Nuovo Dpcm road map

Pronto il nuovo Dpcm: cosa succede a ristoranti e bar nelle feste di Natale

Nuovo Dpcm: pronte le regole su aperture e chiusure di ristoranti, pizzerie e bar durante le feste di Natale. Road map delle date principali

Notizie

Un nuovo Dpcm entrerà in vigore il 4 dicembre.

Il governo si è mosso tra incertezze, ipotesi e le proteste dei governatori regionali.

Aggiornamento: qui le misure definitive per Natale e Capodanno nel nuovo Dpcm del 4 dicembre

Se al momento sembra escluso un ulteriore decreto ad hoc per i giorni che vanno dal 23 dicembre al 6 gennaio, è possibile tracciare una road map delle date più significative. Che permettono di capire cosa succederà durante le festività natalizie a ristoranti, bar, pub, pizzerie, gelaterie, pasticcerie, negozi di generi alimentari, supermercati, aperitivi e riunioni familiari.

27 novembre: Lombardia e Piemonte potrebbero passare in zona arancione

Nuovo Dpcm natale milano

Il miglioramento della situazione epidemiologica potrebbe consentire, da venerdì 27 novembre, il passaggio di Lombardia e Piemonte da zona rossa a zona arancione.

Con qualche cambiamento rispetto alla situazione attuale, che non riguarderà, tuttavia, ristoranti, pizzerie e bar. Resteranno possibili, come per le regioni in zona rossa, solo asporto e consegna a domicilio.

Non si potrà uscire dal proprio comune se non per le consuete ragioni di salute, istruzione e lavoro. Al contrario, sarà possibile spostarsi all’interno del territorio comunale dalle 5 fino alle 22 senza autocertificazione.

Le attività commerciali potranno riaprire senza limitazioni durante la settimana, mantenendo le regole anti-Covid valide prima dell’entrata in vigore del Dpcm che ha suddiviso l’Italia in zone di rischio.  

Resteranno chiusi nei festivi e prefestivi i negozi dei centri commerciali escluse farmacie, alimentari, edicole e tabacchi.

I pranzi, le cene, e le altre occasioni conviviali a casa propria con persone non conviventi resteranno fortemente sconsigliate.

3 dicembre: Scade l’ordinanza che ha diviso l’Italia in zone di rischio

Nuove regioni rosse arancioni

Il 3 dicembre scade il Dpcm che ha diviso le regioni italiane in aree di rischio. Il governo sembra convinto che i numeri permettano di avere (quasi) tutte le regioni italiane in zona gialla. Con un primo allentamento delle restrizioni finora in vigore.

4-14 dicembre: difficile nel nuovo Dpcm la riapertura di ristoranti pizzerie e bar 

Nuovo Dpcm lockdown Milano

L’ipotesi di un eccessivo allentamento del coprifuoco, ostacola una misura che aveva preso quota ai primi segnali di abbassamento dell’indice di contagio Covid Rt. Stiamo parlando della riapertura serale di ristoranti, pizzerie e bar, caldeggiata da diversi governatori regionali.

Ovviamente soltanto nelle regioni in zona gialla e con il limite delle 4 persone per tavolo. La misura porterebbe con sé un inevitabile slittamento orario del coprifuoco.

Ipotesi che nelle ultime ore ha perso consensi perché ritenuta pericolosa. Consentirebbe infatti, anche nelle case private, le classiche occasioni di socialità del Natale. Una sorta di via libera a pranzi, cene e festeggiamenti, molto temuti per il rischio di impennata della curva epidemiologica che potrebbero comportare.

Restando nelle regioni in zona gialla, invece, nel nuovo Dpcm potrebbe essere accolta la richiesta dell’apertura a pranzo, continuando comunque a osservare le regole di 4 persone per ogni tavolo e della mascherina obbligatoria quando ci si alza. Difficile invece che questa possibilità venga estesa alle regioni della zona arancione.

Va da sé che resterà possibile vendere cibo e bevande da asporto e la consegna a domicilio.

