L’oro di Napoli/2 La cucina del Giappone secondo Kukai Nibu

Tempo di lettura: 5 minuti

E così, dopo una pizza quasi subìta, sono riuscita a conquistare la fiducia di Sofia e, dopo le gastro-pizze di Enzo Coccia, me la sono portata nientepopodimenoche da Kukai Nibu – Total quality japanese cuisine.

Quando ho detto a Sofia che volevo portarla lì, mi ha guardato torva, già il nome la indispettiva. Dopo averle confessato che si trattava di cucina giapponese in un ristorante di design, ho quasi pensato che mi desse il mattarello in testa. L’ho vista sorridere solo quando le ho parlato dell’ubicazione del ristorante: Via De Cesare alle soglie di quei Quartieri che lei tanto ama, e vicina vicina a Piazza Trieste e Trento, lì, sopra a Via Roma, anzi Via Toledo.

Comunque, vuoi o non vuoi, ce l’ho portata e vi dirò, penso proprio ca s’addiviertije.

Il posto, intanto, le è piaciuto. Anche se è minimal, scuro, con specchi di vetro che incombono dal soffitto. Ha gradito assaje stare seduta sulle uniche poltroncine rosse della sala superiore, appena sotto la bellissima cucina tutta in vetro trasparente.

Secondo me si fittiava pure nu pucurill’ (guardava con un certo interesse) il cuoco from Japan.

Ma è stato quando ha visto il patron Massimiliano Neri – ideatore insieme alla sorella Monica di questo topos fuori dal tempo e dallo spazio napoletano – che le si sono davvero sgranati gli occhioni.

Mo’ solo perché è un ex SuperTopModel, neh ma che d’è, Sofì!

Ma non voglio denigrare l’amica mia e allora devo pure dire che, se inizialmente era piuttosto tiepida e rimpiangeva le vetrine di Luise davanti alle quali eravamo passate, poi dopo, piano piano…

Il nostro pranzo (che la mattina si sta più tranquilli con tutto vantaggio anche dei tempi di attesa per il servizio, gli stessi che la sera possono diventare davvero heavy rock) è iniziato con un aperitivo di fave di soia al burro, carinissime da sgranare e tipiche, accompagnate da due calici di bollicine nazionali.
Non è mancato, prima, il ‘rito’ del lavaggio delle mani con delle graziosissime pasticche che sono delle tovagliette disidratate che rinvengono grazie all’acqua profumata versata con eleganza dalla cameriera.

Abbiamo poi continuato con una classica tempura mista di pesce e verdure accompagnata da una salsetta di soia più slegata e meno sapida; un misto sushi, un must per un esordiente del giapponese, e dei ebi ten roll, cioè gamberoni black tiger in tempura con avocado in salsa di soia e mele, che a Sofia sono piaciuti moltissimo. E anche a me, che li adoro da sempre.

Questa prima fase del nostro pranzo di Babette, anzi di Madama Butterfly direi, vista la location, è stata accompagnata, meglio bagnata, da acqua liscia e, soprattutto, da una bella bottiglia di Shiro, il vino bianco integralmente realizzato per Kukai Nibu dalle cantine Villa Matilde, primo vino insieme al rosso Aka ideato appositamente per accompagnare la degustazione di piatti giapponesi. Shiro, che in giapponese significa bianco, è un blend a base di uvaggi autoctoni campani, a prevalenza Falanghina, che ben si sposa con le preparazioni più delicate, specificamente con i sashimi di butterfish, salmone e gamberi.

In spregio al pericolo e alle calorie, abbiamo poi proseguito con un trittico d’oro: teppanyaki di pesce (un misto di pesce e verdure cotte sull’omonima piastra, preparazione tipica giapponese); hamachi yaki (dell’ottima ricciola del Pacifico con verdure cotta in salsa yakiniku, una salsa di soya, mirin, mele, e dashi) e, per finire, l’eccellente Black cod tartufato, merluzzo nero dell’Atlantico in salsa teriyaki e scaglie di tartufo nero accompagnato da riso con salsa teriyaki e insalatina. Una vera e propria poesia, alla quale neanche Sofia ha potuto negare un sorriso.

Nel mentre rapido cambio di vino: Aka, rosso, per noi: un blend a base di Aglianico dal forte retrogusto tostato. Un sentore cercato per similitudine ai sentori del sesamo, protagonista di tante preparazioni della cucina giapponese.

