Le Iene hanno mandato in onda il servizio da un supermercato piemontese, nel Monferrato, in cui si vede il caporeparto della macelleria che fa ri-mettere in vendita della carne scaduta il giorno prima, facendola confezionare di nuovo con una nuova data di scadenza.

E il procedimento viene ripetuto nei giorni successivi: si apre la confezione, e si re-impacchetta. Così la carne acquista una “nuova giovinezza”

Vedete tutto in questo video con il servizio delle Iene.

Se la carne inizia ad assumere un colore preoccupante, la si ripulisce – al coltello, naturalmente – e/o la si trita e si rimette in vendita. E quando inizia a muoversi da sola, la si usa per fare sughi e ragù. E se proprio proprio è inutilizzabile, la si butta.

Tutto questo è stato possibile testimoniarlo grazie a una telecamera nascosta addosso a un dipendente, che aveva chiamato Le Iene per denunciare il tutto. L’inviato Giulio Golia conduce il tutto, commentando con un nutrizionista in studio, Massimo Artorige Giubilesi, presidente dell’Ordine dei Tecnologi Alimentari Lombardia e Liguria.

Il quale non può che confermare le scorrettezze operate, etichettabili (queste sì in modo corretto) come frode in commercio, oltre a costituire un pericolo per la salute pubblica. Dire, come si sente dalle riprese clandestine, “la carne dentro non è nera” è ammettere che è comunque contaminata da qualche batterio, potenzialmente pericoloso quando non letale. In Europa ogni mese ci sono almeno 50 allarmi alimentari per questioni batteriche.

La direzione, rappresentata da due o tre persone, sostiene che loro i controlli li fanno ogni giorno – che in effetti è vero, visto che ogni giorno vengono re-etichettate le carni scadute. E aggiungono che a loro non risultano intossicazioni di clienti. E posso anche pensare che effettivamente potessero non avere idea dell’accaduto, anche se forse potevano mostrarsi più possibilisti, invece di trincerarsi dietro i controlli giornalieri.

Mi viene spontanea qualche domanda.

  1. Perché il dipendente non ha denunciato il tutto all’ASL o a qualche autorità competente in materia? Persino il famoso Codacons, autore di denunce spesso utili ma a volte puerili (vedi l’acqua Evian griffata Chiara Ferragni, o il caffè di Starbucks, accusati di costare troppo), andava bene.
  2. Il dipendente continua a fare domande per far capire come si procede al riconfezionamento: sembra che sia al primo giorno di lavoro, o quasi. Perché il caporeparto non si pone delle domande a sua volta?
  3. Nessun rimbalzo di notorietà per il dipendente, che non viene mostrato in volto, a differenza degli altri protagonisti. Possiamo immaginare che abbia ottenuto un qualche rimborso, o compenso – ma se perdesse il posto di lavoro? Il buon Golia si premura di perorarne la causa, certo.
  4. A un certo punto il dipendente-agente segreto viene convocato in direzione e accusato di avere una telecamera nascosta. Punto. Non gli viene sequestrata, non viene mandato via, non si parla di provvedimenti nei suoi confronti.
  5. Il dipendente torna in reparto, e il caporeparto inizia a raccomandare di buttare le confezioni scadute, ma se la carne è ancora buona…
  6. Un’indagine presso la ASL per verificare l’effettiva presenza o meno di intossicazioni in zona avrebbe fornito qualche elemento di valutazione in più (non ci sono intossicazioni: è andata bene!?).

E voi, che idea vi siete fatta?

Per andare sul sicuro meglio cercare ottime macellerie?

[Aggiornamento del 09 novembre 2018] Riceviamo e volentieri pubblichiamo un intervento del Presidente del Codacons, Carlo Rienzi.

Quanto rivelato dal servizio de Le Iene è un fenomeno purtroppo molto frequente in Italia, che rappresenta non solo un reato ma un pericolo per la salute dei cittadini.
Più volte il Codacons, nel corso degli anni, è intervenuto a tutela della sicurezza alimentare quando sono emerse situazioni simili, ricorrendo alle sedi giudiziarie a tutela degli interessi dei consumatori.
Al riguardo l’associazione ha ottenuto anche importanti vittorie in tribunale, come quella recentissima contro un venditore di carne all’ingrosso che modificava la data di scadenza e che è stato condannato, grazie alle denunce del Codacons, a 4 mesi di reclusione, pena sostituita dal giudice con una sanzione da 30 mila euro.
Il vero problema, tuttavia, è che nel nostro paese mancano i controlli: per il consumatore finale è assai difficile verificare la reale scadenza della carne, e contro tale tipo di frodi è necessario incrementare le ispezioni da parte dei Nas per garantire la sicurezza alimentare dei cittadini e punire chi mette a repentaglio la loro salute.