4-14 dicembre: sì allo shopping pre-festivo nel nuovo Dpcm con riapertura dei negozi

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Le attività commerciali potrebbero vedersi esteso l’orario di apertura fino alle 22 o addirittura fino a mezzanotte. L’obiettivo è consentire un’affluenza diluita dei clienti durante lo shopping pre-natalizio, evitando così il rischio di assembramenti.

C’è discussione nell’esecutivo sulla possibilità che questa misura coinvolga le attività commerciali delle zone rosse che, altrimenti, resterebbero chiuse anche nel periodo dell’anno tradizionalmente più favorevole.

La volontà di dare maggiore respiro all’economia con il nuovo Dpcm, potrebbe portare nel fine settimana, sempre per le regioni in zona gialla, alla riapertura di grandi magazzini e centri commerciali. In questo caso sarebbe scontata un’altra misura. Vale a dire lo slittamento del coprifuoco oltre le 22, per consentire il rientro nelle abitazioni una volta chiusi i negozi.

18 dicembre: possibilità nel nuovo Dpcm di spostamento tra regioni

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Ci si potrà spostare tra regioni della zona gialla, questo è sicuro. Dunque, nel periodo natalizio, la mobilità sarebbe consentita solo se tutte le regioni rientrassero nei parametri della zona con restrizioni più leggere. Un’ipotesi dibattuta, soprattutto per il ricordo di cos’è successo in estate, quando, allentate le restrizioni sui movimenti, sono aumentati i contagi.

La via di mezzo cui sta pensando il governo è una deroga che consentirebbe, durante le feste, gli spostamenti per ricongiungersi con i familiari. Oltre ai motivi di urgenza, salute e lavoro già compresi dall’autocertificazione. Una misura che impedirebbe i viaggi nel periodo festivo ma consentirebbe le riunioni tra parenti per i festeggiamenti di Natale.

Si ragiona su un numero massimo per i ritrovi domestici delle festività, fissato nel numero di sei.

Di sicuro si potrà circolare oltre le 24 la sera di Natale, anche per permettere la partecipazione alle messe. Mentre il governo deve ancora decidere l’orario di rientro la sera del 31 dicembre, nonostante sia confermato il divieto di organizzare feste private e banchetti negli esercizi pubblici eventualmente aperti.

23 dicembre – 1 gennaio: no chiaro alle vacanze in montagna

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Per gli operatori del settore neve, inclusi gli imprenditori della ristorazione, il Natale 2020 si annuncia complicato, perché non si potranno trascorrere le vacanze sulla neve. Vietate dal nuovo Dpcm le settimane bianche.

Non sono state accolte per ora le insistenze di alcuni governatori che avevano chiesto l’apertura degli impianti sciistici, pur se con tetto massimo di skipass giornalieri, acquisto online dei biglietti per evitare gli assembramenti, obbligo della mascherina e ingressi scaglionati.

Resta da risolvere il problema delle prenotazioni che gli hotel delle principali località di montagna hanno già ricevuto. La decisione deve ancora essere presa. Nel frattempo, in caso di lockdown, c’è già chi ha predisposto una politica di rimborso delle prenotazioni. Come il comprensorio delle Dolomiti, che include stazioni sciistiche quali Cortina, San Martino di Castrozza e Val Gardena.

Tra i paesi dell’arco alpino, al momento, permette lo sci soltanto la Svizzera. Dove però non è consentito l’accesso a chi proviene dalle regioni che in Italia si trovano nella zona rossa.

Nelle ultime ore il premier Conte ha parlato della necessità di un protocollo d’intesa europeo. Perché se l’Italia chiude la montagna ma i Paesi confinanti non lo fanno, i turisti italiani andando in Svizzera o Francia riporterebbero il virus a casa.

Ma i governatori delle regioni a spiccata vocazione turistica continuano a protestare. Secondo loro, una stagione senza sci sarebbe un suicidio per le montagne italiane.