Per terminare un gustoso sorbetto di kaki (e qui la sorpresa: “I kakìs!”, ha urlazzato Sofia, e Massimiliano, gattesco, le ha detto che noi napoletani siamo quelli che li chiamiamo nel modo più corretto: i giapponesi proprio kaki li chiamano). Il sorbetto dolce, ma non abboccato, fibroso al punto giusto, ha piacevolmente sgrassato le nostre avide boccucce.

Sofia, a questo punto, probabilmente per urtarmi, ha detto che voleva concludere con una bella sfogliatella e già stava iniziando un parallelo tra Mary in galleria e Pintauro (mi pare di capire che le frolle fossero meglio dalla prima, a suo giudizio).

Ma io l’ho fregata: avevo già ordinato due splendidi dolci: il tortino al cioccolato fondente Maccha Keki, a base di the verde e quello al cioccolato bianco Anko Keki, a base di crema di Anko (e cosa sono non ve lo dico, perché altrimenti, per preconcetto, non lo provate).

A questo punto ho voluto dare il colpo di grazia a Sofia e farle ammettere che tutto le era più che piaciuto davanti ad un bicchierino di sake, casomai ghiacciato, ma, come i proverbiali pifferi, sono stata suonata: Massimiliano e Monica ci hanno offerto una mini bottiglia di Pommery.

Gentili direte Voi, no, straordinari!!
Ché la bottiglia bevuta (quella da due bicchieri, ma esiste anche la regolare), è brandizzata Kukai, unico ristorante al mondo ad avere la propria bottiglia di Pommery.

Che chiccherie!

Prima di rischiare di essere brandizzate anche noi e dopo aver bevuto un ottimo the verde offerto in una bellissima teiera di ghisa, salutiamo Massimiliano Neri.

Sofia si è fatta dare il numero di telefono, non mi è ancora chiaro il perché…

Kukai Nibu.Via Carlo de Cesare n. 52. 80132 Napoli. Tel.: +39 081.411905

25 Commenti

  1. Sofia, bella di mamma, ci vuoi dire quanto costa cotanta bellezza di luogo di cui ahimè poco si sente parlare a Napoli (troppo costoso o poco buono?). Grazie ciù-ciù

    • ha risposto a Giovanna: Cara Giovanna, io a Napoli ne ho sentito parlare abbastanza, o veramente! 😉 In ogni caso siamo intorno ai 30€ a persona senza vino. Per curiosità di quale giapponese hai sentito parlare in Naples city?
      Saluti, cherie!

      • ha risposto a Daniela Persico: Cioè, fatemi capire, sarebbe possibile fare cucina giapponese di qualità a 30 euro?? Per me la cucina giapponese tradizionale è quella che ho provato al Koju a Tokyo o, in Occidente, da Urasawa. E pochissimi altri. Non sono mai stato in un giapponese “cheap”, ma davvero non riesco a immaginare come si possa avere un certo tipo di qualità – che io considero indispensabile in un giapponese – a prezzi così bassi. E non venitemi a dire che è questione di servizio o di ambiente, ché in posti come quelli che ho citato (i VERI giapponesi, imho) si mangia come seduti al bancone di un bar, davanti allo chef, con un servizio efficiente sì, ma con un personale ridotto all’osso. E il menù è fisso. La differenza di prezzo da 1 a 10 è quindi dovuta esclusivamente alla qualità.

        • ha risposto a Giovanni Lagnese: Caro Giovanni, devo ammettere di non avere mai mangiato in Giappone. Però ho mangiato a Milano, a Roma e negli altri ristoranti giapponesi di Napoli.
          Il Kukai Nibu è tutt’altro che un ristorante cheap, e penso che le foto postate possano dimostrarlo.
          La forza di Massimiliano Neri è la grandissima accessibilità. Il Kukai Nibu fa oltre 4000 accessi al mese: su tali quantità si può ben immaginare che i prezzi delle materie prime scendano. Del resto, chiaramente, se mi ordini un Kobe ovviamente sfori.
          Il menù mio e di Sofia è un menù ricco, ma “base”, ossia il tipo di pesce degustato , pur di ottima qualità, appartiene comunque ad una fascia di prezzo morbida.
          E sottolineo, comunque, che parliamo del menù senza vino.
          In ogni caso se passi per Napoli, Ti consiglio di provare!
          Fammi sapere

  2. Con 30 Euro a testa (bevande escluse) si esce dal Kukai senza mangiare niente. Il rpezzo medio per quanto indicato è sui 50/60 Euri a testa.

