La cittadina di San Cassiano, tra le Dolomiti Settentrionali e quelle di Puez-Odle in Alto Adige, la conoscete per il ristorante St. Hubertus, nuovo tre stelle Michelin con Norbert Niederkofler, e per La Siriola che di stelle Michelin ne ha due.

Ma in Alta Badia a San Cassiano, a due passi dall’ovovia, c’è anche il più alla mano La Sieia che in ladino significa La Segheria. E qui c’era una falegnameria, ora trasformata in un locale multitasking: ristorante, pizzeria, lounge bar e noleggio sci.

È un luogo tipicamente montanaro, in mezzo ai fiori e i sorbi, una sorta di chalet tutto in legno, con un alberello di luci tutto l’anno e le tovaglie rosse con le alci che fanno subito Natale benché siamo ancora in agosto.

Nel menu piatti dai sapori tradizionali e prodotti tipici della zona elaborati in chiave moderna con gusto, eleganza e grande equilibrio. Il giovane chef autore di queste proposte, Hubert Rubatscher, ha avuto fortuna di fare la gavetta dai migliori chef dell’Alta Badia, e i risultati si vedono.

Per iniziare, un aperitivo all’aperto ad un tavolo che è una vecchia botte. Hugo, una versione del più noto Spritz, accompagnato dai tocchi di formaggio e dei cracker di pane di segale con cumino, ci convince ad andare avanti.

Al ristorante, all’interno, ecco un assaggio di ricotta mantecata con le erbe tritate e i grissini arrivato giusto in tempo per placare i morsi della fame.

Vorrei le racchette (all’esterno il termometro segna 13 gradi!), ma bisogna ordinare con 24 ore di anticipo. Mi rassegno e prendo il carpaccio di cervo con funghi sottolio, sedano e riduzione di Porto e mirtilli rossi (15 €). Sapori puliti che permettono di gustare sia un ingrediente per volta che tutto assieme.

Le polpettine di bue, scottate nel pane “Pücia” su salsa al tartufo e insalata scarola (17 €), sono molto delicate con la salsa ben equilibrata.

Fuori è quasi inverno e io sono attratta dal consommé di gallina con i suoi tortellini e petto di faraona (12 €). Piatto unico della serie luxury comfort food che scalda l’anima e coccola lo stomaco.

Un altro primo sono i cajinci, una sorta di ravioli con spinaci e ricotta di Lüch da Pcëi (il maso da dove arrivano tutti i formaggi e lo yogurt), formaggio Gran Bracun, burro e salvia (13 €). Pasta tenera e sottilissima, il ripieno è abbondante e delicato.

Avrei voluto assaggiare anche uno stinco di maialino cotto a bassa temperatura (23 €) o una sella di cervo (28 €), ma, sinceramente, non ce la facevo più.

Così abbiamo preso un dolce, più per gola che per fame. Crème brulée alla vaniglia con fragole marinate e gelato fior di latte (9 €). Purtroppo la luce scarsa e la stanchezza mi hanno fatto un brutto scherzo: una foto mossa. Ma mangiare questo dessert è stato come mangiarne due: porzioni sufficienti di entrambe le componenti. Buono, leggero e quindi perfetto per terminare la cena.

La carta di vini è ben fornita, con tante etichette interessanti. Io ho scelto un Pinot Nero St. Daniel 2015 che ha egregiamente accompagnato le nostre portate.

Sicuramente in inverno il menu cambierà e nelle sale ci sarà molta più confusione, ma prendo un appunto mentale per ritornarci con il fascino della neve. Tanto fuori c’è il braciere fin da adesso.

La Sieia. Strada Berto, 61. San Cassiano (Bolzabo). Tel. +39 0471 849517