La meccanica della qualità applicata al gelato. Ecco la sfida golosa di RivaReno

E’ l’ora della passeggiata per l’anziana signora che si tuffa, compiaciuta e seria, sul suo cono. Nel traffico di San Giovanni i vigili urbani fanno su e giù per via Magna Grecia e brontolano sulle lamiere in doppia fila. Mica sarete delle Iene?, ci apostrofa un agente del traffico impazzito alla vista dei flash. No, perché? Perché quelli ci fanno fare brutta figura! Andiamo via subito, è la mendace rassicurazione.

La signora fa il gesto di pagare ma per il giovane gelataio “è un omaggio”. E’ un regalo di RivaReno che oggi festeggia un anno di presenza a Roma, la piazza dove stupire con il gelato non è cosa semplice.

La nocciola è intensa e più calda del solito. A -9° non sbatte sui denti e avvolge come un bicchiere di latte tiepido. Le compiaciute cavie accorse a documentare l’evento vengono bardate per assistere al sacro rito della preparazione, neanche entrassero in sala operatoria.

Nicola Greco è buffo nei panni dell’imprenditore del gelato in provenienza dall’automotive, scaltro di business plan e di dati Nielsen sul consumo di gelato degli Italiani. Ma convince, persino a Roma, persino nella città sorniona che più dei numeri ama i sapori.

Convince con il suo gelato che sposa l’industria e l’eccellenza artigianale, il controllo sicurezza e le ricette locali, il latte alpino che viene da lontano e la frutta a km 0. “Non ci crederete ma il gusto più richiesto è il mascarpone marsalato”.

Benvenuti nel mondo del gelato dove il cono è affare di foodies perché anche se le miscele le preparano al Caseificio Valle Stura e il mascarpone e le uova vengono da fornitori ben poco locali (Granarolo e Eurovo), il latte è pastorizzato una volta sola, non si fa economia di pistacchi (di Bronte) né di pinoli, i gelati finiscono nel pozzetto, la frutta arriva anche al 60% e i dati sui dosaggi dei franchisee finiscono al laboratorio centrale e guai a sgarrare: c’è il report dell’infedeltà. E il richiamo della casa madre.

“Non c’è stock, il gelato viene rifatto più volte al giorno e non badiamo ai costi”, dice Greco che ha già messo a segno diverse affiliazioni, dalle 3 gelaterie di Milano, città dove l’avventura è iniziata, fino a Roma, passando per Torino (2 attive e una di prossima apertura), Milano Marittima, Ferrara, Firenze e tanta voglia di replicare nella Città Eterna.

Al fianco di Greco ci sono la moglie cino-vietnamita Lyn Ya Ping, un passato come giornalista della BBC e Leonardo Ragazzi, il socio-gelatiere. Poi (per fortuna) c’è Giuseppe Fortuna, il gelataio alle prese con bilance, miscele e dosaggi nel retro del punto vendita romano. Colui che trasforma una ricetta codificata in un gelato vero.

Due euro non sono tanti per un gelato a due gusti (il massimo è 3,5 euro per quattro gusti) e neanche 20 euro per un chilo di gelato e sceglier non è facile tra i gusti classici (14), le specialità (15) e i gusti alla frutta (14).

Tra le specialità, oltre a ricotta e fichi, disponibile solo nella gelateria romana, c’è solo l’imbarazzo della scelta tra la crema mediterranea (con zibibbo di Sicilia e uva delle isole Lipari), il mango heera (con mango indiano e yogurt bianco), il new york – new york (con sciroppo d’acero americano e pecan), l’otello (con cioccolato allo zabaione con torta Barozzi al cioccolato e caffè), lo zafferano al sesamo (con crema di zafferano e sesamo caramellato e tostato), lo zenzero (con zenzero biologico), il dattero (con datteri egiziani dell’oasi di Siwa), il passion fruit (con maracujà amazzonica), alice (mascarpone e crema gianduia), contessa (crema di mandorla e nocciola, amaretti e mandorle caramellate), leonardo (solo a Ferrara, con crema di pinoli), morena (fior di panna e sciroppo di amarene), san luca (riso soffiato e cioccolato bianco) e sweet alabama (cioccolato e arachidi americane).

Produzioni di qualità anche tra gli ingredienti dei gusti classici: marroni piemontesi nel marron glacé,  bacche di vaniglia Bourbon per il gusto vaniglia Madagascar, pistacchio di Bronte, cacao del Madagascar nel cioccolato extra-fondente.

100% locali sono gli ingredienti dei gusti alla frutta che finisce anche nelle granite, 10 in tutto, servite solo in estate (caffè, mandorla, fragola, passion fruit, con maracuja amazzonico, menta piperita, limone, anguria, melone, pesca e lampone).

Gelateria RivaReno. Via Magna Grecia, 25 Roma. Tel. +39 (0)6 77590302



martedì, 17 maggio 2011 | ore 13:30

5 commenti su “La meccanica della qualità applicata al gelato. Ecco la sfida golosa di RivaReno

  1. provati grom e rivareno, meglio il secondo, ma per entrambi vale il discorso “è solo marketing, la qualità vera è ben altro”. La cremosità è data dai grassi e dalla temperatura, il gusto crema si fa con latte intero, latte condensato, tuorli d’uovo, zucchero, polpa di bacelli di vaniglia. Null’altro. Ovvero il buon gelato di una volta, per davvero, e non quello proposto da questi franchising che usano i loro preparati cremosi perchè ricchi di farina di semi di carruba e altri addensanti

  2. Mi viene da ridere quì si parla di artigianale e si vede una persona che vera un prodotto semilavorato di una nota industria del settore “PREGEL” per fare il suo *NATURALISSIMO* Gelato, evviva i consumatori completamente dagli occhi e orecchie tappati di nomi altisonanti di materie prime inutili e dal marketing petulante… sono loro a fare di un normale negozio una leggenda

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