Composto da cup, ovvero tazzina, e sushi, il cup sushi è un nuovo format(o) di sushi che ha in carta qui a Milano il ristorante Berimbau.

Si tratta in pratica di un bocconcino di sushi in una tazzina da sake.

Lo mangi con una forchettina in uno-due morsi. Ma prima ti prende lo stupore, perché è una festa per gli occhi. E per il palato. Infatti non puoi mangiarne uno solo e finisci con il fare un sushisamba.

Il problema, se problema si può chiamare, è che i cup sushi sono tanti, un esercito.

Tanti pezzi e gusti e forme e consistenze e colori squillanti quanti i modi di comporre il sushi nippo-brasiliano, uno stile fusion raffinato e variopinto nato dalla grande comunità giapponese in Brasile.

Mario Chen chef patron Berimbau

Difficile scegliere quale cup sushi assaggiare, ma non impossibile. Diavolo di un Mario Chen che li ha inventati – con la malizia di intuire che sarebbero piaciuti da pazzi – e per ora è l’unico ad offrirli al Berimbau in via Marghera a Milano di cui è patron, dopo averli lanciati a metà novembre.

E dunque ragioniamo: se un cup sushi è un appetizer seducente, magari in coppia con un cocktail esotico (grande atout del locale), 3 cup sushi sono un antipasto, 6 una portata. C’è un segreto per godere di più? Sceglierli tutti diversi.

Gusti, prezzi e come si chiama la tazzina da sake

Il cup sushi, diversamente dal pezzo di sushi tradizionale che si intinge nella salsa di soia, è già condito. Non necessita di aggiunte.

Sul fondo della tazzina in porcellana sottile dall’interno bianco usata per bere il sake, che in giapponese si chiama gui-nomi, c’è il riso.

Depositati in successione e con attenzione all’effetto cromatico, gli ingredienti variabili.

Tra questi: ricciola, tonno, salmone, gamberi, scampi e anguilla abbinati a frutti esotici. O anche carne, tartufo, funghi, tobiko, caviale.

E un tocco finale di semi, petali di fiori eduli o foglie aromatiche.

Sono una trentina le varianti ufficiali in carta realizzate dall’itamae, il cuoco giapponese del locale, comprese quelle vegetariane o healthy, ma esiste anche la possibilità di avere un cup sushi personalizzato. Per tacere del fatto che il menu propone anche moltissimi sushi morfologicamente tradizionali, più tutta la parte di churrascos, di matrice brasileira.

Sulla qualità del pesce c’è la garanzia della società di famiglia, con sede a Brescia, che da 25 anni importa e distribuisce prodotti freschi per la ristorazione.

I prezzi per un singolo cup sushi vanno dai 3 ai 6 € per la tartare di scampi.

Esistono in menu delle combinazioni tra i 20 e i 35 €, curate nell’assortimento.

Perché è un’innovazione di food design

Vi diranno che il cupsushi è una food experience. Un sushi destrutturato.
Ma è soprattutto un’innovazione di food design.

Per la proporzione sensata recipiente-boccone.
Per la riproducibilità e la variazione illimitata. Ad infinitum, ad libitum.
Per la preparazione, elaborata, ma meno complessa e più rapida dei vari tipi di maki e temaki e più elegante dei nigiri singoli.
Per la degustazione senza bisogno di altre salse.
Per la natura socializzante del piatto. Si ordina un giro assortito e lo si divide, commenta, assaggia, riprova. Anche perché siamo bravissimi, noi italiani, a mangiare parlando di cibo.

Scommettiamo che il cup sushi farà tendenza?

Berimbau. Via Marghera, 43. Milano. Tel +39 02 4987550

[Immagini: iPhone di Daniela; Monica Balzan Communication]