Sulla terrazza dell’Orient Express La Minerva, a pochi passi dal Pantheon, il brand internazionale Gigi Rigolatto è approdato a Roma un anno fa con un ristorante che celebra la tradizione italiana a tavola.
Emblema di un modo di vivere elegante senza rigidità, sociale senza formalismi, Gigi Rigolatto è un concept che attraversa città come Parigi, Saint-Tropez e Dubai, adattandosi ogni volta al contesto locale. A Roma, questo approccio assume un tono più urbano, con richiami all’estetica della Dolce Vita. Non ultimo grazie agli scorci unici che si godono dalla splendida terrazza dell’Orient Express La Minerva, arredata con i colori della costiera amalfitana, o dalla sala interna, delimitata da vetrate tutto intorno.


Lo spazio riflette questa impostazione. Il progetto firmato da Hugo Toro combina elementi del design italiano del Novecento con influenze contemporanee: marmi, ottone e materiali naturali come giunco, legno e tessuti pregiati costruiscono un ambiente che richiama un’eleganza sobria, pensata per dialogare con il panorama circostante. La terrazza diventa così parte integrante della cena ed estensione naturale del ristorante.
La cucina di Gigi Rigolatto a Roma

La proposta gastronomica segue una linea coerente con il progetto. L’esecuzione è affidata agli chef Francesco Greco ed Eugenio Congiu, che interpretano un menu che racconta la tradizione italiana senza particolari enfasi sulla cucina locale. Pasta fresca, piatti al forno a legna, pesce e una selezione di dessert costruiscono una carta calibrata per un pubblico internazionale ma non per questo noiosa o banale. Non si tratta di una cucina territoriale in senso stretto, quanto piuttosto di una sintesi che punta alla leggibilità e alla qualità delle materie prime.
A cena da Gigi Rigolatto a Roma (invito stampa)

Un primo sguardo al menu ed è subito chiaro il richiamo alla piacevolezza rilassata: il menu è relativamente ampio, riconoscibile e soprattutto pensato per ogni tipo di esigenza. Vegani, intolleranti, vegetariani e onnivori possono facilmente comporre un percorso completo senza dover chiedere modifiche in cucina. Non manca una proposta di crudi (di mare e di terra), in cui spiccano le ostriche e la scelta di caviali Osietra e Beluga.

Sugli antipasti si gioca l’italianità del pranzo in famiglia, con vitello tonnato, burrate, frittura di alici, parmigiana di melanzane e così via. Le pietanze vere e proprie salgono di complessità ma senza mai sconfinare nell’esoterico.
Gli antipasti di Gigi Rigolatto

Il crudo di ricciola al pompelmo e mayo agli agrumi (32 €) e il fritto di alici e calamari (21 €) sono stati opzionati quasi all’istante, e gustati con soddisfazione. La ricciola, che in versione cruda dà il meglio di sé, è freschissima, delicatamente profumata, condita il giusto per esaltarne la dolcezza, senza invadere. Le alici piene e croccanti, i calamari morbidissimi, serviti ben caldi, e in generosa quantità confermano l’idea iniziale. Di una tavola rassicurante, cioè, in cui il cibo è il comprimario, la spalla giusta che sostiene la scena come decide il protagonista, che resta il cliente.
Mare + Mediterraneo

Proseguiamo con i tagliolini al ragu di scampi, tartare e lime (34 €). Arriva un piatto decisamente abbondante, e altrettanto bagnato da un ricco fondo. Qualche perplessità iniziale è fugata al primo boccone. Tartare di crostacei, bisque (non estrema), accenni di lime si armonizzano benissimo, anche grazie alla cottura a puntino della pasta. Chi si aspetta di immaginare il mare d’estate con questo piatto non resta deluso.

Proseguiamo sul filone mediterraneo con il trancio di cernia arrosto con purea di asparagi e bergamotto (46 euro). Confermata la felice mano della cucina con le cotture, senza difetti, e sul gioco di consistenze. Pesce umido al punto giusto, cui gli asparagi in purea e in tagliatella freschi e croccanti, appena sbianchiti, imprimono un bel dinamismo con le note più verdi. In sottofondo, poco percepibile il bergamotto: peccato, si potrebbe osare un po’ di più.

I dessert richiamano ancor più esplicitamente le nostre coste del Sud con il limone di Sorrento (20 €) e i fruttini gelati (26 €). Ma non mancano proposte ad ampio spettro, come il tiramisù, l’affogato al caffè, torte e frutta fresca.
Il Bellini Bar di Gigi Rigolatto

Parte integrante del Gigi Rigolatto è il Bellini Bar, con una selezione che spazia tra cocktail classici reinterpretati (24 €), vini e distillati italiani. Il ritmo del servizio e della permanenza è pensato per accompagnare momenti diversi della giornata, dal pranzo fino alla sera, senza una netta separazione tra le occasioni. L’aperitivo vero e proprio però è fino alle 19:00. E prevede anche un menu di piatti da condividere, con la selezione di crudi comune alla carta del ristorante. Va da sé che il valore aggiunto dell’aperitivo è lo spazio esterno, la terrazza panoramica con i suoi salottini affacciati sul Pantheon.
Vini, si può fare di più

La carta dei vini invece potrebbe essere più autentica, con produttori e referenze che rappresentino meglio l’ampelografia italiana, anche alla luce della riscoperta del patrimonio degli autoctoni così importante negli ultimi anni. Il blasone fa effetto, ma non ha l’esclusiva dell’eccellenza. Una selezione che non tenga conto delle potenzialità dei territori è un’occasione persa per il settore. Ma soprattutto nei confronti dell’ospite, che si alzerà da tavola senza aver scoperto nulla di nuovo.
Anche per questo ci ha colpito la presenza di una nosiola, autoctono trentino che non si trova di frequente nelle liste vini dei ristoranti romani. L’azienda è Pojer e Sandri, presente dalla fine degli anni ’70 a San Michele all’Adige. Produce vini fermi e spumanti da uve autoctone e internazionali, sui pendii intorno a Faedo, con altitudini dai 300 a oltre 600 metri sul livello del mare. La loro nosiola vede solo acciaio e bottiglia ed è schietta, minerale, fresca, agile al sorso. Vino piacevole, di buon corpo, sostiene bene cotture leggere e piatti di mare.
Il progetto Gigi Rigolatto, nella sua classicità accessibile trova senso a Roma come punto di confluenza di esigenze diversificate. Il turismo internazionale alla ricerca di un suggello all’esperienza italiana. Il pubblico locale affamato di spazi ariosi per riappropriarsi di una città soffocata da folle sciamanti, rumore e traffico. Professionisti in trasferta, che guardano alla pausa serale finalmente libera da scelte e responsabilità. È tutto chiaro, conosciuto, confortante. E buono, che non guasta.
Una cena al ristorante Gigi Rigolatto con 3 piatti – antipasto, primo e secondo – vi costa in media 120 euro.










Nessun commento