Certe traiettorie nel Campionato della Pizza smettono presto di sembrare semplici statistiche. Diventano linguaggio, continuità, riconoscibilità emotiva. E Vittorio Vespignani, frontman della pizzeria Decimo Scalo a Caserta, appartiene esattamente a quella categoria di pizzaioli che non partecipano soltanto al Campionato 2026: finiscono per abitarla mentalmente.

Presente sin dalla prima edizione, Vespignani ci ha abituati a grosse prestazioni, a estrazioni continue dal cilindro, a quel tipo di intuizioni che trasformano il tavolo giuria in una zona di tensione costante. Nel 2024 chiude il girone da primo classificato e piazza anche una Margherita sul podio delle migliori in Campania. L’anno successivo conquista il secondo posto nella classifica provvisoria delle qualifiche con 835 punti — un 9,3 pieno in pagella — confermando una continuità che ormai non sembra più casuale. Poi agli ottavi totalizza 742 punti, uscendo dalla competizione per appena 24 punti contro Bove. Una differenza minima, quasi invisibile, che però racconta bene quanto questo gioco possa diventare crudele quando il livello smette di essere semplicemente alto e diventa ossessivamente alto. Si classifica al 12° posto assoluto.

La nuova pizzeria Decimo Scalo a Caserta

Nella nuova dimora condivisa con l’onnipresente moglie Mery, in via Leonetti 10, i coperti sono raddoppiati e con essi anche gli avventori. Ma dentro questa espansione resta qualcosa di sorprendentemente intimo. Un posto che profuma d’amore, tepore familiare e comunione di intenti. Una rarità nel mondo della pizza contemporanea, spesso schiacciato dalla velocità, dal turnover e dalla necessità continua di performare.

E molto passa proprio da Mery: un servizio accorato ma mai invadente, presente senza pesare, capace di dare ritmo e respiro alla sala.

La tarda prima serata pullula di gente. Vittorio, dal bancone a vista, si barcamena tra impasti, cotture e nuove trame creative con quel movimento continuo che hanno certi pizzaioli quando smettono di sembrare cuochi e iniziano ad assomigliare a direttori d’orchestra.

Dal menu salta una info particolare: il servizio “giro pizza”, concesso dal martedì al venerdì, prevede un aumento di 5 € a persona.

C’è aria di osare.

E allora si parte dalle fondamenta del Campionato 2026 anche per Decimo Scalo: Margherita, Marinara, una pizza con almeno una cottura fritta. Le tre domande inevitabili.

La vera domanda però resta sempre la stessa: cosa tirerà fuori dal cappello questa volta Vittorio?

1. La pizza Margherita di Decimo Scalo al Campionato 2026

la pizza margherita della pizzeria Decimo Scalo di Caserta al Campionato 2026

Pomodoro San Marzano Dopo, fiordilatte misto bufala, basilico e olio evo Fontana Lupo “Decimo Scalo” (7 €).

Alla vista ci sono subito due elementi che prendono il controllo della scena: una fioritura di basilico quasi esuberante e quel leggero rilascio di siero del latticino che scivola nel pomodoro, diluendone i contorni e rendendo il disco sicuramente meno piacevole ad un occhio allenato. Forse è una Margherita che non cerca l’immagine perfetta, ma una forma più organica di espressione.

il cornicione della pizza margherita della pizzeria Decimo Scalo di Caserta al Campionato 2026

Il profumo arriva immediato, verde e lattico insieme. Il morso resta lineare, preciso, senza deviazioni inutili. Il latticino — un misto bufala percepibile chiaramente — porta con sé una grassezza più pronunciata e un mordente pieno, quasi avvolgente, che dialoga bene con la dolcezza composta del pomodoro. Ed è probabilmente proprio lì che nasce anche quella maggiore cessione di siero che, in alcuni punti, tende ad allentare la tensione complessiva della pizza. Anche il cornicione non sceglie la sottrazione: presenza evidente, struttura marcata, quasi urlante.  La cottura però non mantiene sempre la stessa traiettoria. In alcune zone emergono gradienti più umidi che spezzano l’uniformità del racconto e impediscono alla pizza di mantenere una definizione nitida. Ed è un peccato, perché sotto si percepisce chiaramente un impasto con personalità propria. C’è una percezione sapida pronunciata, quasi sfacciata, capace però di dividere il tavolo più che metterlo subito d’accordo.

Nel complesso resta una Margherita che supera tranquillamente il discreto, anche se con una gestione più oculata della cottura e dell’equilibrio lattico avrebbe probabilmente raccontato meglio quella sua complessità solo apparentemente semplice. Non il picco a cui Vittorio Vespignani ci aveva abituati, ma nemmeno una pizza che passa inosservata.

2. La pizza Marinara

la pizza marinara della pizzeria Decimo Scalo di Caserta al Campionato 2026

Pomodoro San Marzano Dopo, aglio, origano, basilico e olio evo Fontana Lupo “Decimo Scalo” (7 €).

