Lo diceva anche Nanni Moretti, le parole sono importanti. E allora perché chiamare qualcosa con un nome che non le appartiene? Si è discusso a lungo della pizza di Carlo Cracco, che può piacere o meno, ma che di Margherita ha obiettivamente solo il nome.

E qualche tempo fa i tetrapak di latte di soia sugli scaffali dei supermarket – zitti zitti – si sono trasformati in bevande di soia. Questo perché è stata recepita una sentenza della Corte di Giustizia Europea, che vietava l’utilizzo dei termini come ‘burro’ o ‘latte’ o ‘yogurt’ con riferimento a prodotti non caseari, derivati da soya, avena, riso, mandorla e così via.

Intanto però nei banchi frigo si ampliava lo spazio occupato da hamburger, wurstel, affettati, macinati e ragout che la carne non l’hanno mai vista nemmeno da lontano. Bastava aggiungere le paroline magiche vegan, veggie, vegetariano e il legislatore era contento. Ma il consumatore era adeguatamente informato? La Francia proprio ieri ha deciso di no: è stata approvata la proposta del parlamentare Jean Baptiste Moreau,  per cui  utilizzare termini di macelleria riferiti a prodotti che non contengano carne è illegale. Si dovranno chiamare in un altro modo, dunque, pena multe salatissime (fino a 300.000 euro): “per la tutela del consumatore” – è stata la motivazione – “che ha diritto di sapere cosa sta comprando”.

Giusto, giustissimo. Ma ora come la mettiamo con le moderne macellerie vegetariane che sono spuntate come funghi (e in regioni in cui non te lo aspetteresti, con solide tradizioni mattatorie)? O hamburgherie dichiaratamente cruelty-free? Se il provvedimento dovesse varcare le Alpi tantissimi nomi dovranno cambiare, e se l’hamburger veg sta alla polpetta, il wurstel cosa potrebbe diventare?

[Link: Europanews, Europa Today]

3 Commenti

  1. Dimentichi, Francesco, che in Francia la lingua è presa terribilmente sul serio, e da sempre esistono leggi che difendono e promuovono la lingua nazionale.
    “Le parole sono importanti”, diceva qualcuno, e in Francia questo è noto da tempo. Così come il termine “ordinateur” è obbligatorio al posto di “computer”, e altri mille casi simili.
    Legittimo essere contrari a questo tipo di regole, ma non è questione di “hamburger vegetariano”, bensì di una lunga storia di interventi normativi riguardo la lingua e le parole (che appunto sono importanti!)

  2. Giustissimo vietare il termine, anche se vedo un pizzico di malizia nel chiamare un certo cibo che non é certamente il massimo del gusto con un nome,in questo caso hamburger, che genera solo al nominarlo una voglia di carne, e di grill che una schiacciatina vegetale non potrá mai avere.

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