Un marziano a Roma/35 Piacevoli conferme all’Osteria di San Cesario

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E’ interdetta Anna Dente quando al termine della cena Qwerty tira fuori il suo biglietto da visita e fotografa (in blu) il momento. Ma come? Qwerty con il biglietto da visita cartaceo? Facciamo un attimo di ordine e torniamo indietro di qualche giorno. Le prime avvisaglie di caldo avevano convinto Andrea a portare il nostro amico verde in due bei giardini di Roma di altrettanti alberghi: il De Russie e l’Hassler. E Qwerty si era messo a leggere andando indietro nel tempo tra riviste cartacee che la facevano da padrone al tempo del web 1.0.

Si è imbattuto, la spugna divoratrice, in una copertina del Gambero Rosso del 2007 in cui posavano spalla a spalla Anna Dente e Massimo Bottura. Di Massimo, il nostro sapeva tutto. Della cucina molecolare, del campione del territorio che scattidigusto aveva nascosto sotto il nickname di Bandiera, il Massimo esponente del glocale, la tradizione territoriale che assurge a paradigma. Ma di Anna Dente non sapeva nulla e ha chiesto in giro. Indirizzo old e nemmeno troppo buono di una tradizione che sta percorrendo l’ultimo tratto della parabola verso un declino inarrestabile. Sono rimasto sorpreso di questo id quod plerumque accidit e ho solo opposto al marziano in venia di gastrocriticismo la presenza dell’Anna Dente alla festa a Vico sin dalla prima edizione (e non mi sembra che i suoi piatti fossero rimasti senza clienti…)

Va bene, si va a San Cesareo fuori dalle rotte metropolitane ma dentro quel flusso di amici e conoscenti che ho spesso deviato nelle trasferte nord sud. L’Osteria San Cesareo è un Auto-restaurant-grill insieme altri indirizzi come Casa del Nonno 13, Le Colonne, Marconi. Tutti a un tiro di schioppo dai caselli autostradali.

La piazza di San Cesareo ha nell’Osteria un sicuro approdo per quanti cercano l’anima della cucina tradizionale fatta di continui rimandi al territorio romano e laziale. L’atmosfera è rustica e confortante come ti aspetteresti da un locale del genere e Qwerty l’annovera giustamente tra i tipici.

Iniziamo con una sequenza di antipasti semplici che hanno degli alti e dei bassi con le punte della coratella d’abbacchio e la trippa centopelli da manuale evaporati prima della fotografia di rito. L’avvertimento è lanciato: qui hai poco da degustare, qui si mangia e di sostanza.

Lo dichiara anche il pane che vorrei definire “paesano”, senza ammiccamenti burrosi e al netto della sua freschezza.

Le fettuccine con gli ovoli ti rimettono in pace con il sottobosco e i suoi odori fragranti di terra. Avvolgenti e raffinate, nonostante tutto.

I rigatoni con la pajata non potranno competere nella classifica delle armi per conquistare una donzella nè saranno ricordati dal principe azzurro in vena di smancerie. Ma i cultori del gusto potranno fare un bagno purificatore da quegli arzigogoli che di pajata hanno poco o nulla.

A questo punto diventa un piatto leggero lo gnocchetto (che in realtà è uno strozzaprete) alla matriciana. Mettete indietro gli orologi e non per l’ora legale. Il piatto è un’interpretazione della ricetta tradizionale di ottimo livello.

A questo punto un secondo piatto diventa affare per i più robusti. E quindi spazio alle animelle al sale e pepe saltate nella padella di ferro cui mancava un attimo di umidità per poter salire sui gradini più alti del podio.

Il pollo alla cacciatora fa quasi sorridere all’idea che si possa gustare un piatto semplice con una bella materia prima.

Il tempo del carciofo, ci avvertono, è quasi finito ma uno alla giudìa ci può scappare. L’esecuzione è da università tradizionale, piano quinquennale. Qualsiasi lingua il vostro ospite parlerà, dal sanscrito al trasteverino passando per l’inglese o l’alphese marziano, proferirà una sola parola a sottolinearne la bontà. Irripetibile purtroppo.

La botta finale, è il caso di dirlo, l’assicura un corposo tiramisù che sicuramente peggiorerà il vostro quadro clinico ma manderà alle stelle il vostro stomaco e quello dell’amico marziano che si è dovuto sincerare della capacità del propellente a riportarlo in quota per la curvatura zero messa a rischio da una cucina che ancora una volta si dimostra solida a dispetto dei venticelli che agitano lo spettro del declino.

E Qwerty certifica il suo piacere consegnando alla patron il biglietto con la dicitura “Agitatore di idee gastronomiche” che ha attirato l’attenzione di Anna Dente e assegnando i 2 scatti al locale.

Osteria di San Cesario. Via F. Corridoni, 60 San Cesareo (Roma). Tel. +39 06.9587950

(Clicca sull’icona per lo zoom. Sulla foto appaiono le frecce per scorrere la galleria)

6 Commenti

  1. Unica domanda – non al marziano, che non paga – è sul conto. Nota dolente per un locale che mi è piaciuto e che ho abbandonato causa conti interstellari… Per il resto confermo la bontà classica e casareccia del tutto, specie con variazioni stagionali di assoluto rilievo (la trippa verde che assaggiai era da applauso!)

  2. ha risposto a Alberto: In due con una bottiglia di vino della casa e sconto di 16 euro ad arrotondare abbiamo speso 100 €. Forse non interstellare, ma al limite se consideri una “produzione” ormai a regime e alcune materie prime di prezzo medio come i rigatoni.

    C’è anche da dire che un primo e un secondo sarebbe la scelta quasi scontata e quindi ti attesteresti sui 35 €.

    Secondo me per alcuni piatti stagionali come il carciofo vale il viaggio. I due scatti ci stanno 🙂

  3. mi spiace faccio un pò il grillo parlante..oltre il conto io ultimamente rilevo un sensibile declino rispetto qualche anno fa…saranno i troppi viaggi a Tokio ??

  4. Anna Dente si sta perdendo, cibi stantii, servizio posticcio.
    Una delusione poi quando arriva il conto, in 2 180,00 € per aver mangiato cibo riscaldato.
    non ci siamo proprio.

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