In questo inizio di settimana Milano – fino a due o tre giorni fa praticamente deserta – ha iniziato a ripopolarsi. Si incrociano sguardi smarriti, lacrime che scendono dietro gli occhiali da sole, si sentono sospiri strappacuore, si vede gente stupita dei colori della città.

Per cercare di distrarvi dal trauma del rientro, ecco qualche (altra) apertura e qualche chiusura della scena enogastronomica milanese.

1. Il kebab cinese di Wan’z

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In Paolo Sarpi, a pochi metri dall’ormai famosissima Ravioleria Sarpi (di cui continuo a vantarmi di essere stato uno dei primi a scrivere), ha aperto da qualche settimana Wan’z. Potremmo ipotizzare un collegamento, visto che mi sembra di aver sentito dire che dalla collaborazione fra Macelleria Sirtori e Ravioleria era in progetto qualche altra iniziativa gastronomica.

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Comunque: il modello è lo stesso, un prodotto centrale e qualche altra proposta. Il locale, a differenza dalla Ravioleria, prevede un maggiore spazio per i clienti – profondità diciamo di un metro davanti al bancone e alla cucina a vista. Cucina che prevede sulla destra uno spiedone tipo kebab, con infilzate a rosolarsi bistecche di manzo e di spalla di maiale, fornelli a sinistra, e oltre il vetro del bancone i vati possibili ingredienti da inserire nel proprio panino: insalata pomodori cipolle verdure e salse varie.

2. Tra Paolo Sarpi e Canonica

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Scendendo Paolo Sarpi verso via Canonica, cerco una conferma dei miei sospetti, corroborati peraltro da saracinesche sempre abbassate, assenza di segni di vita sui social, e di recensioni su TripAdvisor, telefono irraggiungibile: l’avventura di Sfilatino si è conclusa? Non so se l’insegna “sgarrupata” lo può testimoniare: lo era anche un paio di anni fa….

Sfilatino proponeva panini – sfilatini appunto – gourmet, con varie farciture, ingredienti di qualità, un buon pane – i prezzi probabilmente erano un po’ alti, e magari sono stati la causa della chiusura.

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Mentre, girato l’angolo con via Canonica, si vedono nuove vetrine in allestimento, con un’insegna familiare: Ciripizza. Ma non si tratta di una nuova sede della pizzeria, che rimane al suo posto, proprio lì sull’angolo Sarpi-Canonica: è un negozio che venderà probabilmente prodotti alimentari.

3. Chiude The Boidem e apre La Regina Rossa

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Passeggiando per le Cinque Vie, quell’intersecarsi di viuzze e vecchi palazzi praticamente davanti al Duomo, alle spalle della Pinacoteca Ambrosiana, in una bella serata di metà luglio, mi son detto ah sì qui c’è The Boidem, quel bistrot israeliano che vende anche abiti mobili suppellettili di design in cui ho mangiato poco meno di un annetto fa, e che ha partecipato a una puntata della trasmissione di Alessandro Borghese “Quattro Ristoranti”. Magari ci entro a mangiare qualcosa.

Sì, però – dov’è finito? Vetrine spente, interni in apparente disarmo, o semi-trasloco che dir si voglia, nessun cartello, nessuna insegna o menù, niente più borse, abiti e oggetti di design, solo una serie di tavoli e sedie sparsi. Pausa estiva? Trasloco? Ristrutturazione? Su TripAdvisor c’è una recensione datata il giorno prima del mio passaggio; il 23 luglio un cliente ipotizzava la chiusura; altre recensioni il 30 luglio, il 4 e il 10 agosto ne lamentavano i prezzi un po’ troppo alti. Ma erano tutte, probabilmente, precedenti: visti i tempi, bisognerebbe sempre fare dei controlli, o almeno cercare di pubblicare subito…

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Anche perché ci sono ripassato: una serie di cartelli annuncia l’apertura di un nuovo ristorante e pizzeria, La Regina Rossa.

4. Esce di scena anche Perimetro

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Ci dispiace dover registrare un’altra uscita dalla scena gastronomica milanese: ha chiuso anche Perimetro. Good Food District, all’angolo tra piazza XXV Aprile e corso Garibaldi. Nonostante l’ottima posizione, ha resistito poco più di un anno. Peccato, era un esperimento interessante da molti punti di vista, e già testato (a Brescia e Verona).

