Un bel successo di pubblico nel giorno di apertura della Città della Pizza a Roma nel Guido Reni District. Se l’apprezzamento per pizzerie ed eventi si misura dal tempo trascorso in fila, potete mettere la mano sul fuoco: intorno alle 21, ci voleva un’ora buona per addentare una pizza nei capannoni post industriali adibiti ad ospitare eventi come questo.

Le categorie di pizza ci sono tutte o quasi a testimonianza che con la parola Pizza non è possibile identificare uno e un solo stile: una margherita è sempre pomodoro-fiordilatte-basilico quale che sia la tecnica e lo stile della pizza, “cracchiana” compresa.

Il popolo della pizza sembrava più interessato a mettere sotto i denti la pizza dei propri beniamini piuttosto che perdersi in dissertazioni semantiche e forni e friggitrici funzionavano a tutto vapore restituendo l’atmosfera della nebbiolina da metropolitana newyorkese.

Il vapore in realtà non era compreso nei metodi di cottura: pizza fritta, pizza cotta nel forno a legna, pizza (qualcuno direbbe focaccia) cotta nei forni elettrici “tradizionali”, pizza cotta nel nuovo forno elettrico Neapolis.

Vedo già il vostro sopracciglio inarcarsi: questo qui ci viene a parlare di cottura migliore nel forno a legna o nel forno elettrico con una sponsorizzazione bella evidente di un produttore? Ma a chi la vuole dare a bere?

A nessuno, ovvio. Ma tanto per capirci se avete la pazienza di andare a guardare chi sono i media partner dell’evento ci sono un po’ tutti: blog che si dicono duri e puri, blog a pagamento, blog semi-clandestini. E per amore della verità, un media partner è uno che loda la manifestazione per affinità di interessi.

In questo mondo interessato, la riflessione è dovuta alla richiesta del pizzaiolo testimonial di Marana Forni di andare a vedere la meraviglia del forno a legna rotante che promette cotture veloci con platee libere da legna che arde.

Ho ripescato nella memoria una pizzeria che aveva adottato questa forma di cottura, ma non è un esempio positivo (e forse fu proprio quella disavventura a cambiare il codice di Scatti di Gusto per cui si scrive quando c’è qualcosa di buono da mangiare).

“Per carità, basta ragionare un attimo per capire che una cottura rotante non potrà mai essere uniforme e noi lo usiamo bello fermo”, mi spiega uno dei pizzaioli protagonisti della serata.

E un altro mostra l’esito della cottura un po’ scuro in volto al pari delle pizze.

Ma ha da dire anche un altro pizzaiolo che si è visto atterrare il forno elettrico Neapolis come un ufo e sta cercando di risolvere l’equazione idratazione+temperatura+tempo di cottura fratto la farcitura. “Forse è troppo napoletano”, chiosa.

Difficile fare la “pizza da campo”, cioè quella in trasferta in un evento tanto affollato.

Meno male che trovo un pizzaiolo contento: Graziano Monogrammi da Firenze che mi allunga “Il cioccolatino”, una pizza (vabbè, focaccia), rigenerata, impasto farina tipo 2 con lievito madre preparato a Pasqua, acidulo quanto basta, farcito con la soppressata di un maialino che è vissuto felice (dice proprio così), carciofi e una punta di limone. Una bomba per palati allenati.

“Ma funziona questo forno?”, gli faccio.

“Eh, sì. A me piace, ma perché è contro il forno elettrico?”, mi risponde.

Gli vorrei dire della faccenda degli sponsor, ma preferisco addentare la sua pizza. Sono felice e più del maialino.

Oggi si replica alla Città della Pizza con nuovi beniamini e la vexata quaestio della pizza che può essere focaccia e della cottura che si può fare in tanti modi.

Voi fregatevene di sponsor e madia partner, ma ricordate di prenotare il salta fila se non volete stare a sentire il brusio del vostro stomaco mentre vi sciroppate una fila che oggi si preannuncia anche più lunga.