    Il migliore giapponese di Napoli se non fosse per i prezzi improponibili, la scortesia del personale e l’estrema variabilità: tempura croccante una volta su due, altrimenti molla; zuppe che arrivano fredde; tempi di attesa talvolta inconcepibili; nessun riguardo nel servire i commensali del tavolo insieme o nel rispettare l’ordine dell’ordinazione.

    C’è bisogno di un pizzico di fortuna per trovarsi bene al Kukai.

  3. Caro Francesco non so quante volte tu sia stato al kukai. Io ci mangio molto spesso almeno 5 volte al mese. Di tempure “molli” not found. Mai, mai, mai.
    Comunque sui 30 euro si mangia un piatto misto di sushi e sashimi, una tempura e un dolce. un pasto medio, per l’appunto.
    La scortesia del personale,poi io non l’ho mai riscontrata, ma proprio mai, eh.
    Onestamente a Napoli. Impera nella ristorazione una maleducazione tale che se tu trovi che al kukai siano maleducati, altrove daresti fuoco al locale…
    Quello che nessuno invece rileva sono i tempi di servizio talvolta pessimi.
    Comunque mi farebbe piacere una tua risposta.
    Ciao ciao

  4. Cara Daniela, apprezzo moltissimo il confronto.

    Partiamo da un punto comune, il Kukai è (almeno finora) il migliore ristorante giapponese di Napoli, ma la tendenza dei prezzi ad aumentare con una qualità che tende sempre più a diminuire ha fatto scendere la mia frequenza in questo locale. Senza considerare un menu sempre identico, mai una novità (a parte i prezzi che ogni volta hanno subito qualche leggero ritocco verso l’alto e la discrepanza tra il menu al tavolo e i volantini che distribuiscono, ma lasciamo perdere). Le volte che sono stato al Kukai (e le persone che ho iniziato al “pesce crudo”) non le conto più.

    Questione prezzo: un misto sushi, un piatto principale e un dolce non sono contenuti nei 30 Euri. Volendo tenersi bassi: Moriawase 10 Euri (ma prendendo un Gran Moriawase, 35 Euri, da dividere in 2 arriviamo a 17,50 Euri), Neri Cod Tartufato 17 Euri (oppure pesce burro al fois gras 20 Euri), il carinissimo dolce (entrambi molto buoni) sui 5/7 Euri se ben ricordo. Una tempura di verdure dovrebbe essere sui 12/13 Euri, una di pesce 15/17.

    I prezzi si riferiscono all’ultima mia visita, nel frattempo potrebbero essere aumentati.

    Problemi:

    1) Con quanto indicato nell’articolo non si spende 30 Euri a persona, semmai 50/60;
    2) Con quanto da te indicato non si rimane nei 30 Euri (e comunque c’è anche il servizio da considerare);
    3) Le tempure molli mi sono state servite, e anche dopo una lunga attesa; forse il conoscere i proprietari o essere una bella ragazza aiuta ad essere considerati meglio (o forse sono solo stato sfortunato, più di una volta: di fatto ora la tempura me la faccio in casa);
    4) Il personale varia con estrema frequenza, non vi è adeguata formazione nè selezione e spesso le cameriere sono spiazzate da semplici richieste;
    5) Sicuramente esistono posti ove la scortesia è maggiore del Kukai: risolvo non frequentandoli;

    Ma la cosa più importante, il parametro di riferimento per OGNI “ristorante” giapponese: i tagli e la qualità del tonno!
    Al Kukai mi diverto ogni volta che ci vado a chiedere alla cameriera della ventresca di tonno (sul menu al folle prezzo di 4,50 Euri, rispetto al semplice maguro a 4 Euri) e sentirmi dire OGNI VOLTA: “Purtroppo è finito, se vuole posso portarle del tonno semplice”. La verità è che non lo hanno, non lo hanno mai avuto. In una città come Milano non bisognerebbe neanche entrare in un ristorante giapponese che non abbia almeno 4 tagli diversi del tonno: http://www.sushifaq.com/sushi-sashimi-info/sushi-item-profiles/sushi-items-maguro-tuna/

    Se il Kukai avesse approfittato dei 4000 accessi mensili, dell’esperienza e avesse avuto un po’ di intraprendenza ora avremmo un buon ristorante giapponese a Napoli; purtroppo abbiamo solo un accettabile ristorante.

