Pizza. Condurro, perché un altro Da Michele è possibile a Napoli

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Michele Condurro

Sono belle le storie della pizza e dei suoi pizzaioli a Napoli. Raccontano di intere famiglie che hanno ammaccato le pizze al banco per anni e per lustri sfiorando alcune il secolo di vita.

Le famiglie dei Mattozzi, dei Sorbillo, dei Costa, dei Coccia. E dei Condurro. Il cui cognome si è quasi perso per la forza del nome: Michele.

pizza Margherita

Se declini pizza i cognomi possono essere diversi. Non il nome. Michele è il nome della pizza a Napoli.

Condurro forno pizzeria

La serata organizzata da Monica Piscitelli in quel di Fuorigrotta (domani, mercoledì 6 aprile) ci dà il destro per guardare all’altro ramo dei Condurro. Che pur hanno un Michele nella loro genie.

La tradizione di dare al figlio il nome del nonno e l’incrocio delle parentele genera spesso reticolati che avviluppano alberi genealogici di maglie strettissime.

Così accade che il Michele Condurro sia il nipote del più famoso Michele della pizza che ha la sua pizzeria (verrebbe da dire ultimamente, che poi significa da tempi lunghissimi) a Forcella in via Sersale. Il luogo, insieme ai Tribunali, dove si consumano le più incredibili file per assaggiare una pizza.

Michele Condurro è più giovane del Michele che ha fatto girare la testa anche a Julia Roberts ed è sempre lui che continua a lavorare al banco.

pizza marinara olio

Il nonno Michele Condurro creò il locale ormai leggendario nel 1936 a Forcella lì dove era nato. Alla sua scomparsa, nel maggio del 1959, dei 6 figli maschi ben 5- Salvatore, Luigi, Raffaele, Gennaro (scomparso prematuramente nel ’72) e Antonio (Tonino), figlio di secondo letto – lo hanno seguito in pizzeria. E sono stati Raffaele, Luigi e Antonio a portare avanti fino ai tempi moderni.

Raffaele, il padre di Michele che a questo punto vorrei chiamare “a Fuorigrotta”, lavora nel locale di famiglia per oltre cinquanta anni (dai dieci anni di età) per poi lasciarlo definitivamente sul finire degli anni Ottanta e creare un suo locale.

Nel 1986, a Calata Capodichino, Raffaele apre insieme alla moglie Iole la pizzeria Dal figlio di Michele.

Condurro Michele pizza preparazione

Anche se ben presto la pizzeria diventa quella del “dottore della pizza”, come lo iniziano a chiamare tutti per ricordare la specializzazione e conoscenza dell’arte bianca.

Da Raffaele a Michele “di Fuorigrotta” il passo è una generazione: padre e figlio all’ombra del nome del nonno e l’aurea delle 2.500 pizze sfornate a via Sersale. Al giorno.

A Calata Capodichino, nel locale di famiglia aperto a metà degli anni ’80, il giovane Michele allinea la sua ricetta alla tradizione più ortodossa. Che è il tema della serata.

pizza pala

“La pizza è fondata sui classici, realizzata con la Farina di Napoli del Molino Caputo, cara ai Condurro, fatta di una lunghissima lievitazione, semplice nella farcitura con ingredienti di qualità e, nell’aspetto, grande e dal cornicione basso”, rilanciano dal locale.

Insomma, buon sangue non mente. Michele “a Fuorigrotta” (ma ci sarebbe anche un Condurro “al Vomero” con le due pizzerie una a via Giotto e l’altra a via Luca Giordano e qui aprirei una digressione perché il locale dove opera Gianni – vicino al teatro Diana –  dagli anni ’80 almeno è stato sempre pizzeria), segue una strada conosciuta.

Basta guardare la scelta della Blu che è propria di chi si sente pizzaiuolo ancor prima di conduttore di pizzeria. “Uno stato dell’animo”, come ebbe a dirmi un amico seduto al tavolo del Michele più famoso.

Condurro spaghetti

Che è un animo sempre verace e pronto alla pugna come testimoniano alcune saghe familiari di forte incomprensione (e non solo alla voce pizza) che fanno apparire Harry Potter e Lord Voldemort due scugnizzi con lo yo-yo.

