Da Frutta Urbana, un progetto di recupero della frutta che cresce spontanea a Roma, nasce RefuJam che attraverso la raccolta e la trasformazione di questa frutta combatte l’esclusione sociale coinvolgendo migranti e rifugiati.

Alla presentazione tutti sono ritornati bambini grazie alla merenda Pane e Marmellata con i prodotti del  progetto RefuJam, i pani di Gabriele Bonci, i dolci di Loredana Santarelli di Flavio ai Quiriti e di Ornella De Felice di Coromandel.

I progetti iniziano da una storia degli alberi da frutta che crescono, più o meno spontanei, nelle nostre città e fanno parte del panorama urbano. Frutta Urbana, il primo programma italiano, al momento attivo a Roma e a Milano, prevede la mappatura, la raccolta e la distribuzione della frutta in città.

Insieme ad un gruppo di volontari Michela Pasquali, l’ideatrice del progetto, ha censito tutti gli alberi presenti in città identificandoli e ne ha fatto una mappatura online che non solo identifica luogo esatto di collocazione e tipologia dell’albero, ma che è soprattutto interattiva, utilizzabile da qualsiasi cittadino che intenda aggiungere segnalazioni a quelle già esistenti.

La domanda è: “Ma tutta questa frutta poi dove va a finire?

Mentre fino ad oggi la frutta andava al macero o marciva a terra, adesso invece viene regalata a organizzazioni no profit, a banchi alimentari o a organizzazioni a sostegno di persone indigenti e bisognose oppure viene venduta e inserita in diversi circuiti alimentari come GAS, mercati contadini, ristoranti, bar e negozi che lavorano con prodotti locali e a filiera corta.

Prigionieri del mito del biologico e biodinamico, viene da chiedersi: “Ma sarà poi buona questa frutta, nata e cresciuta in città in mezzo a macchine e smog?

La risposta sembra incoraggiante. La frutta è ottima perché non sono mai stati utilizzati pesticidi o diserbanti per coltivarla: è sufficiente quindi lavare bene la buccia per avere tra le mani un autentico prodotto a chilometro zero.

E’ così che da Frutta Urbana è nato anche RefuJam, un altro progetto che vuole coinvolgere migranti e rifugiati. Qualcosa di simile abbiamo già sperimentato da Altrove, un ristorante sociale, creato dalla Onlus Cies (Centro Informazione ed Educazione allo Sviluppo) per diventare un progetto di comunicazione e di impresa sociale, di storie ragazzi disagiati italiani e stranieri, minori non accompagnati e rifugiati.

RefuJam è un gruppo di dodici migranti provenienti da vari paesi, tra cui Gambia, Somalia, Nigeria, Afghanistan e Iran, con l’aiuto dello chef Giuseppe Caltabiano e della psicologa Valentina Biddau, raccoglie parte della frutta che cresce spontanea a Roma per fare conserve e marmellate, che a loro volta saranno vendute ai GAS, a ristoranti e locali, nei mercati di Campagna Amica, e alle associazioni Slow Food.

Sarà sufficiente un barattolo di marmellata per salvare il mondo? Probabilmente no, ma almeno è un altro piccolo passo per smontare preconcetti e pregiudizi e favorire l’integrazione degli “altri”.

[Immagini: Linaria]

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Giulia Nekorkina

Giulia Nekorkina

Moscovita di nascita, romana da 25 anni, Rossa di Sera da 10 anni, innamorata della vita, appassionata di bollicine, adora cucinare e mangiare. Il miglior museo è un mercato, il miglior regalo è un viaggio.

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