Il Just Cavalli Restaurant & Club è uno dei templi storici della movida milanese. Si trova a lato del Parco Sempione, di fianco al Palazzo dell’Arte (la Triennale), sotto la Torre Branca, uno dei simboli della città, costruita su progetto di Giò Ponti nel 1933, in soli due mesi e mezzo, con il nome di Torre Littoria. È alta 108 metri e qualcosa, ovvero qualche centimetro meno della Madonnina sul Duomo: nessun edificio poteva essere più alto, per rispetto ma anche per evitare pressioni eccessive sulla falda freatica. Ci dovrebbe essere anche un regolamento o qualcosa del genere.

Gli edifici più recenti, sempre per rispetto, hanno in cima una riproduzione della Madonnina (l’ultimo è la Torre Isozaki, alta 209,2 metri). Il nome Branca è quello dello sponsor, che nel 1972 l’ha restaurata e aperta al pubblico (è possibile salirvi appunto dall’ingresso del Just Cavalli).

Creatura dello stilista Roberto Cavalli, ovvero dell’omonimo marchio di abbigliamento e accessori, la struttura in vetro e metallo è immersa nel verde, e specie con la bella stagione il gioco fuori/dentro è suggestivo.

Lo stile è quello dello stilista, ovviamente, arredi tovaglie accessori cuscini hanno fantasie animalier o floreali, belle proprio perché eccessive e coloratissime. Mi chiedo perché lo stilista non pensi a “vestire” di glamour qualche prodotto italiano, come hanno fatto ad esempio Dolce&Gabbana con la pasta Di Martino.

Difficilmente, dicevo, si penserebbe al Just Cavalli per una cena tout court; e in effetti, il locale si presta a una serie di utilizzi, dall’aperitivo alla cena al dopocena al cocktail bar alla festa alla discoteca (e ospita anche numerosi eventi) che la cena in sé passa in secondo piano fra le cose cui si potrebbe pensare.

Il menu è ampio, e lo chef Fabio Francone ha previsto una scelta di piatti e ingredienti che accompagna quelli che presumibilmente sono i gusti del pubblico del locale, del resto sempre affollato (o almeno, affollato quelle tre-quattro volte a caso che ci sono stato: e quindi, di media, sempre).

Ci sono i Cavalli’s Specials, dal Tentacolo di Polpo Croccante del Mediterraneo con crema di ceci (22 €) al Plateau Royale di King Crab o di Crudité (40 €), alla Tartare di Scampi e Ricciola con caviale Oscietra (35 €) – e si può arrivare a 50 grammi di caviale iraniano Caspar Imperiale a 450 €.

Ci sono gli Antipasti. Ho lasciato la scelta allo chef, e mi hanno fatto assaggiare il Tris di Tartare Cavalli Style, magari non molto indicativo delle capacità della cucina, ma confezionato con una buona materia prima. In carta, 30 € (il mio era un assaggio). Ci sono anche altri piatti classici della cucina di un certo tono, dalla catalana di astice (35 €) alla parmigiana (16 €), alle tartare di carne e di pesce (23/30 €).

I Primi permettono di scegliere fra semplici tagliolini freschi al tartufo bianco (7 €), spaghetti al pomodoro fresco (14 €), pappardelle porcini e scampi (26 €), paccheri con King Crab e bottarga (30 €), fino ad arrivare al Risottino Acquerello con Aragosta di Sardegna e Caviale Oscietra (60 €).
Io ho preso le linguine con l’astice (32 €) – buone, non male la cottura della pasta, e l’astice, beh, niente da dire, sarei parziale, mi piace sempre troppo.

Anche i Secondi di carne non si discostano dalla classicità:  costata, cotoletta alla milanese, filetto di chianina, polpette caserecce. Dai 23 ai 40 €. Il mio filetto era buono, buona la carne, la cottura anche (magari avrei preferito un paio di minuti in più verso la cottura media), e le verdurine pure.

I Secondi di Pesce invece (dai 23 ai 35 €), pur rimanendo in questo ambito delle ricette che ti aspetti di ritrovare (branzino, grigliata mista, scamponi), prevedono anche un Toast di Orata del Mediterraneo con patate, capperi di Pantelleria, pomodori e olive taggiasche, e un Black Cod Croccante con foie gras de canard e marmellata di cipolle rosse. Chissà se dopo il secondo di carne si può andare a ballare in discoteca e poi tornare per il pesce.

