Un marziano a Roma/11. Iolanda è food-trendy

Ristoranti

Il contributo di Katie Parla a scattidigusto diventa ancora più prezioso. Da oggi i suoi articoli saranno presentati in doppia veste: inglese e italiana. Una roba da veri marziani! E iniziamo con una nuova apertura che sta facendo discutere molti gastromaniaci capitolini e non solo. Qwerty, al solito, ringrazia 🙂 (V.P.)

(English text) L’idea di avere un buon ristorante vicino casa è un evento quasi incredibile come lo sarebbe mangiare fuori con un Marziano. Non fraintendete, mi piace molto il quartiere in cui vivo ma questo angolo di Roma – all’incrocio tra Monti, Esquilino e Colle Oppio – è praticamente una zona morta per il cibo. Per anni mi sono accontentata di posti “buoni per il rione Monti” piuttosto che buoni in senso assoluto. Ora credo che, grazie all’arrivo dell’OS Club, quei tempi siano finiti.

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All’ingresso, fasci di luce bianca illuminano un posto isolato, quasi nascosto, in Via delle Terme di Traiano a due passi dal Colosseo. Atterrare qui con la sua nave spaziale non è un problema per Qwerty. Forse quelli sono i suoi raggi laser? Una volta superati, un’insegna grigia indica il nome della nostra destinazione, l’OS Club, uno spazio polifunzionale inaugurato lo scorso mese. Più avanti un giardino incastonato tra alti pini e mobili da giardino ordinatamente distribuiti su un prato ben curato.

All’interno ci sono due ristoranti in due sale differenti, lunga per l’Hostaria, più raccolta per Iolanda, e un’unica, scintillante, cucina. Ad occuparsi di entrambi i ristoranti c’è lo chef Davide Cianetti. Ma i target sono diversi. Hostaria è un ristorante informale con tavoli distribuiti in un ampio spazio. Iolanda ha interni raffinati che occupano un quadrilatero al quale si accede attraverso una porta scorrevole dall’Hostaria. Da un’altra zona dell’Hostaria si accede, invece, attraverso un corridoio costeggiato di bottiglie, allo spazio privato, la “Sala dello chef”. Da qui i clienti guardano direttamente la cucina a vista e sono serviti dallo chef in persona.

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La settimana scorsa ho raggiunto Qwerty da Iolanda per cena. Nonostante il rumore che ha accompagnato l’apertura di questo ristorante, tre settimane prima, siamo stati piacevolmente sorpresi nel constatare di essere gli unici avventori di questa sala da 16 posti. Le dieci portate, servite come si deve, sono state valorizzate dal servizio, attento ma non invadente, della sommelier Alessia Meli (miglior sommelier dell’anno” per la Guida “I Ristoranti d’Italia” 2009), in uno spazio dove il bianco e lo spoglio minimalismo e le porte scorrevoli ricordano guarda caso, quello di una nave spaziale…

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La cena è stata esteticamente gradevole, costellata di sapori marcati e, benché radicata in una cucina dove gli ingredienti italiani giocano la parte dei protagonisti, aperta a elementi spagnoli, medio-orientali e asiatici, combinati con mano abile e sapiente.

La lista dei vini, ben costruita, ha privilegiato il terroir, lo stile e gli uvaggi rispetto alle distinzioni regionali. L’Italia si è ritagliata un ruolo da protagonista accanto a bottiglie della Valle della Loira, della Borgogna e della Valle della Mosella.

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La mozzarella fritta ricoperta con ‘nduja, il salame di maiale tipico della Calabria, è servita con cipolle di Tropea caramellate e salsa di acciughe. La mozzarella attenua gradevolmente la ‘nduja e l’insieme suona come un ode dolce e piccante al Sud dell’Italia. Delizioso.

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Carpaccio di rana pescatrice con fette sottili di arancia, prosciutto Pata Negra e sorbetto di cetriolo. Un antipasto che ha riportato l’estate in un giorno di pioggia. Rinfrescante.

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Sushi cotto a vapore. Linguisticamente un ossimoro, ma significativo nella sua composizione estetica. I filetti di pesce bianco a vapore, che in questa analogia sembrano recitare la parte dell’alga, sono riempiti con un purè di patate e serviti accanto a un pomodoro semidolce e al bok choy. Paradossalmente sublime.

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Carciofo in quattro maniere. Alla giudia (come vuole la tradizione ebraica, in altre parole fritti); tagliati a pezzi e cotti in timballo con pasta phyllo (alla maniera Baklava); in flan e in un fresco sorbetto con gel di cynar. Divertente.

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Gamberetto di Gallipoli avvolto in pasta phyllo servito su un letto di cime di rapa. Preferisco il mio dolce gamberetto semplice perché l’accompagnamento della pasta phyllo non rende giustizia a questa nobile creatura. Sapori scomparsi.

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Risotto con mozzarella affumicata e purè di melanzane affumicate e pomodori essiccati al sole. Un piatto cremoso, affumicato e saporito. Buonissimo.

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Maiale biologico croccante con chutney di zucca e senape. Lo strato esterno friabile del maiale cede il posto ad una carne umida e saporita con un contenuto di grasso gradevole. L’abbinamento senape e chutney è perfettamente congegnato. Eccezionale.

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Agnello in tre maniere. Alla griglia, in spiedini impanati e a pezzi nella minestra. Gli spiedini sono leggermente umidi ma l’agnello è tenero e dolce e la minestra esuberante e ben condita. Buono.

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Tortelli farciti con cacio e pepe (formaggio stagionato di latte di pecora e salsa di pepe bianco) servito con un’amatriciana (guancia di maiale e salsa di pomodoro). Stranamente questo piatto di pasta è stato servito dopo le pietanze a base di carne, il contrario di ciò che Qwerty aveva appreso sulla successione delle pietanze nella cucina romana durante le precedenti escursioni terrestri. La collisione tra due condimenti classici della cucina romana è risultata piuttosto infelice. Non entusiasmante.

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Il semifreddo di mozzarella con gelato al basilico e pomodori canditi. Un interessante variazione sul tema dei latticini. Un dessert allegro e riuscito che dimostra, semmai ce ne fosse bisogno, che la mozzarella è sempre la benvenuta. Troppo buono.

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Trittico di agrumi. Cheescake al limone, cannolo riempito con crema di agrumi e un sorbetto di limone decorato con spicchi di agrumi e arancia candita. Rinfrescante.

E allora, che dire della mia cena all’OS Club? Nel complesso un pasto con più alti che bassi e un servizio quasi perfetto. Una destinazione promettente e un gradito “nuovo arrivo” nel quartiere. Considerando che il conto per il menu con 10 portate è stato di 110 euro a persona, più 55 euro per l’acqua e gli abbinamenti di vino, non credo che Iolanda sia un posto dove io possa capitare più volte nella settimana. Ma proverò l’Hostaria e il brunch della domenica che sembrano, entrambi, due valide, accessibili alternative. Insomma, l’OS Club potrebbe diventare il mio ritrovo quotidiano a due passi da casa.

Iolanda. Via delle Terme di Traiano, 4A – Roma. Tel+39 06.48930379

Iolanda è aperta dal lunedì al venerdì dalle 12,30 alle 15,00 e dalle 19,00 a mezzanotte. al sabato dalle 19,00 a mezzanotte. La domenica è chiusa, ma prossimamente sarà aperta a pranzo.