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Quello che più colpisce è il perfetto aplomb con cui la notizia è stata comunicata, con grandi cartelli sulle vetrine e con un breve comunicato sul sito:

“Crederci è umano, perseverare è Perimetro.

Perimetro, è un progetto nel quale abbiamo creduto fortemente. Passione, dedizione e volontà non sono però bastate a far decollare il nostro sogno in Italia.

Salutiamo e ringraziamo, augurando ogni bene a chi verrà dopo di noi.

PS ci vediamo a Londra”

Che dire, di fronte agli innumerevoli ristoranti pub trattorie lounge bistrot scomparsi all’improvviso, lasciando solo qualche sedie rovesciata dietro le vetrine sporche, un po’ di cratacce, una pagina facebook che continua a farti gli auguri di buone vecanze per lestate 2015? Assolutamente elegante. Grazie per esserci stati. E arrivederci a Londra.

5. Le Nuvole di Daniele Ferrara a Lissone

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Daniele Ferrara ha lasciato La Taverna. La pizzeria di via Ripamonti perde così il suo pizzaiolo, che tanta parte ha avuto nel suo successo.

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L’addio è stato commosso da entrambe le parti, con grandi dichiarazioni di affetto, riconoscenza, amicizia imperitura: si possono leggere su facebook. Bello. Da novembre 2016 ritroveremo Daniele a Lissone, da Nuvole – anche questo lo apprendiamo da una serie di post su facebook, in particolare di Daniele Pozzi, del Panificio Pozzi di Lissone, suo compagno in questa avventura. Nel frattempo, Daniele prosegue l’attività didattica con la Scuola di Pizza Verace Matura di Francesco Cammarota.

6. Chiude Zen-Ci, apre Briscola

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Una piccola tragedia, un dispiacere grande, anche se poi ci aspetta una gioia. Lo avevo immaginato, viste le saracinesche chiuse da mesi – aperte di tanto in tanto a mostrare operai al lavoro: Zen-Ci Asian Restaurant ha chiuso definitivamente, e lascia il posto a un nuovo locale della fortunata catena Briscola Pizza Society – già presente a Milano in via Fogazzaro, e anche a Firenze, e vincitrice del sondaggio per la miglior pizzeria d’Italia del Gastronauta. Contentissimo per il successo di Briscola e di Foodation, la società a capo di questa e altre nuove imprese food. Ma tristissimo per gli amici di Zen-Ci, a partire dallo chef Zhu Ke: proponevano piatti molto ben eseguiti, originali, con ottimi ingredienti, curati nella presentazione – insomma, ci piacevano, e molto.

7. Anche Sciatt à Porter si allarga

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“Cosa ci sarà dentro” nei nuovi spazi che Sciatt à Porter sta allestendo a una decina di metri dalle sue vetrine? L’immagine di una mano che regge un piatto con una cloche fa pensare a un nuovo modello di ristorazione – magari un ristorante vero e proprio, contrapposto all’aria più easy del locale attuale, fra street food e baita valtellinese. 

Allora sono andato, mi sono preso un cono di sciatt e l’ho chiesto a loro: in pratica, il ristorante attuale si trasferirà lì a fianco, ampliandosi; e lo spazio attuale verrà risistemato, ma sempre all’insegna della cucina valtellinese. Un altro cono di sciatt, grazie!

8. Sardò è diventato una Sardina

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Avevamo visto con un certo interesse l’apertura di Sardò al Verziere: da micro-negozietto di vendita di cibo di strada alla sardegnola, era diventato in pochi mesi un ristorante sardo a tutti gli effetti. In un lasso di tempo altrettanto breve Sardò ha lasciato il passo a La Sardina Innamorata. Cucina Contemporanea. Stessa gestione, a leggere la pagina facebook della Sardina, altro stile sembrerebbe: non so se il nome vuole comunque rimandare alla cucina sarda, o piuttosto riecheggiare Il pesce innamorato, il film di Leonardo Pieraccioni (ma c’è anche una canzone La sardina innamorata, del Trio Lescano: ma questa è veramente roba d’antan).

Ora tocca a voi: aperture, chiusure o trasformazioni da segnalare?

5 Commenti

    • Cara Elisabetta – immagino sia già chiuso da un po’: ma io ci sono stato nel marzo 2014, poi tornato, quindi al più da un annetto, direi.
      Non passando spesso da Paolo Sarpi di giorno (se non erro era chiuso la sera), quando ho iniziato a vederlo un po’ desolato mi son detto -boh- e ho trovato ora l’occasione per dirlo…

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