Sezioni a parte del menu per i piatti vegetariani (funghi porcini al timo, 15 €; uova biologiche crema di parmigiano tartufo bianco, 25 €; gorgonzola mascarpone patatine fritte 16 €; pappa al pomodoro con stracciatella di bufala 16 €) e della Tradizione Italiana (caprese di bufala 20 €, spaghetti alla carbonara 15 €, risotto giallo con ossobuco 20 €). Una nota di merito per pane e grissini, fatti da loro.

Deludenti i Dessert che ho provato: due bicchieri con creme tipo chantilly, molto leggere, uno discreto per la presenza di non so più che frutto esotico, forse passion fruit, l’altro anch’esso discreto, non fosse che le fragole disposte lungo la parete del bicchiere erano solo delle fettine sottili sottili, e non delle mezze fragole come mi sarei aspettato.

Il tutto accompagnato da un breve spettacolo di danza del ventre e da un secondo di danza rotante tipo “dervisci”. Ho sempre l’impressione che musica, danza, spettacoli durante la cena siano un po’ penalizzati, in realtà; ma il pubblico ha gradito.

Ottimo il cocktail con cui abbiamo iniziato la nostra cena, a base di Ginarte, un gin italiano con 13 botaniche. “Arte” per le litografie della bottiglia: la prima serie, ispirata a Pontormo, è dell’artista danese Lou Thyssen.

Ma tutta la carta dei cocktail mi è sembrata particolarmente interessante. Diciamo che venire al cena al Just Cavalli può essere una scusa per esplorare la carta dei cocktail – o viceversa un aperitivo o un dopocena possono costituire il preludio o la conclusione di una cena al Just Cavalli. Oppure uno viene per la discoteca, e prima mangia per avere le energie per ballare.

Just Cavalli. Via Luigi Camoens c/o Torre Branca, Milano. Tel. +39 02311817. 

[Immagini: iPhone Emanuele Bonati; Roberto Cavalli: Haute Living]

Indirizzi dove mangiare e bere in zona

  1. Osteria con Vista, alla Terrazza Triennale. Palazzo della Triennale – chef Stefano Cerveni
  2. Triennale Social Pizza, presso il Caffè della Triennale – pizzaiolo Cristian Marasco (con Stefano Cerveni)
  3. Gourmand, panini, da Biffi, corso Magenta
  4. Cenerè, ristorante con pizzeria, piazza Virgilio
  5. Baunilla, pasticceria in via Broletto
  6. Da Zero, pizzeria cilentana, via Luini

9 Commenti

    • allega lo scontrino, come se si potesse allegare.
      puoi anche conservare gli scontrini (sempre che vengano emessi), ma non sai chi abbia pagato e come

      • Il discorso è: se critichi, va bene; se accusi, no.

        Allega lo scontrino vuol dire cerca di dimostrare che le tue accuse hanno un fondamento, non è un invito ad allegare fisicamente (peraltro lo si può inviare per mail).

  1. Certo. Per dimnostrare di aver pagato, se servisse. Poi magari li perdo nel caos di casa, si scoloriscono, ci gioca il gatto.
    Ma non lancio accuse senza scontrini, certificati medici e così via.

    • Il problema è che se uno dice non mi piace, ha senso; la pasta era scotta, ok; tutto quello che può in qualche modo dare un’informazione errata, tipo “ho pagato il doppio del prezzo del menu, ho mangiato un topo”, andrebbe provato in qualche modo

  2. mi mancava l’accumulatore seriale di scontrini 🙂
    come fai a dimostrare che la pasta è scotta? te la porti via e la fai testare a tutti quelli che te lo chiedono?
    come fai a dimostrare che c’era troppo olio, poco sale, troppo origano, poco pepe, poco sugo, troppa pasta? è tutto soggettivo
    come il mio commento “fa vomitare”

    • Esistono parametri oggettivi sul grado di cottura, condimenti eccetera. E io dico che la mia pasta, quella che ho mangiato io alla trattoria XY, era poco cotta. o troppo cotta, non che tutta i primi della trattoria XY sono cotti male
      Mentre “fa vomitare” è un commento soggettivo, oltre che ingiusto e offensivo: è un giudizio su tutto il ristorante, soggettivo, non su quello che hai mangiato.
      Tutto qui. Fine di una discussione inutile, grazi

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui