Dietro, anzi proprio “dentro” Messere, che aprirà il 9 aprile, in concomitanza con la Design Week a Milano, c’è ancora Alessandro Agrati.

Ancora perché Messere apre negli stessi spazi di via Savona all’11, dove giusto un paio d’anni fa, sempre in periodo pre-Salone del Mobile, aveva aperto ecrudo, altro ristorante-concept nato dalla creatività del patron Agrati.

Gli spazi sono ovviamente gli stessi; ingresso con bancone-bar con una bella mostra di torte classiche, tipologia torta-della-nonna, messe lì immagino per la giornata di presentazione alla stampa, ma che sicuramente si ritroveranno una volta aperto il locale (apertura alle 10 del mattino), per colazioni merende e spuntini.

Un lungo ambiente con tavoli ai lati, il ristorante vero e proprio, conduce ad altre due sale, arredate con mobili, oggetti, complementi d’arredamento, abiti e biancheria, scarpe, lampade, vasi, tutti “utilizzabili”, e tutti anche in vendita (online: questo è una specie di catalogo dal vivo).

Il nome completo del locale è infatti Messere Milano. Hoste con Stile. Come dice Alessandro Agrati,

“Ho voluto creare un luogo in cui si percepisse il vero piacere dell’essere accolti, di sentirsi a proprio agio e di vivere un’esperienza gustativa circondati da quello che è lo stile Messere e dagli oggetti da me creati. Questi stessi oggetti possono essere vissuti in modo intimo ma anche scelti per la propria casa, per una villa o un hotel. L’oste e il messere convivono nello stesso spazio.”

Molta penombra, il locale si affaccia su un cortile di ringhiera – siamo all’inizio di via Savona, in piena Zona Tortona, che ha ancora i tratti della vecchia Milano, che la rendono attraente anche come sede dei vari FuoriSalone e delle varie fashion-food-design week.

La proposta gastronomica “rispecchia” in qualche modo l’ambiente – viene servita una cucina di matrice milanese-lombarda. Classica, non destrutturata, non reinventata, ma con qualche intervento moderno, dei “contributi” provenienti dalla contemporaneità. Ovvero, il corrispondente di una casa di ringhiera con mobili e ambienti di design.

Il menu è ancora in via di definizione, ma non credo che gli ultimi ritocchi cambieranno di molto le proposte in carta.

Antipasti: Fagotto di grano saraceno, mantecato di patate, spinaci, fonduta al bitto; Vellutata di asparagi, riso soffiato, chips di parmigiano; Carpaccio di slinzega, gocce di ribes e tartufo nero. Io ho assaggiato i Fiocchi di vitello tonnato, melograno e agretto, adagiati su una fetta di pan brioche, fatto da loto (come anche il pane). Buono, molto buono il pane, la sbaffo di salsa tonnata… Per carità, impiattamento in  parte già visto, ma sempre carino.

Primi piatti: Riso e persico, Parmigiano, salvia; Millefoglie di zucchine e Quartirolo; Tagliatelle al ragout bianco di coniglio; e – il  mio assaggio – Carnaroli della Lomellina alla milanese, midollo di vitello e velo di taleggio. Oh che buono: anche perché la cottura era giusta, e il midollo appoggiato sopra – una delizia. Peccato solo gli sbaffi di burro torno torno al piatto: appena visibili, non utilizzabili, un piccolo spreco. Forse bastava un ricciolino a fianco del risotto, se si voleva sottolineare che noi qui si usa il burro.

Secondi piatti: Cotoletta alla milanese, salsa verde, al rafano, battuto di pomodoro e rucola (uffa ‘sta rucola); Carrè d’agnello alle nocciole su crema di mele e cannella; Vitello, tuorlo fritto in polvere di riso Venere, gocce di senape al limone; Filetto di manzo al balsamico, rafano, scalogno e soffice di sedano rapa.

Molti altri piatti sono in lista per entrare nel menu, comunque, dal tonno di coniglio ai ravioli di zucca mantovana, dall’ossobuco al filetto di maiale in frolla, dal risotto animelle e piselli al coniglio ripieno allo stracotto di manzo alla supreme di faraona…

Ho invece assaggiato un paio di piatti del menu-pranzo (che per la cronaca dovrebbe costare sui 20 €, ma è ancora tutto in via di definizione), composto da piatti unici con calice di vino caffè e acqua. I mondeghili: classici, perfetti. E una buona giardiniera, home-made.

E l’insalata di gallina ovaiola, con olive, capperini e valeriana. Due piatti che mi hanno reso particolarmente felice, come a casa.

Mi incuriosisce poi il “Pasto della via del sale”: riso al salto, focaccia, burro speziato e acciughe. Lo proverò.

Lo chef Robert Lombardo sembra sapere il fatto suo. Porta qui in via Savona le sue esperienze lavorative, che lo hanno visto in giro per la Lombardia. E le sue parole d’ordine sono Italia, Lombardia, stagionalità. Influenza sicura la cucina della mamma, ma poi Crotto Valtellina a Malnate, poi Cavriago, da ultimo il Gatto Nero a Cernobbio, che ha lasciato per poter fare la “sua” cucina qui con Agrati.

Mi piace l’Hoste con Stile, così, al primo impatto. Verificheremo.

Messere Milano. Hoste con Stile. Via Savona, 11. 20144 Milano.