Appena conclusa la manifestazione DiVinNosiola in Trentino, omaggio all’unico bianco autoctono presente in regione, mi giunge all’orecchio di una degustazione della novità assoluta di quest’anno nel panorama vinicolo Trentino, una Nosiola che farà molto discutere in futuro.

Oggi però non vado nella valle dei laghi per assaggiare questo nettare ma nella Piana Rotaliana, a Mezzocorona, dalla produttrice del più importante Teroldego Trentino, Elisabetta
Foradori
, madre del Granato, icona assoluta di passione e qualità, che ci svela la sua nuova idea di Nosiola, in anfora!

Anno 2011, passato antichissimo…con dentro il futuro del vino o il vino del futuro!? Foradori ha deciso di utilizzare un metodo di vinificazione vecchio quanto l’età del vino, riportato in vita oggi, per creare qualcosa di unico e riconoscibile.

Entro nella barricaia ed invece che mi trovo? Anfore giganti con ognuna un coperchio a chiusura ermetica, pezzi unici, che paiono astronavi…ma dove sono finito? 8 mesi di macerazione a contatto con le bucce, lieviti indigeni, non filtrato, con l’anfora che lascia respirare il vino senza contaminarlo, per ottenere il massimo di identità, così non ossida e l’uva ti da tutto quello che può ed un ultimo passaggio in botti di Rovere ed Acacia per 4 mesi. Le vigne utilizzate hanno tutte 20 anni. Prima uscita 7.000 bottiglie, annata 2009.

La degustazione rende giustizia al grande lavoro svolto; leggermente torbido, fine al naso, niente puzze strane o esperimenti di cantina estremi, è Nosiola in tutto e per tutto, equilibrato da una buona sapidità e bassa acidità, intrigante e di grande longevità, specchio di una tipicità che lo rende unico.

(Gianni Pasolini)

Foto: D di repubblica