Manca qualche giorno alla presentazione della nuova Guida Michelin e l’Italia gastronomica è in fibrillazione.

È partito ufficialmente il Toto Stella con le anticipazioni concesse a Scatti di Gusto dal direttore della Rossa, Sergio Lovrinovich.

Quali saranno le nuove stelle – che aumenteranno di numero è il dato sicuro – in Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Toscana, Campania, Sicilia e in tutte le regioni italiane?

Dopo la magra dell’anno scorso, vedremo nuovi ristoranti fregiarsi delle due stelle? L’attenzione è ovviamente rivolta ai ristoranti che già hanno una stella Michelin, ma è accaduto che qualche chef abbia conquistato in un sol colpo le due stelle (principale indiziato, Oliver Glowig, ora a Poggio Le Volpi, vicino Roma).

Non è una novità che la cucina tradizionale sia sempre di più sotto i riflettori e raccolga anche il consenso di Sergio Lovrinovich e degli ispettori.

Ma alla domanda di indicare qualche ingrediente o un piatto in particolare, Sergio Lovrinovich specifica che al sud è stato colpito dagli spaghetti al pomodoro.

Una risposta che non mancherà di attizzare la discussione sul neo-pauperismo o sul downgrade degli stellati in formule chiamiamole bistrot per convenzione.

In realtà i campionati sono diversi: da una parte le stelle Michelin, dall’altro i Bib Gourmand.

Ma questo non toglie che ci sia un’avanguardia che indaga la tradizione e la rende contemporanea. Proprio come sta succedendo nel mondo della pizza napoletana, cibo di tradizione e pop per antonomasia.

Gli spaghetti al pomodoro sono l’esemplificazione chiara, luminosa e luccicante, di questo percorso.

Potremmo quindi ipotizzare che uno spaghetto al pomodoro può valere una stella Michelin, la prima o la seconda e, perché no, la terza. Senza escludere, perché un po’ lo facciamo tutti, che valga un’altrettanto preziosa conferma.

Ma se dovessimo stare al gioco della Sibilla e cercare di individuare un nuovo stellato (o bistellato o tristellato) al sud partendo da un fantastico piatto di spaghetti al pomodoro, si aprirebbe una discreta prateria in cui scorazzare.

Nella galleria vedete alcuni piatti di spaghetti al pomodoro.

Se dovessimo partire da chi li ha stabilmente in carta e presta loro un’attenzione maniacale, due sono i nomi che balzano subito agli occhi: Peppe Guida dell’Antica Osteria Nonna Rosa a Vico Equense, che ha già una stella Michelin e rientra molto bene nella descrizione della cucina di tradizione tratteggiata da Lovrinovich, e Domenico Candela che ha in carta gli spaghetti ai 7 pomodori diventati velocemente un cult del ristorante George a Napoli, per molti osservatori in odore di stella.

Molto buono è anche lo spaghetto al pomodoro di Luigi Lionetti al Monzù dell’Hotel Tragara a Capri.

Ma la lista nell’isola sarebbe incompleta se non si citassero gli spaghetti di Salvatore La Ragione al già stellato Mammà.

spaghetti ai 5 pomodori Nino Di Costanzo

E facendo torto a qualche altro ristorante, si può salire di stelle a quota due con Nino Di Costanzo, Ernesto Iaccarino e Gennaro Esposito, autori di altrettanti spaghetti al pomodoro indimenticabili.

Al Sud non c’è ancora un tre stelle Michelin.

Che sia uno spaghetto al pomodoro l’impensabile propellente per un salto nella galassia della Michelin?

Il 6 novembre lo sapremo. Nell’attesa, meglio calare la pasta in maniera scientifica!

PS. Per l’altro piatto Totostella occorre individuare il filetto di pesce al vapore con crema all’alloro.

5 Commenti

  1. “Ma alla domanda di indicare qualche ingrediente o un piatto in particolare, Sergio Lovrinovich specifica che al sud è stato colpito dagli spaghetti al pomodoro.”… Finora era stato su Marte?

  2. Sarà una Stella Michelin……ma siamo in Italia, un piatto ipocrita si presenta così!!!! La bellezza è il profumo di questo piatto non ha bisogno di stelle, da cuoco profano sfido chiunque in questo piatto, cucina povera ricordatevelo non ha bisogno di stelle!!! Un anneddoto a milano la famiglia dei pomodori x i lombardi erano velenosi, adesso li mangiano con una Stella Michelin. 😉

    • All’inizio i pomodori, appena importati dall’America, erano considerati velenosi dappertutto, perché in effetti alcuni tipi potevano causare problemi. Gli spagnoli li hanno introdotti in Italia, nel loro Regno delle Due Sicilie, e da napoli sono arrivati anche dai lombardi.

  3. Quindi la grandezza della “guida”, sarebbe quello di spingere pietanze tipicamente popolari e da due soldi, come pizza e pasta al pomodoro, verso un livello elitario e a prezzi che non giustificano il costo delle materie utilizzate?
    Un pò come recentemente fatto in Thailandia, dove grazie alla “guida” un buco sudicio (per i parametri HACCP europei) si è messo a vendere omelette da strada a quasi 30 euro l’una…
    Comunque, se ho letto bene, mi fa sorridere che il presidente della “guida” abbia scoperto che al sud i pomodori sono più buoni…

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