riaperture Italia dal 7 gennaio

Riaperture ristoranti, bar, pizzerie: cosa succede dal 7 gennaio

Le riaperture di ristoranti, bar e pizzerie sono legate alla classificazione in zona gialla delle Regioni: l'unica che permette il pranzo

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Zona gialla e riaperture di bar, ristoranti e pizzerie a pranzo il 7 gennaio. È la speranza dei ristoratori di alzare le serrande dei locali. Che sono chiusi dal Decreto Natale e Capodanno dal 24 dicembre, prima casella del gioco dell’oca che ha diviso le feste tra rosso e arancione. Condannando di fatto i ristoranti a una chiusura lunga quanto le feste che in era pre Covid-19 erano assegnate alla scuola. Situazione ancora più dura in Campania. La regione, per effetto di un’ordinanza di Vincenzo De Luca, non è nemmeno transitata in zona gialla dal 20 al 23 dicembre. E c’è l’incognita Abruzzo, unica regione “congelata” sull’arancione nel momento dell’entrata in vigore del Decreto Natale e Capodanno.

Dunque, motori della ristorazione inchiodati e fermi al palo. La speranza è che sia efficace la riattivazione delle zone gialle, previste dal Dpcm precedente che scade il 15 gennaio. E con essa le riaperture.

Una speranza nelle riaperture in tutta Italia che inizia ad avere già qualche crepa vistosa. Calabria, Liguria, Veneto, Basilicata, Lombardia e Puglia – secondo le ultime rilevazioni – hanno un Rt sopra o pari a 1. Pur nella semplificazione dei 21 indici che assegnano automaticamente la zona di appartenenza, la gialla non sarebbe possibile.

L’indice Rpt che calcola i nuovi contagiati rispetto al numero di tamponi effettuati, continua ad essere sopra il 10%. Capodanno è partito addirittura con oltre il 14%.

Il calendario delle riaperture

E veniamo alle date delle riaperture. Il 7 gennaio scade il Decreto Natale e Capodanno, il 15 scade il Dpcm a zone. In mezzo c’è il monitoraggio di martedì 5 gennaio. Il Comitato Tecnico Scientifico scatterà la foto utile per fornire le indicazioni sulle zone almeno fino al 15 gennaio.

Le teoriche riaperture di giovedì 7 gennaio sono una sorta di salto nel buio anche poco praticabile. Fare la spesa e riavviare cucine e forni con il 6 gennaio ancora in zona rossa è impraticabile. Sempre che l’annuncio delle zone a partire dal 7 gennaio sia tempestivo per consentire le riaperture senza pericolosi balletti.

E qui i distinguo, l’interlocuzione con i Presidenti delle Regioni e la situazione da crisi – se non di crisi – del Governo sono tutti elementi che lasciano immaginare tempi non brevi. Nella migliore delle ipotesi è possibile pensare a una riapertura a pranzo dei ristoranti nelle zone gialle a partire da sabato 9 gennaio. Validità di 6 giorni, dunque. In attesa di capire se l’Italia continuerà a muoversi a zone fino al 31 marzo, giorno in cui scade la situazione di emergenza.

Cosa accade se dovessimo stare alle regole già conosciute delle zone per ipotizzare le riaperture? Avremmo che nelle regioni gialle resterebbe l’obbligo di sedere al massimo in quattro al tavolo e di indossare la mascherina quando non si sta seduti.

Con il coprifuoco ancora attivo, sarebbe possibile l’asporto fino alle 22 con il divieto di consumare cibo e bevande nei pressi del locale. Sempre consentita la consegna a domicilio libera da orari. Ma niente di più.

La speranza delle aperture anche di sera

Per riuscire a recuperare una boccata di ossigeno sarebbe necessaria l’apertura anche di sera. Almeno fino allo scoccare del coprifuoco o comunque in tempo per consentire il ritorno a casa dei commensali.

Una speranza remota considerata l’intransigenza dell’ala rigorista del Governo. Inoltre ci sono i fattori concomitanti che potrebbero spingere verso l’alto la curva dei contagi: riapertura delle scuole (anche se al 50%) e trasporto pubblico da gestire (sempre al 50% della capienza).

Impossibile anche se la Fipe è pronta alla mobilitazione. Ma, visti i risultati fin qui conseguiti con la crociata sul metro di distanza tra tavoli, si può pensare solo a un inserimento nella battaglia per alimentare il fuoco della crisi del Governo. Una posizione tutta politica e poco scientifica, insomma.

Quanto alla campagna vaccinale che aveva acceso le speranze anche dei ristoratori, i tempi si preannunciano lunghissimi. Si farebbe prima a guardare lo storico del 2020. E alla data di lunedì 17 maggio 2021 che in questo like for like della pandemia è praticamente uguale al 18 maggio 2020. Anche se non ci saranno i 3 mesi e rotti di lockdown totale della scorsa primavera e l’aiuto del vaccino. Ma per guardare oltre il 15 gennaio sarebbe necessario avere la sfera di cristallo.