Tema al Bob Fest 2026, cena ancestrale. Svolgimento, non avrai altro che una fornacella, un carbone, un fuoco. Sarà stato lo sbarco sul molo della fino a ieri inaccessibile Isola di Dino a suggerire divieto di piastre a induzione? O la voglia di appropriarsi di un rito da comunità che vuole ritornare all’essenziale?

Guardando Francesco Martucci – pizzaiolo che alberga nei piani altissimi delle tanto vituperate classifiche – armeggiare sui piani di cottura sopra ai carboni ardenti si propende per la seconda ipotesi. Ad aiutarlo c’è Roberto Fazzone produttore di forni a legna recentemente entrato anche nel settore elettrico. Ma di forni qui non vi è traccia. Sarebbe un superamento del Paleolitico. E quindi Martucci si ingegna e tira fuori un pane in cassetta. Un ritorno al futuro perché da qualche parte, alias in un forno, lo avrà pure preparato. Dai una regola a Francesco Martucci e lui troverà il modo di bypassarla.

Però il suo pane in cassetta alla farina di cipolla con caciocavallo affumicato e cipolla fermentata condita con la sua maionese è davvero buona. Gusto, voto 10, percezione ancestrale voto 7,5.

Roberta Pezzella sforna pane molto buono. Gusto 10, percezione ancestrale 7,5.


Edoardo Tilli e la vacca vecchia con erbe di pascolo e yogurt. Il re della serata. Gusto 10 e lode, percezione ancestrale, 10 e lode. Una carne indimenticabile in forma di bocconcino che non fa pensare al Paleolitico e allo strappare. Ma forse siamo sull’ottica sfamare una larga comunità con una piccola caccia (si allevavano già le vacche?).

Il “prosciutto” in bella mostra suggeriva di prenderlo a morsi. Invitante.
Ancestrale come la carne e il fuoco

Matias Perdomo si dà con successo all’asado.

Cottura spettacolare dei pezzi di carne impiccati sulla brace rinforzati da melanzana che un po’ prevarica e tahina. Gusto voto 10, percezione ancestrale, 10 e lode.

Roy Caceres e Riccardo Paglia cuociono la capra sotto sabbia in Barbacoa. Roba Babirussa in qualche romanzo di Emilio Salgari e qui ci sta con lo sbarco dei tigrotti del Bob Fest alquanto affamati. Influenze messicane, capra italiana, fusion da ricordare. Gusto voto 8,5, percezione ancestrale 10 e lode con bonus coraggio.

L’animella di Nino Rossi potrebbe portarvi su in alto tra i boschi della Sila.

Consistenza pregevole per una cottura alla brace da stella Paleolitica. Gusto 9, percezione ancestrale 10.
I vegetali e il pesce

E mica mangiavano solo carne i nostri progenitori. Ci pensa Marco Ambrosino a rimettere in sesto il corso della storia con i suoi pomodori alla brace, salsa levantina, sommacco, cipresso e zaatar bruciato. Pungente come un gazpacho di altri tempi. Gusto 8,5, percezione ancestrale 9,5.

Gli dà manforte Luigi Coppola, da poco al ristorante Aquadulcis a Vallo della Lucania il cui solo luogo è ancestrale rispetto ai confini geografici attuali. I fagioli sono fermentati e accompagnano – bonus di mare Ventimila Leghe – i totani. Lavora bene il garum di radici, profuma l’alloro. Gusto voto 10, percezione ancestrale 8.

Anche Dario Finocchiaro dell’Hostaria di Montepaone – lì dove il Bob Fest ha preso le mosse – è vegetale oriented. “Sutta Cinnari” dovrebbe essere siciliano e le patate “sotto cenere” con lavanda, rosmarino e aceto di menta hanno fatto la felicità dei vegetariani e non solo. Chiude idealmente il cerchio da Montepaone a Praia a Mare. Gusto 7,5, percezione ancestrale 9,5.

Scatti di Gusto, Media Partner del Bob Fest 2026.









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