MAD FoodCamp | Redzepi punta sull’ecologia e sull’educazione

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Il MAD FoodCamp di René Redzepi è iniziato a Copenaghen. La lunga attesa e la curiosità di scoprire cosa il cuoco danese avesse in mente per questo anticonvenzionale festival culinario è giunta al termine.

L’area, allestita all’interno di un compound industriale situato nella parte nord-est di Copenaghen, è sferzata da una pioggia scrosciante e battente che rende l’atmosfera piuttosto surreale.

La manifestazione è ospitata su di un grande prato sul quale si snodano le varie sezioni espositive delimitate da tendoni da circo e balle di fieno: si cammina nel fango, i più attrezzati indossano stivali di gomma o scarponi da trekking, i più temerari si aggirano a piedi nudi, le mie sneakers bianche cambiano colore dopo pochi minuti.

La manifestazione, le cui parole d’ordine sono ecologia, territorialità e food culture, ha due anime: quella popolare del Festival rivolta alle famiglie e ai cittadini e quella tecnica e propositiva, il Symposium, i cui lavori sono alimentati dagli interventi di chef, agricoltori e scienziati.

Che il MAD FoodCamp sia molto sentito dai cittadini di Copenaghen lo si intuisce già salendo sull’autobus n. 40 che ha come capolinea proprio il festival, e lo intuisci perchè armati di indumenti anti-pioggia vari ci sono intere famiglie, mamme con bambini, giovani coppie e coppie più anziane. La cosa che forse più stupisce è proprio la massiccia presenza di così tanti bambini che con la loro tipica vivacità assaggiano, chiedono e fanno svariati bis dei prodotti esposti come assaggi: se il messaggio principale della manifestazione è “consumare in modo sostenibile” allora una così ampia platea under 12 lascia ben sperare in un futuro attento ai temi dell’alimentazione, dell’agricoltura e dell’impronta ambientale che lasciamo nutrendoci quotidianamente.

Come dicevo il festival è distribuito su un bel prato in parte delimitato da uno dei tanti canali che si diramano in tutta Copenaghen; ogni zona del Foodcamp ha un tema specifico che viene affrontato con dimostrazioni pratiche, lezioni teoriche, assaggi e possibilità di acquisti diretti dai produttori.

Se nella sezione “Nel giardino delle erbe” è possibile vedere rape, carote ed erbe aromatiche coltivate, nel tendone “Nella fattoria” viene offerto latte con tanto di mucche chiuse in recinto.

E’ inoltre possibile può visitare “Il terreno che vive”, corredato di radici ed “Il profumo di fieno”, o ancora la zona “Falò” e quella “Campi di grano” dove è possibile assistere dalla molitura dei cereali alla panificazione.

Una grande area centrale è predisposta per le dimostrazioni dei tanti produttori che cucinano i loro prodotti e li offrono come assaggio, mentre una seconda area laterale è adibita a servizi di ristorazione in puro stile MAD FoodCamp dove vengono serviti coloratissimi piatti di verdure crude e cotte o più calorici panini con mele, pancia di maiale e salse speziate.

La giornata al Festival del MAD FoodCamp è cadenzata da un’agenda che per ogni sezione indica gli orari delle varie dimostrazioni, ma può anche essere vissuta passeggiando liberamente lasciandosi incuriosire dai prodotti o dai personaggi che animano l’evento.

Mentre il Symposium è concepito per una platea internazionale, il Festival è costruito appositamente per stimolare la sensibilità, già piuttosto spiccata degli abitanti di Copenaghen sul tema: tutto, dagli stampati alle dimostrazioni, è in sola lingua danese per cui molte delle cose assaggiate andavano identificate con altri strumenti quasi come fosse un gioco.

Pioggia e freddo a parte, il clima è davvero entusiasmante ed eccitante: la partecipazione è molto attiva cosicché tra produttori e consumatori si alimenta una spirale di condivisione e confronto attiva e vivace, in grado di rilanciare con estrema forza comunicativa il messaggio che Redzepi vuole trasferire dalla sola élite gastronomica a tutti i produttori/consumatori creando di conseguenza una coscienza di sostenibilità gastronomica collettiva.

È bello vedere come i visitatori animino discussioni fitte con gli agricoltori o con i produttori, come il viso della gente sia disteso e sorridente e come, in qualche modo, la qualità e l’ecosostenibilità del cibo siano viatico per una giornata di distensione ma soprattutto attori di questa grande e vivace festa rivolta davvero a tutti.