      • ha risposto a Mi vien da ridere: a me fa un po’ ridere quell’articolo che non nomina neppure JapOne e il relativo tender e non sottolinea che dal Sushivendolo e above all da Giappo sia meglio scappare a gambe levate!! Per te quale sarebbe il migliore? Let me know!

    • ha risposto a Francesco: temo di non spiegarmi bene, non ho pagato 30 € per il menu indicato avrei pagato 30€ per misto sughi, tempura e dolce come indicato nel commento precedente.
      Ti ringrazio per il commento sul mio aspetto fisico, in effetti sono bellerrrima, ma te che ne sai?
      Io continuo a non trovare sgarbato il personale, ma qui probabilmente e anche se son in maggior parte donne rientrerà in gioco il mio charme quello di Sofia.
      Sul problema ventresca, beh, non so, non rispondo. Spiacevolissimo che sia indicata se non c’e’ mai, lo trovo davvero molto grave.
      La lunga attesa soprattutto nei turni serali te la confermo e la censuro anche io che infatti preferisco, come indicato nell’articolo, andavi a pranzo.
      Io il kukai lo trovo un ristorante più che accettabile, a sto punto ti chiederei di invitarmici, tanto so pure carina!
      Ps: ti ho risposto anche su Coccia. C’e’ dell’evidente feeling tra di noi!

      • ha risposto a Daniela Persico:

        Sul “più che accettabile” son d’accordo, forse anche per la poca concorrenza allo stesso livello qualità/prezzo in città (per intenderci: senza voler puntare su Jap-one). Se tuttavia escludessimo l’elemento intrigante della cucina “esotica” o considerassimo il Kukai secondo gli standard di Roma, Milano, Parigi o qualsiasi città Europea non ne uscirebbe altrettanto bene.

        Mantengo tuttavia delle riserve sull’invito: Sofia potrebbe aversene a male.

  5. Se la tradissi con Voi, dici?
    Se ne farà una ragione!!! Ieri tete a tete per noi… a… La… e no, non lo dico, aspetterai giovedì!

  6. Gentile Francesco, mi spiace leggere questi commenti negativi sul Kukai. Mi sono imbattuto in questa pagina è da gestore non riesco a fare a meno di risponderle. Quello che le dico sono fatti è non congetture:
    1) il menù stampato non è cambiato da un anno e mezzo, per cui ha ragione nel dire che i piatti sono sempre gli stessi (anche se chiedendo al personale di sala, le ragazze le possono indicare dei nuovi piatti non inclusi nel menù). Tuttavia, questo vuole anche dire che i prezzi sono rimasti invariati da, ad oggi, 20 mesi. Aggiungo che in tutto questo periodo i prezzi non sono stati ‘ritoccati’ nonostante il prezzo delle materie prime sia schizzato alle stelle.
    2) Al Kukai la spesa media comprensiva di cibo, bevande e servizio (quello che il cliente effetivamente paga), ad oggi, è di 32,6 euro a persona
    3) Io personalmente non ho MAI visto al Kukai un conto di 60 euro a persona bibite escluse
    4) Il toro, è la pancia del tonno ed è ovviamente in quantità minore rispetto al tutto il resto del tonno, quindi finisce prima. Il Toro, ad inizio giornata c’è praticamente quasi tutti i giorni, provi a venire alle 20.00 e lo troverà
    5) I volantini che diami in giro, come espressamente scritto sono relativi ai prezzi per il take away e non per il consumo al tavolo, ed effettivamente sono circa un 10% più bassi rispetto ai prezzi del menù al tavolo per il sushi, 15% inferiori per i piatti cotti e 20% inferiori per le bibite. Questo perchè ovviamente le decorazioni, dei piatti con verdure e quant’altro, così come l’usura dei piatti stessi e dei bicchieri hanno un costo.
    6) Sulla scortesia delle ragazze, per lo più laureate, cerchiamo di sceglierle nel migliore dei modi, tuttavia, non posso escludere che quando non viste dalla proprietà possano essere state scortesi con lei.
    7) Per la tempura molle, mi suona strano e a me personalmete non è mai capitato, tuttavia non voglio mettere in dubbio la sua buona fede e quindi le chiedo per cortesia di farla portare indietro e farsela rifare se dovesse ricapitare. Lo faremo con piacere. Lo stesso vale per la zuppa fredda.
    8) Che due pezzi di sushi di toro (ventresca di tonno) a 4,50€ le sembrino una follia mi stupisce moltissimo e immagino che lei non abbia alcuna idea di quanto costi il tonno rosso al kilo all’ingrosso.

