Diciamo subito che è un locale nuovo ma non è un nuovo locale di Milano. Ovvero, l’insegna è sì nuova – Pomet – e l’ingresso del locale pure, in via Valpetrosa, ovvero sul retro di Piz, la pizzeria di Pasquale Pometto in via Torino (l’altra, la prima, AM, è invece in corso di Porta Romana, a qualche centinaio di metri di distanza), entrambe ovviamente presenti nella nostra classifica delle migliori pizzerie cittadine.

Ma è quasi come se fosse un locale solo: si può tranquillamente entrare da Pomet, mangiare qualcosa, passare attraverso il cortile e raggiungere la pizzeria Piz (ok, non credo si possa, il passaggio probabilmente è riservato al al solo Pometto, che di tanto in tanto appare da una parte e se ne va dall’altra…) e farsi magari una margherita prima di uscire. O viceversa.

Ambiente allegro e colorato, oggetti e quadri originali un po’ dappertutto, accogliente, leggo che se ne è occcupato Pasquale in prima persona; gentile il servizio.

L’idea di fondo di Pomet sta già girando da un po’ anche qui a Milano: partire da un impasto tipo pizza per arrivare a proporre qualcosa di diverso. Le differenze fra le varie proposte sono nel tipo di lavorazione e di post-produzione. Così, abbiamo la pizza bianca alla pala, o alla romana, di Romoletto, da poco aperto al Carrobbio; abbiamo il Trapizzino, il tramezzino di pizza di Stefano Callegari, in via Marghera, e il loro “cuginetto”, lo Spacco dietro corso Como. Ah, ho letto anche che veniva già offerto ai clienti in attesa di entrare in una delle sue pizzerie, assieme a un calice di prosecco. Ora, quando sono passato davanti a Piz appena aperta, per vedere solo com’era, sono stato attirato all’interno solo con il prosecchino: esigo il panino pomettino che non ho avuto allora!

Precisazione: sarebbe necessario definire un po’ meglio la terminologia che si usa per parlarne. Ho letto che il “Pomet” è un “calzone”, che è un “panuozzo”, che è un panino. Boh. Meglio usare solo Pomet, mi sa. Anche perché sono abbastanza originali, anche nella presentazione.

Comunque: l’impasto è quello “classico” delle pizze di Pasquale Pometto, con una lievitazione di 48 ore; massaggiato e non steso, viene infornato, cotto, tagliato trasversalmente e farcito dentro e fuori.

Il menu comprende pochi Pomet (come sarà il plurale? Pometti? o Pomets, all’inglese, vista la quantità di stranieri che affollano il locale?), ma sembrano tutti appetitosi, e la scelta è complessa.

Pomet Classico (10 €): rucola, mozzarella, fior di latte, Parmigiano, pomodorini Pachini igp, scamorza affumicata, olio evo

Pomet ‘Nduja Calabrese (12 €): mozzarella, fior di latte, scamorza affumicata, pecorino, ‘nduja calabrese, olio evo

Pomet Scarola (13 €): scarola, pecorino, olive taggiasche, olio evo

Pomet Tartufato (13 €): pureè (sic) di patate, mozzarella, pecorino, scamorza affumicata, olio tartufato

Pomet Friarielli (12 €): scamorza affumicata, mozzarella, fior di latte, friarielli, pecorino, olio evo

Pomet del Giorno (13 €): pesto asparagi pomodorini, e una bella spolverata di Parmigiano. Non potevo non prenderlo, subito, come primo assoggio: ok, mi è piaciuto molto.

Nota dolente: il limoncello che mi offrono alla fine non è un gran che. Pazienza.

Magari l’idea di fondo si questi “panini” non è così strana. Ma la realizzazione è ottima, i Pomet sono buoni gustosi leggeri saporiti. Inducono felicità. Ne avrei mangito quasi un terzo. Che dire? Amo i Pomet di quest’uomo.

Come recita il menu, “Pasquale Pometto ha deciso di proporre Pomet selezionati, senza rebelòt che ne alterino il gusto e la genuinità”. Rebelot. Pasquale Pometto è di origini calabresi, se non ricordo male nato in Germania, ha lavorato in giro, anche a Firenze. E usa rebelot, termine milanese-lombardo per confusione, casino. Devo aggiungere altro?

Pomet. Via Valpetrosa, 1, 20123 Milano. Tel. +39 0272105356.

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