(Big Picture: le foto possono essere ingrandite cliccando sull’immagine)

10 Commenti

  1. Mi sembra che definire questo evento una sagra sia quanto meno riduttivo per non dire completamente sbagliato. Con tutto il rispetto per le sagre, che poi spesso non sono altro che eventi organizzati dalle amministrazioni locali per fare un po’ di soldi o far vedere che organizzano qualcosa di turistico, non mi risulta che ce ne siano di organizzate da chef della caratura di René Redzepi. A meno che non vogliamo dire che Squisito, Festa a Vico o Identità Golose siano sagre.

  2. Sono stata presente al Symposium ed e’ stato un passo in avanti veramente importante per gli chef, produttori, contadini, e giornalisti che facevano parte della manifestazione. Tutti noi professionisti del settore abbiamo una grande responsibilita’ di proteggere e migliorare la cultura gastronomica e le piccole realta’ dei produttori, abbiamo una grande responsibilita’ ai popoli e alla natura. Questo era il messaggio di mad food camp. Visto che gli italiani erano in pochissimi, direi che e’ ancora piu’ importante comunicare questo messaggio. Come ha detto Rene parecchie volte, “Anything is possible and even if it isn’t we still have to try.”

  3. Infatti la DAnimarca mi sembra il posto idoneo a questo . Bravo veramente bravo ,bravo, bravo. E bravi anche voi per essere li presenti.

  4. L’evento e’ stato molto interessante e proficuo. D’accordo con Katie che chiamare quest’evento “sagra” e’ davvero lontano dalla realta’, partendo proprio dal fatto che solo chefs e agricoltori potevano parteciparvi. La scelta e’ chiaramente non casuale: queste sono le categorie di professionisti, e vorrei stressare il termine professionisti, che possono trasmettere e attuare un messaggio che e’ ben piu’ profondo del semplice “ortaggio piu’ saporito: come produrlo”, ma implica un lifestyle ben diverso a quello a cui siamo abituati.
    Un convegno basato sugli interventi di grandi e noti professionisti che hanno aiutato a capire non quale fosse il problema, cosa nota a tutti, ma come contribuire, nel proprio piccolo, al cambiamento, anche se pochissimo. Insomma, non era un convegno basato sull’esibizione di questo o quello chef, ma un convegno basato sulla comunanza d’animi che convengono sulla necessita di far qualcosa. Anche se non servisse anulla, varrebbe la pena di tentare ugualmente.

  5. CapiSco la vs posizione ma …
    Il termine sagra viene da sacro da cui sagrato della chiesa l’Italia è costellata di sagre da sud a nord . La mia educaZione alimentare è stata nutrita a suon di sagre perché ogni stagione ne ha almeno una. Mi ricordo dei gran ferragosto passati da mia nonna a preparare le melanzane ripiene che si mangiano il giorno dopo alla festa di san Rocco e delle melanzane ripiene preparate da tutte le anziane della comunità . Anche quest’anno c’era ed era piena di bambini comm.le loro nonne in concorso . Probabilmente il vs feedback di sagre non è così positivo come il mio.. L’anno scorso alla sagra degli siti di belmonte ho scoperto dei banchetti di pomodori che pesavano l’uno almeno due chili, dei formaggi di capra straordinari e per finire un ristorantino calabro-ligure insomma trovo sempre un sacco di cose interessanti

  6. Non è che distinguiamo un evento come il MAD FoodCamp da una sagra per via del colore delle sedie o per la presenza di soli chef e giornalisti.

    Sarebbe perfetto se chi fa la spesa quotidianamente per la casa e chi la fa per il ristorante avesse gli stessi fornitori e la stessa qualità. Vorrebbe dire che siamo passati dalla GDO alla VDO (Vendita Diretta Organizzata) con una presenza forte di fornitori locali.

    In questo senso il messaggio sarebbe completamente passato nel senso che è accettato da tutti. Chi veicola un messaggio è come il conducente di una metropolitana: deve evitare di saltare le fermate e non deve preoccuparsi della strada da seguire. Qualcuno l’ha già disegnata.

    Se non riusciamo a cogliere gli aspetti innovativi che vengono da Copenaghen e saldarli sulla tradizione e sugli usi propri dei nostri territori faremo una gran fatica a creare il messaggio. Con buona pace di seggiole e palchi 🙂

  7. ha risposto a Stefania monaco: Come pugliese, credo di aver frequentato tutte le sagre tranne quelle delle dei bocconcini di mozzarella a forma di animaletto! Per dire che ne ho frequentate davvero tante e le mie memorie sono positive. Ma questo convegno nulla ha avuto a che vedere con una sagra. Difatti mancano le sedie bianche e le salsiccie e la chimica discussa durante parte del simposio avrebbe annoiato gli spettatori in cerca di salsiccie!

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