Nuova apertura per Eugenio Boer a Milano: Altriménti (con l’accento acuto, precisa il logo) è stata presentata alla stampa, ai gourmet, ai gourmand, agli appassionati foodies-foodlovers-foodeaters più o meno titolati (o, in altre parole, c’era il mondo, e c’ero anch’io).

Siamo in via Monte Rosa, all’inizio, due passi dal metro Amendola, e quindi dalla ex-Fiera, oggi Citylife. In questi locali, mi dicono, aveva aperto il suo primo (primo anche in Italia) bistrot Claudio Sadler, anni e anni fa. Si sono poi succedute, in questi spazi, molto belli, alcune altre insegne, e ora è arrivato Eugenio. Gli sono accanto in questa avventura il “suo” maître, Damian Piotr Janczara, compagno d’avventura già da Essenza, e due fedelissimi clienti.imprenditori, Lorenzo Galletti e Leonardo Nardella, che alla chiusura di Essenza non sono riusciti a rassegnarsi e tanto hanno fatto che lo hanno convinto (facilmente, mi sa) a partecipare all’impresa.

Questo è un ristorante che poteva essere l’ennesimo, invece ha scelto di essere unico. Perché c’è sempre un’alternativa. C’è sempre un modo per fare le cose diversamente da come siamo abituati. O cominciare a guardarle da una nuova prospettiva.
Perché, nonostante viva nelle logiche di Milano, questo ristorante ha scelto di avviare un processo sostenibile. Nonostante l’attenzione alla forma, vuole che i suoi clienti si sentano accolti col cuore.

Ecco: questa è la dichiarazione d’intenti che apre il comunicato stampa. E il locale appena aperto ha la faccia giusta per accogliere. Grande, con diversi ambienti, vuole essere “un nuovo punto di ritrovo all’insegna della convivialità, per gli abitanti del quartiere e non solo, dove sentirsi liberi di andare in pausa pranzo, a cena o semplicemente per bere un buon bicchiere di vino in compagnia di amici.”

Anche questo, come molti nuovi locali, è stato sistemato e arredato con gusto – mi piace moltissimo la successione di tavole di disegnatori nella sala grande. Il progetto è stato curato dallo studio Offstage di Milano con il contributo dell’architetto Alessandra Ubertazzi; la selezione e l’allestimento della parte illustratori è dell’architetto Francesca Fusari, che è anche illustratrice.

Il locale è molto diverso dall’altra recente apertura di Eugenio, [bu:r]. anche se un mobiletto in un disimpegno sembrava provenire da via Mercalli. Un ingresso, un bar che divide dalla prima sala, la cucina, una saletta più piccola, una scala che sale ad altri tavoli al piano superiore, o che scende in cantina.

Bella, la cantina, spaziosa (250 etichette), con qualche tavolo per degustazioni o cene private (con tanto di portoncino che supponiamo utilizzabile per “fughe” romantiche o di convenienza).

Bello anche il menu. Una bella idea, dietro, quella di dividerlo in quattro aree tematiche – verdure, carne, pesce, dolci – e proporre in ciascuna area una serie di piatti che le declinano nelle varie portate. In cucina, a realizzarlo, il resident chef Marco Annunziata, che viene dalla scuola di Andrea Berton e da Pisacco.

Un’idea, quella tematica, presente anche nel menu di [bu:r], qui forse in modo meno storico-intellettuale (là è tutto un omaggio alla storia della cucina, qui un viaggio nella “storia” degli ingredienti), ma comunque sulla carta (e nei pochi assaggi che ho assaggiato all’inaugurazione) interessante.

Da 15 a 18 € per una serie di piatti dove le verdure la fanno da padrone, a volte in unione con formaggi (non so cosa mettono dentro gli spätzle, in realtà), spesso da sole (ovvero ci possiamo portare anche la cognata vegana). Ho assaggiato carotine nocciole crema di caprino (foto in copertina): buonissime.

Per la carne invece si spendono dai 10 € (per i mondeghili) ai 28 € della faraona con cavoletti di Bruxelles e melograno (anni e anni che non mangio una faraona – e che non vedo cavoletti di Bruxelles nei menu). C’è anche un risotto alla milanese con ragù di vitello (20 €).  Mi attrae, come la lingua di vitello con fave, gamberi e arancia (16 €).

Il pesce va dai 16 € del tonnetto stracciatella erba cipollina e peperoncino ai 42 € dell’astice alla catalana.

Per i dolci (10 €) c’è una carta a parte, che non ho visto: preferisco la sorpresa. Anche se so già – poteva mancare? forse sì, visto che imperversa ovunque, ma forse anche no, perché va assaggiato anche il suo – che c’è il tiramisu.

Effetto-sorpresa che resta comunque, per quanto mi riguarda: la sorpresa è una delle caratteristiche che amo in Eugenio, da sempre. Al di là delle dichiarazioni di “poetica gastronomica”, che pure lo definiscono molto bene:

La filosofia culinaria di Eugenio Boer si basa su “concetti di degustazione” che esprimono la sua personale idea di cucina, frutto di creatività e disciplina, nata a fianco dei suoi grandi maestri. Ogni concetto racchiude una serie di piatti che invitano l’ospite a provare percorsi diversi, legati alla tradizione, ma con lo sguardo e i sapori sempre rivolti al futuro. Concetti come custodi di sensazioni che lo chef ama condividere perché ognuno racconta qualcosa di sé e della propria vita. I piatti invece cambiano in base alle stagioni e sono sempre in divenire perché legati alle sue emozioni.

Ok – ma perché l’accènto su Altriménti?

Altriménti. Via Monte Bianco 2/A. 20149 Milano. Tel. +39 0282778751.

[Immagini: @fusillolab, iPhone Emanuele Bonati; il ritratto di Boer è di Marco Varoli]

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