Taste of Milano, c’è, oltre a tutto il resto, anche la pizza. Compresa quella dell’Antica Pizzeria da Michele, che ha una sede anche a Milano. E c’è stato anche Alessandro Condurro,che del gruppo a cui fa capo Da Michele a Milano, e tutte le altre Da Michele a Napoli e nel mondo (Londra, Firenze, Barcellona, per ora) è l’ambasciatore e diciamo l’organizzatore.

Una “cucina” di Taste of Milano 2018 (al The Mall in piazza Alvar Aalto) è doppia, cucina vera e propria e pizzeria. Al forno, si alternano provetti pizzaioli, e altrettanti cuochi alla cucina, collaborando a mettere in tavola proposte originali, in tono con le altre proposte gastronomiche di Taste.

Al forno, per Da Michele, ecco Antonio Falco. Mentre in cucina armeggia “l’indicibile” chef Giulio Coppola, della Galleria di Gragnano (meraviglia: Totani con crema di patate, ricotta e limone grattugiato su base di pizza è ottima).

E tu sei lì che aspetti la tua pizza, quando accade l’inaspettato: Alessandro Condurro afferra un pugno di farina, la spolvera sul piano di marmo, prende un panetto di impasto e inizia a lavorarlo, anzi, ad “ammaccarlo”.

Un mormorio di sconcerto fra gli astanti: cosa sta succedendo?

Alessandro prosegue: se l’ammaccatura sembra abbastanza sicura, la stesura della salsa di pomodoro è incerta, sembra più improvvisata.

Anche il fiordilatte non sembra steso a regola d’arte: e infatti, fuori dal forno, qualche zona risulterà scoperta.

Ma, tutto sommato, Alessandro qui è come una specie di stagista,

La stesura sulla pala viene invece più curata, lembo per lembo, magari a leggero scapito della circolarità dell’insieme.

A infornare, ci pensa Antonio Falco, che con Emanuel Fontanella fa parte della “famiglia Da Michele” – non che avessimo dubbi sulle capacità di Alessandro al forno, ma è stato bene così.

Va detto comunque che, come tutti i Condurro, anche Alessandro è passato dalla pizzeria, dietro al bancone di marmo e davanti al forno: non è che abbia provato e basta. Ma se si occupa della società Michele in the World, e del suo studio di commercialista, anziché fare il pizzaiolo, un motivo ci sarà.

La pizza ha una bella faccia. Anche perché (mini-spot per il nostro sponsor) il forno non è un forno qualsiasi, ma un Neapolis di Moretti Forni, che se ne sta lì bello tranquillo a ingoiare e far uscire una pizza dopo l’altra, viaggiando tranquillo sui 513°C (!!!). Ovviamente, per chi non lo sapesse ancora, si tratta di un forno elettrico: impensabile (vietato) usare un forno a legna. Fra parentesi, anche Alessandro si è dichiarato impressionato, come tutti i pizzaioli “veri” con cui ho parlato, dalle prestazioni del Neapolis, le cui pizze “sembrano fatte col forno a legna”.

Ma la pizza – com’è? Beh, se si considera che l’impasto non lo aveva fatto lui, come la salsa di pomodoro, e che forse ha scelto il fornitore del fiordilatte, ma poi ha solo assemblato il tutto – sì, buona, piuttosto buona (mai dare soddisfazioni agli stagisti).

Dai Alessandro che alla prossima apertura (ri)vengo ad assaggiare.