    Colgo l’occasione per salutarla

    • Gentile Sig. Massimiliano,
      leggo ora questa sua nota/risposta riguardo quanto da me affermato; entrando nel merito:

      1) Devo fidarmi della sua parola sui 20 mesi, tuttavia (quasi) ad ogni mia visita i prezzi hanno subito un rialzo, senza che ad esso seguisse un’innovazione nelle proposte, nella qualità del cibo o della materia prima o del servizio.
      2) Il prezzo medio di un locale non si valuto sulla spesa media dei clienti, ma su quanto occorre spendere per uscire dal locale consumando a sufficienza. E con 32,6 Euri a persona, comrensivi di bevande e servizio si corre troppo facilmente il rischio di uscire con la fame (e mi riferisco ad un individuo medio). Dopo alcune visite, tuttavia, l’esperienza aiuta nella scelta di determinati piatti.
      3) Lei deve essere piuttosto distratto: più di una volta in mia presenza si è spesa tale cifra a persona. Nonostante ciò, come credo di aver espresso molto chiaramente, tale cifra si riferisce alla spesa per quanto indicato nell’articolo in questione.
      4) Il toro (che tristemente chiamate ventresca di tonno) nelle mie seppur numerose visite non ho mai avuto piacere di incontrarlo. E le assicuro che più di una volta sono stato il primo tavolo della serata; come me lo spiega? E a che qualità può aspirare un ristorante giapponese che offre un solo taglio di tonno? (Se finisce presto ne compri di più o ne alzi il prezzo, che problema c’è?)
      5) I voltantini sono fuorvianti. Non so quali lei distribuisca ora, ma fino ad un po’ di tempo fa vi era una totale discrepanza nei prezzi e nessuna indicazione a cui lei fa riferimento.
      6) Farebbe meglio a non valutare esclusivamente il titolo di studio universitario del suo personale, ma anche alla loro competenza ed esperienza nel ruolo in cui le assume. La scortesia rimane scortesia.
      7) Un suggerimento: maggiore attenzione alla soddisfazione dei clienti e al cibo che viene servito; a voler essere meticoloso è difficile anche dimenticare il riso vecchio e secco servito come contorno ad alcuni “main dishes”. Davvero imperdonabile.
      8) Il suo non cogliere la mia evidente ironia mi mette seriamente a disagio, purtroppo.

      La saluto cordialmente con la speranza che tali critiche possano essere ricevute costruttivamente.

      • Gentile Sig. Francesco,

        Solitamente lascio a Massimiliano, mio socio e fratello le relazioni con il pubblico, che parla e soprattutto scrive molto meglio di me, che sono notoriamente ignorante come una capra. Quindi voglia perdonarmi gli strafalcioni e gli orrori di ortografia. Tuttavia poiché temo che i suoi preziosissimi suggerimenti, le sue critiche costruttive e la generosità con cui elargisce indubbie competenze sulla ristorazione, soprattutto quella giapponese, possano andar perduti o fraintesi, magari scambiati per un puro esercizio di retorica, vorrei porre al più presto fine a quella che temo possa pericolosamente degenerare in volgare polemica da talk show televisivo.

        Purtroppo, ho il dovere nei riguardi miei, del ristorante, delle persone che lavorano per me e dei clienti a venire, di chiarire che, alcuni punti su cui Lei punta il dito, sono delle Sue percezioni soggettive, valide, legittime, sulle quali l’intero staff del Kukai ha il dovere di riflettere e adoperarsi al meglio per porvi rimedio.
        Se la missione di un azienda volgare e’ far profitto, l’unico strumento di cui essa dispone e’ indubbiamente la soddisfazione del Cliente.
        Se Lei e’ insoddisfatto, a torto o a ragione, noi abbiamo un problema.
        Tuttavia, mi consenta ugualmente di esporre dei fatti oggettivi e inoppugnabili
        1) noi non distribuiamo volantini, di nessun genere. Mai!
        Quelli di cui Lei parla sono dei menù da asporto, validi solo per l’asporto, si riferiscono a piatti preparati nella cucina del Kukai, simili, talvolta identici a quelli serviti nel ristorante ma pubblicizzati persino con un brand name diverso (easy sushi per la precisione)