Ora il passaggio generazionale di questo ramo dei Condurro è affidato anche a Raffaele, cioè al nipote del suo omonimo e diretto discendente dei Condurro di cui moltissimi amano la pizza senza sapere nemmeno il cognome.

A rendere più complicate le cose – che a Napoli le storie di famiglia sono sempre numerose e complicate – c’è il nick name del giovane Raffaele che tutti chiamano Marco.

Ma a noi che piace raccontare storie, che sono il giusto sale di una pizza che guarda al passato per scorgere davanti a sé il proprio futuro e l’essere cibo contemporaneo, incuriosisce guardare da vicino questa saga familiare che vedrà al banco il capostipite Don Raffaele – novantenne – il figlio Michele e il nipote Raffaele/Marco davanti alla silhouette del Vesuvio che ha incluso il forno a legna della pizzeria di Fuorigrotta.

frittatina di pasta Condurro taglio fritto Condurro frittoCondurro pizzeria salaCondurro forno a legna pizza

Vedremo se il locale creato da Raro Design si sposa all’impasto che diciamo antico nel suo proseguire una tradizione di farina 00 e si accompagna ai fritti come la mozzarella in carrozza (anche questa vecchia ricetta), il crocchè di patate grande senza panatura, l’arancino con pesto di pistacchio di Bronte e riso basmati.

Condurro pizza pomodorini

Intanto ci godiamo le foto scattate dal pizza photographer Luciano Furia che è cresciuto a pizza e scatti qui su queste pagine.

Poi vi diremo se il sangue che scorre nelle vene dei Condurro del Vomero e di Fuorigrotta è quello di un tempo o si è ammodernato.

pizza margherita forno legna

Ma è una verifica che potete fare anche voi dipanando il dubbio: la pizza napoletana quando è buona lo è perché ha una storia alle spalle o perché chi la fa sa il fatto suo?

Da Michele I Condurro. Via Caio Duilio 26. Napoli. Tel. +39 081 1918 7772

[Immagini: Luciano Furia]

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4 Commenti

  1. Questi sono i 3 passaggi che pìù mi hanno colpito del post.
    .

    “…una pizza che guarda al passato per scorgere davanti a sé il proprio futuro e l’essere cibo contemporaneo…”
    .
    “…l’impasto che diciamo antico nel suo proseguire una tradizione di farina 00…”
    .
    ” la pizza napoletana quando è buona lo è perché ha una storia alle spalle o perché chi la fa sa il fatto suo?”
    .
    Come vedete rientrano alcuni temi trattati nel dibattito su Lievità a Milano, in particolare quello della farina 00.
    Entra anche la parola CONTEMPORANEO/A che viene usata spesso un po’ come il prezzemolo: per la pizza, per le trattorie, ecc… e che è un po’ ambigua.
    .
    All’ultima domanda rispondo così:
    non è necessario una storia familiare per fare un’ottima pizza(può solo abbreviare i tempi di formazione)
    ma, per un cliente, entrare in…1 un’antica pizzeria…e 2 dove chi fa la pizza… appartiene ad un’antica tradizione familiare
    può dare all’esperienza degustativa un qualcosa in più(sempre a parità di qualità).
    .
    Rinnovarsi senza rinnegare la tradizione: anche per la pizza napoletana è un imperativo.
    Ora, come ben sapete, ci sono più modi d’interpretare queste parole.
    Ed anche lontani e contrastanti.
    Il rischio è d’inseguire le “tendenze”, le “mode” e di “omologarsi” ad “altri modelli di pizza”…finendo per perdere.
    Già, in alcune pizzerie di Napoli, si è andato oltre.

  2. RINOCARONE ING. SCRITTORE POETA ULTIMO LIBRO DI SUCCESSO HA DA PASSA’ A JURNATA CONOSCITORE PROFONDO DELLA NAPOLI CULTURALE ARTISTICA E POPOLARE OGNI MOMENTO PER GUSTARE UNA OTTIMA PIZZA TUTTA NAPOLETANA DA SOLO,IN FAMIGLIA CON AMICI ARTISTI SCRITTORI PROFESSIONISTI O ALTRI SEMRE DA MICHELE CONDURRO VIA CAIO DUILIO ALUI E A TUTTA SUA FAMIGLIA TANNTA SERENITA E IN BOCCA AL LUPO RINO CARONE

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