una stessa frase è come dire Felice a Testaccio, celeberrima trattoria fondata da Felice Trivelloni (ne abbiamo parlato un po’ di tempo fa) nel 1936.

E dire Felice a Testaccio vuol dire dire cacio e pepe, un piatto-firma, secondo alcuni ancora un paradigma, secondo altri un buon piatto e nulla più.

Probabilmente un parere “nordico”, anzi “milanese”, potrebbe essere illuminante: ecco perché sarò un assiduo frequentatore di via del Torchio nelle prossime settimane.

[Ha collaborato Federica Caretta]

1 commento

  1. Ma io c’iò magnato al Testaccio nel 1964. DaFelice er Broccolaro. Vetrina avvaporata, dentro er cameriere claudicante cìà detto: pijiateve ‘e poste!: tirate fuori con la mano dx da una tasca rammendata di una giacca che in origine doveva essere stata bianca, rattoppata, trrraaa…..sul tavolo con un colpo solo, a mo di effetto domino, su una tovaglia carta da pacchi che pur essendo già unta non è rigorosamente stata cambiata. Le Sig.re (3) vicine di tavolo, (non c’era manco un’ombra di turista, solo indigeni)smadonnavano e smignottavano tipo: a li mortè quant’è bona sta pasta e broccoli, tacci tua che te possino quant’è goliarda!!! Verace trattoria romana senza comparsa ma meravigliosa e schietta come la cucina romana 1964!

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