        2)negli ultimi due anni i prezzi non sono aumentati e le porzioni sono rimaste di peso invariato ( e’ chiaro che non possiamo controllare l’aumento della Sua spesa media o del Suo appetito)

        Prendo atto della maleducazione delle cameriere, cercheremo di essere più attenti.
        Purtroppo non possiamo accogliere il Suo suggerimento riguardo l’aumento del prezzo del toro, alzare i prezzi, soprattutto in questo periodo di crisi e’ contro la nostra politica aziendale.

        Infine prima di porgerLe i miei saluti voglio toglierLa dall’imbarazzo spiegandole perché Massimiliano non abbia sorriso alle Sue critiche costruttive.
        L’ironia e’ uno strumento retorico con il quale si attribuisce a certe parole o espressioni significato contrario a quello che propriamente hanno p. e. Gentile Cliente pronunciata in tono di ironia si dice a qualcuno che gentile non lo e’ per niente.
        Quindi a meno che Lei non volesse dire che le nostre cameriere sono gentili, solerti ed educate, direi piuttosto che la Sua recensione ha un evidente tono satirico. Le posso assicurare che a nessuno, indipendentemente dal senso dell’ umorismo, piace essere oggetto di satira.
        Diverso discorso per le attenzioni di un Satiro.

        La saluto affettuosamente

        Monica Neri

        • Gentile Sig.ra Monica,
          Le rispondo volentieri per quanto gradirei evitare una polemica forzata, essendo l’intento di questo confronto tutt’altro. Lasci che precisi alcuni aspetti che temo Lei abbia potuto fraintendere; io (nella veste di cliente) non ho pubblicato alcuna recensione, come Lei invece sostiene. Al contrario, essendo possibile commentare questo articolo di ScattiDiGusto ne ho approfittato, e con me molti altri, per esprimere un parere. Le devo poi far notare che dalle sue parole non traspare la volontà di intraprendere un confronto costruttivo, di recepire una critica (ricordiamoci che ascoltare il cliente dovrebbe essere la prima cosa), ma punta all’offesa, lasciando intravedere permalosità e poca capacità di autocritica.

          Per carità, non intendo sostenere ciò riguardo la sua persona, ancora una volta è una personale opinione e percezione di ciò che appare.

          Riconosco che il termine volantini è impreciso: non sono volantini, li ho nominati così in tono dispregiativo per lo scarso utilizzo che io vi attribuisco. Su ciò le riconosco di aver ragione indubbiamente. Devo poi farle notare che non ho in nessun tempo ed in nessun luogo sostenuto che le porzioni fossero diminuite (a pensarci bene, tuttavia, la tempura tra la prima e l’ultima volta che l’ho ordinata era drasticamente stata ridotta, non saprei tuttavia dirle a quanto tempo fa risalga; non le nego, in tutta onestà, che questo è uno dei motivi per cui da voi semplicemente non la ordino). Riguardo la mia persona posso io garantirle che nessuno strano morbo ha colpito il mio stomaco o la mia sensazione di sazietà. Potrebbe lei invece contribuire a questo confronto specificando il numero di volte in cui ha dovuto ristampare il menu per rialzare i prezzi? Senza cattiveria, è davvero solo curiosità e servirebbe a dimostrare onestà e trasparenza da parte vostra.
          Ci tengo ad assicurarle, poi, che se è vero (lo è?) che la ventresca di tonno vi finisce alla velocità della luce è immediato o consequenziale comprarne una quantità maggiore. Lo ripeto, un ristorante giapponese si giudica innanzitutto dalla qualità e dai tagli del tonno.
          Aumentare la qualità raramente sottrae clientela, sig.ra Monica, soprattutto quando, come può vedere, una parte della clientela potenziale (o degli ex clienti) ricerca proprio questo.
          Mi voglio sottrarre alle sue considerazioni sull’ironia, trovandole di cattivo gusto. Da parte mia c’è serietà e mi aspetterei di confrontarmi con persone che ne dimostrino altrettanta.

