L’offerta di street food cinese – e non solo – in Paolo Sarpi a Milano si sta ampliando direi a vista d’occhio. La Ravioleria Sarpi, aperta in questi giorni giusto tre anni fa, ha inaugurato questo nuovo corso, e ha anche avviato la moltiplicazione dei locali aprendo, qualche vetrina più in la, un negozio di bao e involtini. Da allora, sono spuntati diversi locali, sia cinesi che non (come Fusho, sushi fusion tex-mex, ad esempio, o Sarpi 50).

Le aperture più recenti sono due, l’una di fianco all’altra, e non molto distanti dalla Ravioleria: Beijing Traditional Roll e Collo d’anatra.

Partiamo da Beijing Traditional Roll: fanno appunto dei roll, degli involtini, tradizionali della regione di Pechino. Non pensate subito agli involtini primavera che ormai si trovano anche al supermercato, sono molto più grandi: assomigliano alle crêpe della Ravioleria.

I roll possono essere di “fogli” di farina o di soia, intendendo con “fogli” delle sfoglie di pasta tirate col mattarello, sottili sottili, passate alla piastra, spennellate di liquidi oscuri (leggasi una salsa di soia) e farcite: insalata, verdure, ingredienti vari (e piccanti), come da menu.

Tutto lì sotto i tuoi occhi, a vista. Costano dai 4 € in su, fino a 9 €, a seconda degli ingredienti avvoltolati nel rotolo: radici di loto, trippa di anatra, pesce, polpettine, pollo, vitello, maiale. Ci sono anche formule roll-inclusive, in cui si possono scegliere due o tre o anche tutti i piatti del menu da mettere nel roll (8, 9, 10 €).

Il menu è scritto in cinese e in italiano, ed è abbastanza leggibile, anche se con poche spiegazioni – e con alcuni errori, che a volte lo rendono non immediatamente comprensibile (scegli tre piatti per chiedi nel rotolo?). La giovane, cinese, che mi ha servito era anche abbastanza brava con l’italiano – ma solo abbastanza. Bisogna dire che qui sono tutte delle signore e signorine cinesi, a preparare i ravioli e a venderteli.

E come sono questi rolls? Buoni. Ne ho preso uno con uova stufate in “fogli di soia”, e uno con carne stufata, e me li sono portati a casa – piccanti il giusto, saporiti. Ci sono diversi ripieni: trippa di anatra, polpette di pesce, “vitello di trippa” in salsa piccante, anatra alla pechinese, “romi” di vitello… non ho osato indagare. Che diamine, ero l’unico italiano, non potevo far figure…

Collo d’Anatra invece cucina essenzialmente anatra, anzi, quello che penso possa essere definito il “quinto quarto” dell’anatra: ali, colli, zampe (anche di pollo), dai 5 ai 22 € a seconda della quantità, lingue e intestini (10 €), e anche “peste”, “trotters”, manzo e tendine di manzo, e verdure: radice di loto, patate, alga. E tofu, soia, e toufu di pesce. Tutto a 5 €.

Anche qui, non ho osato chiedere lumi sulle cose più misteriose. Se la giovane cassiera di Beijing Rolls se la cavava con l’italiano, qui in pratica ho dovuto ordinare a gesti, indicando le portate sul menu, poche parole di base. Sembrava che i negozianti cinesi di Paolo Sarpi avessero iniziato a usare un buon italiano, che non ci fosse più la necessità di usare il linguaggio dei segni – in realtà, anche da Tang Gourmet, all’inizio della via, ho sempre avuto problemi di comunicazione. Ma per il resto, no. Incomunicabilità peraltro che si riscontra anche nei menu di diverse nuove aperture: scritte cinesi macroscopiche, con traduzioni italiane interlineate – e microscopiche.

Mi sono preso, temerariamente, 10 € (i prezzi sono a porzione) di intestini e lingue d’anatra. Che non mi hanno propriamente entusiasmato, diciamo. Mangio di solito qualsiasi cosa sia edibile, e ho mangiato anche questi: ma senza entusiasmo. Ci devo riprovare, mi sa. O magari passare a qualche altro piatto.

Bejing Traditional Rolls. Via Paolo Sarpi, 29. Milano.

Collo d’Anatra. Via Paolo Sarpi, 29. Milano.

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