Nessuna pizzeria potrà più utilizzare il nome Michele nella sua insegna. Oltre, ovviamente, la storica, rectius, L’Antica Pizzeria Da Michele a Forcella e con essa la sua estensione Da Michele in The World che sta portando il messaggio della pizza napoletana ai quattro angoli del mondo come il nome dichiara.

Lo ha deciso il Tribunale di Napoli con due sentenze passate in giudicato e depositate a giugno che segnano un passaggio a beneficio dei consumatori che ora potranno distinguere con facilità l’originale, verrebbe da dire vera, pizzeria Da Michele e quelle dei cugini della famiglia Condurro che nelle insegne porteranno il cognome. Con questo, lo dico a scanso di equivoci, senza voler emettere un giudizio di merito sulla bontà della pizza dell’una o dell’altra insegna.

Leggendo l’articolo di Antonella Bersani su Forbes Italia, stuzzica soprattutto il passaggio del lavoro artigianale che diventa marchio. Cito: “l’artigianato italiano sta cominciando a ragionare come le grandi imprese”.

Quello che ci vuole per rendere ancora più forte quello che noi gastrofissati marchiamo come eccellenza. Qualità e serialità sono concetti che nel mondo del “piccolo è bello” fanno a cazzotti. Pensiamo al vino e immaginiamo cataste di botti in cantina anche se in realtà c’è l’acciaio mantenuto a temperatura, diciamo grano e farina e pensiamo alle macine a pietra (anche se sono quelle dei frantoi per l’olio) e invece ci sono i più affidabili rulli e via discorrendo.

Da Michele, oltre alla sua giusta rivendicazione dell’unicità della proprietà intellettuale del marchio, con questa sentenza ha il merito di sdoganare il passaggio al “grande è bello”. Alessandro Condurro si è fatto carico, cioè, di rendere confrontabile tra i vari locali, pur con le differenze dovute ai luoghi e ai mercati, la pizza Da Michele facendone un marchio di fabbrica.

Cito dallo stesso articolo gli esempi di Sorbillo e di Sal De Riso, entrambi impegnati in dispute legali di eguale tenore a protezione dell’unicità del nome e dei valori che sono sottesi ad esso. Sono tutte opere dell’ingegno che acquistano sostanza grazie al lavoro di generazioni in passaggi di anni e di tradizioni mantenute in vita e rinforzate dai discendenti che hanno effettivamente coltivato quel mestiere e quelle passioni rendendole contemporanee. E che ora il tribunale riconosce in quella dimensione artigianale pronta a spiccare il balzo verso orizzonti più ampi del quartiere.

Ho chiesto ad Alessandro Condurro una video intervista per spiegare il significato della sentenza che si muove in un ambito di diritto. Non è, cioè, una faida familiare come qualcun altro vorrebbe far credere in improvvisati video in stile Al Capone. Ma il semplice riconoscimento che le storie familiari seguono a volte strade diverse proprio come gli alberi genealogici. Ed anche questo è un valore da preservare chiedendo il rispetto del nome che è diventato marchio e ha un suo proprio significato.

Pizza bruciata da Michele: la replica di Alessandro Condurro è bruciante in video

In ogni caso, W la pizza. Buona, che dico, eccellente!