          Mi lasci poi esprimere delle opinioni estremamente personali, e che già so Lei non condividerà: il suo intervento e quello del sig. Massimiliano sono fuori luogo; suonano come una necessitata difesa da ingiurie infamanti, che stento qui a vedere. Il gestore che sente il bisogno con urgenza di tutelarsi cercando di far passare l’interlocutore come privo di ogni substrato per qualsivoglia critica è, inoltre, controproducente per la propria immagine. Se Lei è convinta della bontà del suo operato non ha nulla da temere da una volgare opinione come la mia.

          Le dico cosa avrei fatto io, sbagliandomi certamente: avrei invitato quell’ospite a casa mia per potersi ricredere e poter dire: “Guardi come siamo cresciuti; guardi cos’è cambiato; qual è la sua impressione?”. Questo è il consiglio, ascoltare il cliente.

          Cordiali saluti.

  7. Ho trovato questo articolo per caso e ho iniziato a leggerlo con grande curiosità perchè anche io ero una assidua frequentatrice di Kukai. Scrivo ERO perchè anche io come Francesco ho smesso di frequentarlo negli ultimi anni e purtroppo devo dire che i motivi sono simili a quelli indicati nei post di Francesco.
    Adoro la cucina giapponese, la mangio in tutte le città in cui mi trovo, spesso in Giappone per mia fortuna, e nel tempo ho constatato a malincuore come la qualità dei piatti offerti al Kukai sia calata. Ricordo gli inizi di Kukai nel locale più piccolo e lo confronto con l’ultimo piatto di sushi mangiato credo oramai un anno fa e non ritrovo più quella filosofia del total quality food… dispiace, soprattutto perchè la proprietà è stata davvero in gamba a creare tutto ciò, ma a mio parere è caduta nelle maglie del mero business e così il locale al piano superiore è diventato una sorta di mensa, dove si entra, si mangia attaccati gli uni agli altri, con un servizio poco, davvero poco professionale (mi dispiace Massimiliano, ma una laurea non fa una buona cameriera…e l’educazione è un’altra cosa!), e dei piatti che hanno perso la loro bontà! Il conto è nella media dei ristoranti giapponesi, decidi di mangiare giapponese, metti in preventivo 40/50 euro a testa e vai, ma se a fronte di ciò devi uscirne insoddisfatto, allora no, rinuncio! I soldi sono un bene srumentale, li spendi per avere un servizio, un prodotto, insomma qualcosa che ti renda felice e se pur spendendo dei soldi te ne esci insoddisfatto, allora non ha senso. Certo una serata “no” può capitare ovunque ed è per questo che do sempre una seconda chance ai locali che mi piacciono, anche perchè a Napoli non ce ne sono poi così tanti, ma devo dire che Kukai mi ha deluso più di una volta ed è per questo che ormai lo lascio ad altri, sperando un giorno di rientrarci e dovermi ricredere…

    • ha risposto a Paola: cara Paola, non so che dire. Definire kukai una sorta di mensa mi sembra davvero un po’ eccessivo. Quanto alla qualità del cibo io la trovo uniforme negli anni e di sicuro sono sempre stata trattata con enorme cortesia. Spero tu possa ricrederti, davvero. quanto a Massimiliano e Monica credo davvero che per il loro locale facciano di tutto, chiaramente si può sempre migliorare.

  8. Beh provo a mettere un pò di ordine.
    1: Che Kukai sia un posto caro è innegabile. Ma vi sconsiglio di andare in un ristorante giapponese economico.
    2: Qualche scortesia nel servizio o qualche piatto no può capitare dovunque ed è capitato anche da Kukai ma da frequentatore ho notato che fanno di tutto per migliorare il servizio sempre (che in media è sempre di qualità elevata). La cameriera scortese credo sia stata allontanata;
    3: Ho mangiato giapponese un pò ovunque, da Londra a Rio de Janeiro (Sushi Leblon, Tan Kai ecc) fino a Salvador (Brasile secondo me seconda patria del sushi), e Kukai lo trovo comunque tra i migliori giapponesi mai assaggiati;
    4: L’ambiente è molto chic ed in una città grande come Napoli è bene avere anche locali così;
    5: Il sushi a volta si fa attendere; ma meglio attendere che mangiare prodotti fatti di pomeriggio e serviti la sera;
    In definitiva, se volete assaggiare dell’ottimo sushi (tra i migliori in giro secondo me), e siete a Napoli, fate un salto da Kukai; e ripeto diffidate da chi vende pesce crudo a prezzi economici. Per l’orientale economico c’è il cinese se volete.

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