Ritu Dalmia, la chef indiana che ha aperto un paio d’anni fa Cittamani, ha in cantiere un nuovo ristorante che nasce dall’accordo con Viviana Varese, chef stella Michelin con il suo Alice: si chiama Spica e aprirà a metà giugno. Evviva. (A settembre poi aprirà il rinnovato Alice di Viviana, sotto l’insegna ViVa, e anche qui col sostegno di Ritu.)

Il progetto, molto bello, nasce ed è portato avanti dalla coppia, anzi, dalla società (Ritu con Riga Foods e il suo socio Analjit Singh ha comprato il 20% della società di Viviana, Alicette) fra le due chef (stellate, peraltro), che lo hanno raccontato proprio in diretta dal cantiere, un’ex-carrozzeria in via Melzo, zona Porta Venezia.

La via Melzo parte da corso Buenos Aires e arriva fino a via Nino Bixio: la prima metà, grazie alla vicinanza con la grande arteria dello shopping, è più frequentata, un po’ più “alla moda”, e possiede uno dei piccoli grandi capolavori Liberty di Milano, un ex-garage ora diventato biblioteca (ma tutto questo spicchio di Porta Venezia è caratterizzato da palazzi Liberty). La metà “meridionale”, dopo via Lambro, è sempre stata più “dimessa” – ma in questi ultimi due anni, direi, sta cambiando fisionomia, sta diventando più aperta, più gourmet, mantenendo però un taglio ancora giovanile e popolare (vogliamo parlare del Bar Picchio? posto giovanile quant’altri mai, economico, e divertente, mi dicono). Su questa linea si muoverà anche Spica.

In poche decine di metri troviamo, oltre al bar Picchio, le torte di Quattro Quarti (in foto), le baguette (e molto altro) della boulangerie francese Égalité, il più recente Kanpai, e The Botanical Club, e Love, e Il Guru, e all’angolo con Nino Bixio il pastificio-bistrot Pasta Fresca Brambilla. E prossimamente è prevista un’altra nuova apertura, firmata, come Spica (e Kanpai), dallo studio Vudafieri-Saverino Partners.

La “faccia” di questo nuovo Spica la si può immaginare dal rendering in alto – ma è solo un angolo del locale, che avrà anche un cocktail bar, grandi vetrine su strada e ampie vetrate su un cortile interno, in cui troveranno posto probabilmente alcuni tavolini.

E un piccolo giardino all’interno dell’ex-carrozziere (in questo scavo qui sopra). Il tutto, impregnato di quell’atmosfera Liberty-Art Nouveau o modernista che dir si voglia, ma influenzata anche dai grandi nomi della milanesità architettonica, Franco Albini ed Ettore Sottsass (che – attenzione – non ritroveremo come oggetti o pattern decorativi, ma proprio come atmosfera).

Così lo ha raccontato Tiziano Vudafieri, ottimo artefice, con Claudio Saverino, di molte delle più belle nuove aperture meneghine.

Ritu Dalmia, con Viviana Varese, ha invece raccontato il progetto gastronomico che le ha unite, scritto (“in 25 minuti”) su un foglio bianco a casa (nuova) di Viviana.

Progetto che si può probabilmente riassumere anche solo trascrivendo il menu della conferenza stampa:

Bomra’s tomato salad (Birmania)

Khao say (Thailandia)

Bhajiya pao (Asia Meridionale)
Chapati roll (India)

Ceviche di pesce con chips di tapioca (Perù)

Mini tacos con ragù di pollo e avocado, pomodorini e cipolla (Mexico) – con un taco che veramente sa di mais “vero”, come mi ha detto Viviana.

Si tratta di un riassunto delle esperienze di viaggiatrice di Ritu Dalmia, e di Viviana Varese: come ha raccontato la chef indiana, grande viaggiatrice, quello che va a scoprire in un paese nuovo, sono i mercati, le cucine, il lato artistico-storico viene dopo. E dalla sua curiosià, dalle sue esplorazioni, nasce questo menu, che nella carta definitiva vedrà comunque anche l’impronta di Viviana (ho sentito parlare di pizza fritta…), che, dal suo ristorante Alice, sovrintenderà in qualche modo alla nuova avventura milanese della – sempre molto sorridente – chef indiana.

Per dirlo con le parole del comunicato stampa,

Spica racconta, attraverso i cibi selezionati dai luoghi del mondo più amati dalle due chef, una storia d’amore per il viaggio, la scoperta, la condivisione.
Accanto al viaggio non mancheranno le origini di Ritu e Viviana, un cuore indiano e uno italiano, cucine che alimenteranno un menù in continuo cambiamento, risultato di nuovi viaggi e nuove scoperte culinarie.

Ad assaggiare i piattini che arrivavano, preparati con l’assistenza di Shivanjali Shankar, l’ottima resident chef di Cittamani, l’obiettivo sembra centrato. E – attenzione – non si tratta di cucina etnica, né tantomeno fusion: è una cucina-Baedeker, che ti accompagna nei mondi di Ritu, e di Viviana, e di tutti.

Nota: Spica, o Spiga, oltre appunto al significato proprio, è anche il nome della stella principale della costellazione della Vergine (e cittamani significa stella), e Vergine è il segno zodiacale di Ritu – e il tutto è legato alla prosperità, al nutrimento.

Che dire? Attendiamo con ansia la metà di giugno.

Spica. Via Melzo, 9. 20129 Milano.

3 Commenti

  1. Citazione: “(vogliamo parlare del Bar Picchio? posto giovanile quant’altri mai, economico, e divertente, mi dicono)”

    Sempre meglio verificare le fonti, vero? Un luogo (una proprietà) che non rispetta il quartiere e i suoi abitanti ne tanto meno regole e soprattuto norme igieniche. Gente ubriaca, riversata in strada e sui marciapiedi; degenerata in maxi rissa con feriti proprio pochi giorni fa.

  2. Gentile Massimiliano,
    grazie per la precisazione, ovviamente.
    Si tratta di percezioni diverse, quella dei clienti e quella dei vicini.
    L’informazione mi è stata passata da una carissima amica (giovanile sì, ma non giovanissima come i frequentatori da lei incontrati), che c’è stata qualche settimana fa per un aperitivo, e me lo ha descritto in questi termini. Probabilmente la gente si sarà ubriacata più sul tardi, e non abbastanza da trovare motivo di rissa.
    Se poi la gente non rispetta il quartiere e il vicinato, è ovviamente un problema, e il locale dovrebbe cercare di farsene carico, anche se non credo abbia molti mezzi per farlo; se poi a non rispettare le norme igieniche è il locale, immagino che si possa far intervenire chi di dovere.

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