Arriva un profumo d’aglio fresco quasi inebriante. Questa Marinara di Decimo Scalo grida aromaticità ancora prima del morso dei giudici del Campionato 2026. L’aglio è distribuito con precisione concentrica su tutto il disco, in maniera uniforme, forse persino troppo. Ma è chiaro che qui l’intenzione sia spingere sull’identità più radicale della pizza, anche se l’eccesso finisce inevitabilmente per spostare gli equilibri e occupare gran parte della scena sensoriale.

Molto bello invece il lavoro dell’origano: profumato, vivo, quasi ornamentale nel modo in cui si deposita anche sul cornicione, che questa volta trova una cottura decisamente più virtuosa, asciutta il giusto, ben sviluppata, finalmente uniforme.

la cottura della pizza marinara della pizzeria Decimo Scalo di Caserta al Campionato 2026

Peccato per alcune zone della superficie sottostante, leggermente sporche e discontinue. Qua e là emergono aree più anidre che però non arrivano mai a trasformarsi in quella deriva biscottata da “scazzetta”, mantenendo quindi il morso dentro un equilibrio ancora piacevole.

L’impasto conferma una versatilità innata, capace di sostenere registri diversi senza perdere identità. Corre bene sia sulla spinta aromatica che sulla componente più umida e succosa del topping. Giusta anche la quantità d’olio, come iddio comanda: presente, distensivo, mai invasivo.

Il risultato è un morso ricco, intriso, quasi liquido nella sua persistenza. Una Marinara che non cerca eleganza minimale ma profondità espressiva. E alla fine sa convincere proprio perché non ha paura di eccedere.

3. La Troppo Trippa di Decimo Scalo al Campionato 2026

la pizza fritta al forno Troppo Trippa della pizzeria Decimo Scalo di Caserta al Campionato 2026

Fritta e al forno con trippa cotta con San Marzano Dop, cacioricotta del Cilento, prezzemolo essiccato, peperoncino (16 €).

Questa pizza porta con sé due livelli di lettura differenti: uno strutturale, l’altro più concettuale. E forse il secondo pesa quasi quanto il primo. Il quinto quarto è materia divisiva, identitaria, viscerale; inserirlo in una proposta senza un minimo di introduzione rischia di spostare il tavolo più sulla sorpresa che sull’ascolto reale del morso. Argomento non per tutti, difficile da attraversare certi registri senza mediazione.

Detto questo, la realizzazione sembra non rendere pienamente giustizia alla mano di Vittorio. La cottura spinge oltre il punto ideale del dorato e tutta la gestione del fritto appare affaticata, quasi sfuggita di mano. L’olio prende il controllo della scena in modo invasivo: la base ne resta completamente impregnata, come saturata, mentre la superficie aggiunge ulteriore pesantezza a un morso che finisce per collassare su sé stesso. Più che accompagnare, il grasso comprime. Avvolge ogni cosa, spegnendo progressivamente dettagli, contrasti e profondità.

Eppure, dentro questa pizza, si intravedono chiaramente intuizioni valide. La trippa è cucinata con grande sensibilità: morbida ma presente, saporita, attraversata da una nota piccante calibrata con intelligenza, mai aggressiva. Gli amanti del genere la riconoscono subito. Il prezzemolo prova ad alleggerire il quadro aromatico con una spinta verde necessaria, mentre il cacioricotta aggiunge ulteriore profondità lattica e sapida.

Un errore non fa inverno

Più che una pizza sbagliata, sembra una pizza rimasta intrappolata nei propri eccessi. E proprio per questo lascia addosso la sensazione di qualcosa che avrebbe potuto raccontarsi molto ma molto meglio.

Non la miglior serata per Decimo Scalo in questo Campionato 2026, e probabilmente neanche quella che restituisce fino in fondo il livello a cui Vittorio ci ha abituati. Le basi ci sono tutte, ma la somma delle singole uscite non raggiunge la coerenza complessiva attesa. Alcuni dettagli tecnici pesano più del solito e finiscono per incidere sull’equilibrio generale. Resta la sensazione chiara di un’identità forte, ma questa volta non completamente tradotta nel piatto.

INFO

Decimo Scalo. Via Raffaele Leonetti, 12, 81100 Caserta CE. Telefono: 0823 187 0201. Instagram

La pizzeria Decimo Scalo si è classificata al 12° posto nella classifica 2025 ed è quindi una delle 16 pizzerie che di diritto hanno avuto accesso alle Qualifiche del Campionato della Pizza 2026 che mette in classifica le migliori pizzerie in Campania.

La posizione della pizzeria nella Classifica del Campionato 2026 si conoscerà al termine delle gare e dell’accesso alla Finalissima.

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Alberto Colella

Alberto Colella

Scienziato a tempo perso, per la laurea in Chimica. Sommelier a tempo persissimo, drogato di Metodo Classico. Giro per pizzerie e posti emozionali. Mi affascinano le stelle. Scrivo con penna, forchetta e coltello. Parlo di cibo, ma spesso mi dicono che scrivo poesie. C’è chi non mi capisce, quindi. Ma a volte non li capisco neanche io.

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