A Milano arriva la cacio e pepe di Felice al Testaccio che apre in via del Torchio

6K Condivisioni

Uno dice: bella la vita, vai, ti siedi, mangi, torni a casa, ti risiedi, mangi qualcosa per riprenderti, e scrivi. Sembra facile. E invece non è tutto così semplice: una parte del “lavoro” consiste nel camminare in lungo e in largo per la città, spiare oltre le saracinesche abbassate, controllare da lontano i cantieri, a mo’ di “umarell”: le nuove aperture possono sbucare dove meno te lo aspetti.
Come quella, prossima futura, di Felice a Testaccio in via del Torchio – a due passi dal Chicco do Mexico del Carrobbio, di cui ho parlato un po’ di tempo fa (e che presto raddoppierà vicino alla Scala e a Montenapoleone).

Sarà un pezzo di romanità trapiantato a Milano – la Roma popolare, quella delle osterie, quella del Testaccio, quartiere che prende il nome da una montagnola di cocci (testae) e detriti, un po’ come il nostro Monte Stella, fatto con le macerie dei bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. E dire osteria e Testaccio in una stessa frase è come dire Felice a Testaccio, celeberrima trattoria fondata da Felice Trivelloni (ne abbiamo parlato un po’ di tempo fa) nel 1936.

E dire Felice a Testaccio vuol dire dire cacio e pepe, un piatto-firma, secondo alcuni ancora un paradigma, secondo altri un buon piatto e nulla più.

Probabilmente un parere “nordico”, anzi “milanese”, potrebbe essere illuminante: ecco perché sarò un assiduo frequentatore di via del Torchio nelle prossime settimane.

[Ha collaborato Federica Caretta]


- giovedì, 14 settembre 2017 | ore 9:50

Un commento su “A Milano arriva la cacio e pepe di Felice al Testaccio che apre in via del Torchio

  1. Ma io c’iò magnato al Testaccio nel 1964. DaFelice er Broccolaro. Vetrina avvaporata, dentro er cameriere claudicante cìà detto: pijiateve ‘e poste!: tirate fuori con la mano dx da una tasca rammendata di una giacca che in origine doveva essere stata bianca, rattoppata, trrraaa…..sul tavolo con un colpo solo, a mo di effetto domino, su una tovaglia carta da pacchi che pur essendo già unta non è rigorosamente stata cambiata. Le Sig.re (3) vicine di tavolo, (non c’era manco un’ombra di turista, solo indigeni)smadonnavano e smignottavano tipo: a li mortè quant’è bona sta pasta e broccoli, tacci tua che te possino quant’è goliarda!!! Verace trattoria romana senza comparsa ma meravigliosa e schietta come la cucina romana 1964!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *