E’ in fermento il mercato della ristorazione romana per alcuni spostamenti già confermati e altri che potrebbero avvenire nei prossimi mesi.

Oliver Glowig, lo chef tedesco dell’Olivo Palace di Capri che in autunno aveva preso armi e bagagli per trasferirsi al Poggio Antico a Montalcino, si è reso conto che le colline brumose non sempre affollatissime non fanno per lui. La sua destinazione è il Baby dell’Aldrovandi Palace a Roma. Lo ha spiegato personalmente intervenendo nel forum del Gambero Rosso. Al di là delle polemiche, dovute probabilmente anche a qualche incomprensione linguistica, è interessante registrare un interesse risvegliato per la Capitale. Vedremo se il Baby che aveva conquistato una posizione di primo piano a Roma grazie alla consulenza e all’esperienza di Alfonso Iaccarino, cambierà nome e posizionamento. Da registrare anche l’interesse per le cucine degli alberghi che in questo caso vedranno due chef teutonici a darsi battaglia dalle rispettive posizioni.

E un albergo nella zona della Stazione Termini è anche la destinazione scelta da Alessandro Pipero per rientrare a Roma e lasciare Albano Laziale. Dopo un primo tentativo di sbarco l’anno scorso con Roy Caceres, poi entrato nel nuovo ristorante Metamorfosi, ha rimandato l’appuntamento ad aprile di quest’anno. Pipero punta a giocare un ruolo da subito importante e ha fatto intraprendere un percorso di stage al suo chef Luciano Monosilio che sta affinando le armi da Enrico Crippa ad Alba. [Aggiornamento: Pipero è al Rex e qui leggete del nuovo ristorante]

Ovviamente le voci più succulente sono quelle riferite alla prossima apertura di Eataly ad Ostiense. Oltre ai ristorantini a tema secondo lo schema caro ad Oscar Farinetti, ci sarà uno chef di punta per soddisfare le aspettative del popolo gourmet . Il toto-chef impazza già da tempo e dopo le ipotesi di un papa straniero (Carlo Cracco o Moreno Cedroni), i ben informati guardano al mercato locale.

Starebbe scaldando i motori quello che potremmo definire l’outsider cioè il 34enne Adriano Baldassarre della Sibilla di Tivoli che dopo le esperienze del Tordo Matto a Zagarolo aspirerebbe a un ruolo capitolino. Le malelingue dicono, però, che l’interesse sia tutto il suo e che contatti ancora non ci siano stati.

La voce più insistente riguarda ovviamente il funambolico Re della Pasta e depositario della tradizione romanesca, cioè Arcangelo Dandini che con la formula bistrot rappresenterebbe l’anello di congiunzione tra la qualità e i numeri che un ristorante di Eataly ha come obiettivo. Ma strappare Arcangelo dal suo locale di Prati non è affare semplice come ha dimostrato l’abbandono della consulenza per Gusto.

Difficoltà a lasciare la sua “bottega” anche per Salvatore Tassa la cui cucina di territorio ben si adatterebbe a un’impostazione “turistica” raffinata. E sono in molti i fan romani che av riebbero la possibilità di sedersi alla sua tavola senza dover arrivare ad Acuto.

Riflettori anche sul talento stellato di Cristina Bowerman che potrebbe stare un po’ stretta al Glass Hostaria. Nel senso che il locale (e soprattutto la cucina) sono fisicamente risicati rispetto al successo che la chef italo-americana sta registrando. I frequenti sold-out richiederebbero altre invenzioni e il vulcanico Fabio Spada lavora per innalzare ancora di più il nome di Cristina e la soddisfazione dei clienti, molti dei quali stranieri.

Sempre in tema di stella, c’è il neo stellato Riccardo Di Giacinto che vorrebbe trovare una location più ampia di quella attuale. Ma sarebbe possibile un cambio di quartiere per uno chef che è riuscito a catturare l’attenzione di un quartiere gastronomicamente un po’ sonnacchioso se si escludono le tavole-acquario?

Anthony Genovese secondo molti potrebbe essere la scelta più azzeccata. Il talentuoso bistellato porterebbe il Pagliaccio in una location moderna e proiettata tutto sul versante creativo liberandosi delle voci che lo vorrebbero in continua partenza dalla sede di via dei Banchi Vecchi. Ma le trattative sfumate con l’Aldrovandi (anzi, ci sono mai state?) si sussurra per l’ingresso di uno chef proveniente da un’altra regione avrebbero mandato in stallo il passaggio di giacca che alla fine ha visto l’arrivo di Glowig. Il dubbio che Genovese invece si trovi bene al centro di Roma, insomma, rimane.

I meglio informati mettono sul tavolo un nome pesante: Gianfranco Vissani. Lo chef che ha inaugurato la serie delle star del piccolo schermo tra pentole, fornelli e salotti televisivi potrebbe arrivare a Roma proprio con un progetto di grande respiro come quello che Eataly lascia intravedere. La sfida di un ristorante multifunzione con un pranzo (s)low cost e una cena più impegnativa potrebbe essere nelle sue corde. Quotazioni però in ribasso per la recente apertura del ristorante confiscato alla mafia ad Altamura. Resta anche l’incognita politica di uno chef che nel tempo si è targato con le cifre sbagliate rispetto all’attuale governo della città.

La politica non c’entra? E sia, ma il totochef a Roma sta diventando più appassionante del (rimandato) rimpasto di governo.

Foto Glowig: winebloggers.wordpress.com